Venezia

In Biennale la protesta ispira l’arte

La manifestazione Pro-Pal contro Israele, la scelta di decine di Padiglioni di aderire alla contestazione e la visita del ministro Salvini ai paesi amici

di Marilena Pirrelli

Raphael Vella, No Need To Sparkle; Experiments in Love and Revolution, Padiglione Malta (PHOTOGRAPHY: Samuele Cherubini)

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Sembra aver previsto la protesta il Padigione Malta all’Arsenale con la colletiva «No Need to Sparkle; Experiments in Love and Revolution» firmata da Adrian MM Abela, Charlie Cauchi e Raphael Vella e curata da Margerita Pulè. Abbiamo immaginato il Padiglione: «come un antidoto ai nostri tempi estremi e frammentati, offrendo uno spazio di resistenza attraverso riflessione, dialogo e straniamento». In uno dei tre video del Padiglione scorre la storia della proteste a Malta, intanto fuori nel giorno di pre-apertura e della visita del ministro Salvini ai Padiglioni americano, russo, israeliano e cinese (a sottolineare forse i paesi amici?), senza passare da quello Ucraino dal quale non ha ricevuto l’invito, si svolge la manifestazione Pro-Pal promossa, tra gli altri, dal collettivo Anga - Art Not Genocide Alliance, che ha raccolto la firma di 236 artisti, curatori e operatori del settore artisti per la direzione della Biennale di Venezia chiedendo di escludere dall’attuale edizione il Padiglione d’ Israele, ben arroccato all’interno dell’Arsenale (spostato dalla sua sede ai Giardini più esposta). Protesta anche all’interno della Biennale, dove decine di padiglioni sono stati chiusi per lo sciopero di lavoratrici e lavoratori della cultura sempre contro la presenza del Padiglione israeliano e il genocidio in corso in Palestina, in solidarietà anche con gli attivisti della Global Sumud Flotilla Thiago e Saif. Sin dal mattino sono stati chiusi i padiglioni più performativi come quello di Giappone, Austria, Paesi Bassi, Belgio e Regno Unito. Poi l’elenco si è allungato con chiusure a singhiozzo, secondo gli organizzatori della protesta hanno adeito Egitto, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia, Finlandia, Irlanda, Cipro ed Ecuador. Molti Padiglioni hanno esposto manifesti Pro-Pal, invece, il Padiglione Italia ha seguito la sua tabella di marcia con l’inaugurazione nel pomeriggio senza alcun riferimento a quanto accadeva intorno.

Raphael Vella, No Need To Sparkle; Experiments in Love and Revolution, Padiglione Malta (PHOTOGRAPHY: Samuele Cherubini)

La protesta materia dell’arte

Il tema della protesta si rincorre in molte esposizioni quest’anno. «Praying For A Revolution That Will Never Come» di Raphael Vella al Padiglione Malta ha attinto a materiali d’archivio del XX e XXI secolo relativi alle lotte per l’autonomia e l’autodeterminazione dell’isola, osservando un secolo di dissenso collettivo a Malta. Le immagini storiche hanno ispirato i disegno di Vella, animandosi e divenendo atti di resistenza ad ogni prepotenza lontani dai loro contesti originari. Purtroppo tutte le certezze e il senso di giustizia reclamato negli avvenimenti di cronaca maltesi richiamati dall’artista si dissolvono, lasciando emergere soltanto l’atto di denuncia e la pervasività del dubbio, che persiste anche nelle opere di Adrian MM Abela «Declaration of Dependence» che attraverso tecnologie digitali, video, disegni e sculture mette in discussione la nostra storia sin dall’antichità, così come Charlie Cauchi ispirandosi al film la Dolce vita di Fellini affronta i temi dell’autenticità e dell’identità, tra realtà e funzione su un grande schermo. E proprio Malta, al centro del Mediterraneo si interroga, in un’epoca caratterizzata da realtà frammentate, flussi continui di notizie, temperature in aumento e assetti globali in drammatico mutamento, sulla ricerca della “verità” che può apparire vana, generando cinismo e inazione.

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La protesta Pro-Pal contro il Padiglione d’Israele alle porte della Biennale Arte di Venezia

L’Ucraina e gli altri

Sono tantissimi i Padiglioni dove emerge il senso di oppressione e ingiustizia, in primis in quello dell’Ucraina all’Arsenale: «Security Guarantees» curato da Ksenia Malykh e Leonid Marushchak, espone Zhanna Kadyrova che nel 2019 creò la scultura in cemento «Deer» della serie «Origami», simbolo dello smantellamento delle armi nucleari, per la città di Pokrovsk, Oblast’ di Donec’k, città evacuata dall’approssimarsi della linea del fronte nella guerra contro la Russia. La scultura venne rimossa e da allora ha viaggiato in altre città per mettersi in cammino nel 2025 per Venezia dove con accanto all’installazione video racconta l’incerto stato di sicurezza in cui viviamo, il peso della storia, la fragilità della pace e la resilienza del popolo ucraino.

Molti altri Padiglioni hanno affrontato in modo ancora diretto la mistificazione e la falsificazione del la verità come quello grec0 ai Giardini con l’installazione «ESCAPE ROOM» di Andreas Angelidakis, curato da George Bekirakis: si entra in una caverna contemporanea dove le ombre del mito di Platone narrano delle post verità e dei populismi, dove nazionalismi e identità patriottiche sono costruititi ad hoc per il marketing della politica. Una capsula del tempo in cui la storia dei fascismi si intreccia con la distopia del presente.

Sempre ai Giardini il Padiglione dei Paesi Bassi con «The Fortress» di Dries Verhoeven, curato da Rieke Vos, mette in scena la percezione dell’oppressione della società tardo-capitalista, gli interrogativi etici sono portati in evidenza facendo partecipare il pubblico alle contraddizioni insite nella stessa Biennale ancora espressione di partecipazioni nazionali, dove le potenze occidentali occupano una posizione centrale: il pubblico partecipa all’azione performativa di chiusura e isolamento del Padiglione, abbondando le certezze illuministiche e democratiche.

Il Padiglione bulgaro, curato da Martina Yordanova, dal titolo «The Federation of Minor Practices» alle Fondamenta delle Zattere racconta nei video degli artisti Gery Georgieva, Maria Nalbantova, Rayna Teneva e Veneta Androva di un mondo perduto, spesso di sfruttamento e contraddizioni, e di un esperimento politico post- sovrano, al di fuori di logiche capitaliste. Venezia con la Biennale racconta di un mondo che sta acquisendo consapevolezza, di un mondo che protesta e ricerca nuovi modelli di convivenza. La società artistica e civile dentro e fuori dalla Biennale protesta e la politica approfitta della vetrina.

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