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In 5 anni l’occupazione cresce ovunque tranne che tra i giovani. Ecco perché

FOTO IPP/IMAGO/Rainer Unkel LAVORO LAVORATORI INDUSTRIA NELLA FOTO UNA LAVORATRICE ALLA CATENA DI MONTAGGIO DI UNA DITTA DI ELETTRODOMESTICI WARNING AVAILABLE ONLY FOR ITALIAN MARKET Italy Photo Press IPP

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«Tra il 2021 e il 2026 il mercato del lavoro italiano ha mostrato un trend positivo, con un incremento del tasso di occupazione e una flessione della disoccupazione. La crescita occupazionale ha riguardato tutte le classi di età ad eccezione dei più giovani, risultando più elevata per la classe di età 50-64 anni (+7,8 punti), anche a causa del progressivo invecchiamento demografico e delle riforme pensionistiche. A livello contrattuale si consolida il lavoro stabile, con un aumento dei dipendenti permanenti e una contestuale riduzione di quelli a termine». Lo sottolinea l’Istat nella consueta Nota sull’andamento dell’economia italiana, riferita a luglio - agosto 2026.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Mercato del lavoro in espansione

In Italia, negli ultimi anni - sottolinea l’Istat - il mercato del lavoro ha mostrato una occupazione in espansione, in un contesto caratterizzato da trasformazioni economiche e demografiche rilevanti e dalla persistenza di alcune criticità strutturali. Nel quinquennio luglio 2021-luglio 2026 si è delineato un quadro generale particolarmente positivo, con un aumento complessivo del tasso di occupazione (+4,4 punti percentuali , circa 1 milione 600mila occupati in più) e una contestuale flessione sia della disoccupazione (-3,4 punti, con -787 mila persone in cerca) sia dell’inattività (-2,4 punti, con circa 1 milione 50mila inattivi in meno).

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Sempre più giovani inattivi, ma più istruiti

L’incremento occupazionale più significativo si è registrato nella fascia di età 50-64 anni (+7,8 punti), accompagnato da una forte riduzione dell’inattività (-6,3 punti percentuali). Al contrario, la fascia giovanile (15-24 anni), sebbene caratterizzata da un netto calo del tasso di disoccupazione (-8,6 punti), ha evidenziato anche una flessione dell’occupazione (-1,2 punti) e un aumento dell’inattività (+4,1 punti), in parte dovuti all’innalzamento dei livelli di istruzione che ritarda l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.

Il peso dell’innalzamento dell’età pensionabile

L’incremento dell’occupazione - spiega l’Istat - ha interessato in misura più ampia le fasce di età più avanzate ed è stato influenzato, oltre che dalla dinamica economica complessiva, da due principali fattori. Da un lato, le politiche previdenziali, caratterizzate dal progressivo innalzamento dell’età pensionabile che ha determinato un prolungamento della permanenza degli individui nel mercato del lavoro. A ciò si è aggiunto, come già menzionato, il progressivo innalzamento dei livelli di istruzione che ha ritardato l’entrata nel mercato del lavoro e, di conseguenza, anche l’uscita per arrivare a raggiungere il minimo contributivo richiesto.

L’invecchiamento della popolazione

Dall’altro lato, il processo di invecchiamento della popolazione italiana, sottolinea l’Istat, sta modificando significativamente la struttura demografica del Paese. In particolare, la progressiva diminuzione della popolazione nelle classi di età inferiori ai 50 anni si è accompagnata a un aumento della numerosità delle persone ultracinquantenni. Questo cambiamento nella composizione demografica si è riflesso anche sulla struttura dell’occupazione, determinando un peso crescente dei lavoratori più anziani sul totale. Tra luglio 2021 e luglio 2026, la variazione dell’occupazione per i 50-64enni è risultata in aumento del 18,0% mentre al netto della componente demografica sarebbe stata del 13,0%.

Cresce l’occupazione stabile

I dipendenti permanenti - spiega l’Istat - sono risultati in costante crescita dal 2021, confermando una tendenza al rafforzamento dell’occupazione stabile che si protrae fino a luglio 2026. Al contrario, i dipendenti a termine, dopo aver registrato una ripresa nella fase immediatamente successiva alla pandemia di Covid-19, hanno avviato un percorso di progressiva riduzione a partire dalla fine del 2022. Tale andamento ha determinato, nel corso degli ultimi cinque anni, un graduale ridimensionamento del peso dell’occupazione a termine rispetto alla componente permanente. Tra luglio 2021 e luglio 2026, la percentuale di dipendenti permanenti sul totale degli occupati è infatti passata dal 65,4% al 68,0% con un aumento di 2,6 punti percentuali, mentre la componente a termine è calata dal 12,8% al 10,2%.

Rallenta il calo della disoccupazione

Per quanto riguarda la ricerca di lavoro, tra luglio 2022 e gennaio 2026 il numero di disoccupati si è ridotto complessivamente di oltre 600 mila unità, delineando una fase di forte e prolungata diminuzione. A partire da febbraio 2026, tuttavia, tale dinamica si è attenuata, con una ripresa del numero di persone in cerca di occupazione nel periodo più recente, che ha prodotto un moderato incremento del tasso di disoccupazione tra gennaio e luglio 2026 (+0,3 punti percentuali).

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