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Il valore del trasporto pubblico oltre la mobilità

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Per troppo tempo abbiamo considerato il trasporto pubblico locale soprattutto come un servizio da organizzare, finanziare e rendere più efficiente. È una prospettiva comprensibile, ma insufficiente. Il suo valore, infatti, non si esaurisce nella capacità di portare ogni giorno milioni di persone da un luogo a un altro. Si misura nelle opportunità che rende accessibili, nella qualità della vita che contribuisce a migliorare e nella coesione che costruisce tra persone, comunità e territori.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il trasporto pubblico è sempre più, prima ancora che un’infrastruttura tecnica, un’infrastruttura sociale. Consente di raggiungere il luogo di lavoro, la scuola o di accedere ai servizi pubblici. Riduce le distanze non soltanto fisiche, ma anche economiche e sociali, rendendo concreto un principio fondamentale: il luogo in cui si vive non dovrebbe determinare la possibilità di accedere alle opportunità.

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Parlare di mobilità significa quindi parlare del modello di sviluppo che vogliamo costruire per il Paese. Un sistema di trasporto collettivo capillare e affidabile riduce traffico ed emissioni, migliora la vivibilità, amplia i bacini occupazionali, contrasta l’isolamento delle periferie e delle aree remote e favorisce la partecipazione alla vita economica e sociale.

Per questo dobbiamo cambiare il paradigma con cui valutiamo gli investimenti nel trasporto pubblico. Non possiamo misurarli soltanto attraverso il rapporto tra costi e ricavi del servizio. Dobbiamo considerarne il rendimento complessivo, includendo i benefici per la salute, per l’ambiente e per la vivibilità di un territorio. Quello che appare come un costo nel bilancio di un singolo settore può generare un beneficio per l’intero sistema Paese.

Questa visione richiede una diversa cultura nell’allocazione delle risorse pubbliche. Non si tratta di contrapporre il trasporto alla sanità, all’istruzione o alle politiche sociali, ma di riconoscerne l’interdipendenza. Una mobilità più sostenibile contribuisce alla prevenzione, migliora l’accesso ai servizi, alla formazione e al lavoro.

Occorre una politica capace di superare la logica dei silos e orientare le risorse verso gli interventi che generano maggiore valore collettivo. Dobbiamo passare dal finanziamento del servizio all’investimento nell’impatto.

Anche la transizione energetica va osservata in una prospettiva più ampia. Elettrificare una flotta non significa soltanto sostituire un motore termico con uno elettrico. Significa riprogettare reti, depositi e infrastrutture, trasformando progressivamente i depositi in hub energetici al servizio dei territori. Significa anche sviluppare le professionalità necessarie per governare l’innovazione.

L’esperienza di Cremona, primo capoluogo lombardo ad avere completato l’elettrificazione della flotta urbana, mostra che la trasformazione è possibile quando esistono visione, programmazione e continuità degli investimenti. Ma non esiste una soluzione identica per ogni contesto: nel trasporto extraurbano, autonomia, percorrenze e infrastrutture impongono un approccio graduale e tecnologicamente aperto. La decarbonizzazione non può compromettere l’affidabilità del servizio: ambizione ambientale, sostenibilità economica e continuità operativa devono procedere insieme.

Lo stesso vale per l’innovazione digitale, che acquista senso soltanto quando produce benefici percepibili. Per il cittadino, la vera innovazione è sapere in tempo reale dove si trova il suo autobus, programmare lo spostamento con certezza, acquistare facilmente un titolo di viaggio e ricevere informazioni tempestive. Il compito della tecnologia è assorbire la complessità, non trasferirla sulle persone.

Nessuna tecnologia, tuttavia, può sostituire il capitale umano che ogni giorno rende possibile il servizio. La carenza di conducenti e professionalità specializzate è una questione strategica. Formare autisti e tecnici significa creare lavoro qualificato e costruire le competenze necessarie alla transizione. Le Academy promosse da Arriva, che dal loro avvio hanno già consentito l’inserimento di oltre 130 nuovi conducenti, mostrano come formazione, occupazione e qualità del servizio possano rafforzarsi reciprocamente.

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C’è infine una dimensione che deve entrare con maggiore forza nel dibattito pubblico: la povertà dei trasporti. Circa 7 milioni di cittadini risultano vulnerabili perché vivono in aree scarsamente servite e oltre 2 milioni considerano eccessivo il costo dei titoli di viaggio. Sono numeri che descrivono non soltanto un divario nella disponibilità dei mezzi, ma un divario di cittadinanza. Chi non può raggiungere agevolmente un posto di lavoro, una scuola o una struttura sanitaria partecipa alla vita economica e sociale da una posizione di svantaggio.

Elettrificare, digitalizzare, formare e includere non sono dunque obiettivi separati. Sono le dimensioni di un’unica trasformazione, che deve rendere il trasporto pubblico più efficiente e sostenibile, ma anche più accessibile e vicino alla vita quotidiana delle persone.

Il futuro della mobilità non si deciderà soltanto sulla capacità di muovere più persone in meno tempo. Si deciderà sulla capacità di permettere a un numero maggiore di persone di raggiungere le stesse opportunità. È questo il valore del trasporto pubblico oltre la mobilità: non soltanto cambiare il modo in cui ci spostiamo, ma contribuire a costruire il Paese in cui vogliamo vivere.

Amministratore Delegato di Arriva Italia

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