Fifa World Cup

Il trofeo del calcio mondiale è italiano (anche senza la nostra Nazionale)

E’ passata dalle mani di Diego Maradona a quelle di Fabio Cannavaro, da quelle di Zinedine Zidane a quelle di Lionel Messi. Chiunque si aggiudichi la FIFA World Cup, avrà in mano un pezzo di Made in Italy.

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Ogni quattro anni viene sollevata davanti a miliardi di persone, fotografata da migliaia di obiettivi e celebrata come il simbolo della vittoria sportiva. Eppure la FIFA World Cup nasce lontano dagli stadi e dai riflettori. La sua storia comincia in un anonimo capannone dell’hinterland milanese, a Paderno Dugnano, dove da oltre mezzo secolo prende forma uno degli oggetti più riconoscibili del Pianeta.

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A realizzarlo è la GDE Bertoni, storica azienda italiana specializzata nella produzione di coppe, medaglie e decorazioni, fondata da Eugenio Losa e oggi guidata dalla figlia Valentina. Da questi laboratori escono anche altri simboli del calcio internazionale, dalla UEFA Champions League all’Europa League, ma il vero tesoro custodito tra scaffali, stampi e banchi da lavoro è il trofeo destinato alla nazionale campione del mondo.

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Qui e sotto le fasi di lavorazione e realizzazione della FIFA World Cup. ©Claudio Moschin

La sua storia comincia nel 1971, quando la FIFA indice un concorso internazionale per sostituire la storica Coppa Jules Rimet. Il Brasile se l’era aggiudicata definitivamente l’anno precedente grazie alla terza vittoria mondiale e serviva un nuovo simbolo capace di rappresentare il torneo più importante. Arrivarono 53 progetti da sette Paesi diversi. A convincere la commissione fu quello di Silvio Gazzaniga, allora direttore artistico della GDE Bertoni.

©Claudio Moschin

Gazzaniga, scomparso nel 2016, raccontò più volte di non aver voluto disegnare una semplice coppa, ma l’immagine stessa della vittoria. Il risultato è una delle icone più riuscite della storia dello sport: alta 36,8 centimetri, realizzata in oro a 18 carati, cava all’interno, ma pesante oltre sei chilogrammi, con due fasce di malachite verde alla base che le conferiscono l’eleganza di un oggetto d’arte più che di un trofeo. Due figure umane si slanciano verso il cielo sostenendo il globo terrestre in una composizione dinamica che, a più di cinquant’anni dalla sua creazione, continua a essere immediatamente riconoscibile.

La prima volta che la coppa venne consegnata fu nell’estate del 1974, quando Franz Beckenbauer la sollevò a Monaco dopo la vittoria della Germania Ovest sull’Olanda. Da allora è passata dalle mani di Diego Maradona a quelle di Fabio Cannavaro, da quelle di Zinedine Zidane a quelle di Lionel Messi, accompagnando oltre mezzo secolo di storia del calcio e diventando uno degli oggetti più fotografati del nostro tempo.

©Claudio Moschin

Visitare oggi la GDE Bertoni significa entrare in un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Tra vasche per i trattamenti chimici, martelli, dime, stampi e scaffali colmi di componenti, lavorano ancora artigiani altamente specializzati che custodiscono competenze tramandate. In un’epoca dominata dall’automazione, gran parte del lavoro continua a dipendere dall’esperienza delle mani e dall’occhio dell’artigiano.

La FIFA World Cup, una volta uscita da qui, vive una vita tutt’altro che tranquilla. Durante le premiazioni passa rapidamente da una persona all’altra, viene sollevata, stretta, baciata, talvolta persino lasciata cadere nell’euforia generale. Quando il tempo, i viaggi o l’entusiasmo lasciano qualche segno, il trofeo torna a casa. A Paderno Dugnano la coppa torna periodicamente per essere controllata, restaurata e lucidata. Un privilegio che la FIFA continua a riservare all’azienda che l’ha creata oltre cinquant’anni fa.

Oggi, tuttavia, l’originale vive una vita molto più protetta rispetto al passato. Fino al 2006 la nazionale vincitrice poteva conservarlo fino all’edizione successiva del torneo. Le numerose ammaccature accumulate nel tempo e i costosi interventi di restauro convinsero però la federazione internazionale a cambiare regolamento. Da allora il trofeo autentico viene consegnato ai campioni del mondo soltanto per la cerimonia ufficiale e per poche ore successive. Poi ritorna sotto stretta sorveglianza in Svizzera, dove viene custodito dalla FIFA. Alle federazioni vincitrici resta invece una replica ufficiale laminata in oro, anch’essa prodotta dalla GDE Bertoni. Nessuna copia può essere realizzata senza una specifica autorizzazione della federazione internazionale.

Silvio Gazzaniga, 1971.

La storia dell’azienda milanese non si esaurisce però con il Mondiale. Negli anni la GDE Bertoni ha prodotto migliaia di medaglie, onorificenze, decorazioni e trofei destinati a federazioni sportive e istituzioni di tutto il mondo.

C’è un dettaglio quasi invisibile che, però, racconta meglio di ogni altro il destino della coppa. Sotto la base, nascosta agli occhi del pubblico, una placca d’oro conserva i nomi delle nazionali vincitrici a partire dal 1974. È una sorta di archivio della storia del calcio mondiale. Dopo il Mondiale del 2014 la disposizione delle incisioni è stata ridisegnata in forma di spirale per ricavare spazio sufficiente alle future generazioni di campioni. Nessuno sa con certezza quando quell’oro smetterà di poter accogliere nuovi nomi. Dipenderà dai vincitori che verranno e perfino dalla lunghezza dei loro nomi.

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Valentina Losa fra (da sinistra) la Champions League, la Fifa Cup e il trofeo dell’Europa League. ©Claudio Moschin

Fino ad allora, la storia della FIFA World Cup continuerà a essere scritta in un laboratorio dell’hinterland milanese dove il calcio, prima di diventare spettacolo globale, resta ancora una questione di materia, artigianato e visione.

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