Alliance Wall

In Bulgaria alleati Nato e americani insieme gomito a gomito nella maxi esercitazione a comando italiano

Il colonnello Matteo Epifani, comandante del Multinational Battle Group Bulgaria, che ha diretto l’esercitazione: «Stessa collaborazione, nulla è cambiato con gli americani»

Nato: ad Ankara Trump minaccia il ritiro, ma in Bulgaria esercitazioni sul fronte est

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MOKREN (BULGARIA)

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DAL NOSTRO INVIATO - Strade sterrate. Polvere dappertutto, di quella che ti entra nelle narici. E poi mortai. Boati a raffica. Tanto fumo. Cingolati in movimento. Droni che planano. Esattamente nelle stesse ore in cui ad Ankara, nel cuore dell’Anatolia, il presidente Usa Donald Trump ribadisce agli alleati della Nato l’accusa di non fare abbastanza per finanziare le spese destinate alla difesa dell’Alleanza atlantica, a circa 800 km di distanza dalla capitale turca, in località Mokren, in un poligono bulgaro gestito dagli americani, nell’entroterra della Bulgaria sud-orientale, va in scena una maxi esercitazione multinazionale, condotta sotto l’ombrello della Nato dal Multinational Battle Group Bulgaria a guida italiana. Nome in codice: “Alliance wall”, che letteralmente significa “muro dell’Alleanza”, dove l’“Alleanza” è proprio quella che il presidente Usa intende rivedere da capo a fondo. Se Trump fosse qui, e assistesse a questi movimenti di soldati studiati fin nel minimo dettaglio, americani che si muovono in maniera sinergica, gomito a gomito, con soldati provenienti da altri Paesi dell’Allenza atlantica, probabilmente una riflessione la farebbe. O forse no.

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Nemmeno a dirlo, l’obiettivo di tutto quello che è stato messo in campo nelle ultime due settimane durante le quali si è sviluppata l’esercitazione, è stato proprio quello di consolidare la capacità delle forze dei 32 membri dell’Alleanza atlantica, e quindi anche degli Usa, di operare insieme, in maniera efficace, sul fianco orientale dell’Alleanza.

Il comandante italiano: «Con gli americani collaboriamo, nulla è cambiato»

E Trump? Che aria si respira? «Sul campo, onestamente, non ho mai percepito nessun cambiamento di acredine tra di noi, ho sempre avuto ottimi rapporti con gli americani. Abbiamo proprio rapporti quotidiani, perché io non sono il comandante dell’infrastruttura nella quale abbiamo sviluppato questa esercitazione», chiarisce il colonnello Matteo Epifani, comandante del Multinational Battle Group Bulgaria, che ha diretto l’esercitazione. «L’infrastruttura in cui operiamo è statunitense, ne consegue che mi devo necessariamente coordinare su base quotidiana. Non c’è nessun problema. Da un punto di vista militare aggiunge il comandante -, gli americani non sono schierati permanente qui ma utilizzano questa base per fare un ciclo addestrativo avanzato per le nuove reclute che, dopo un ciclo di formazione in patria, vengono qui, non solo qui, per fare un’attività un po’ più avanzata». Quanto tempo dura questa attività? «Tra gli 8 e i 9 mesi. La rotazione americana non si accavalla con la nostra, è sfalsata; dura otto, nove mesi. L’ultimi avvicendamento è stato due mesi e mezzo fa,. Sia con i precedenti sia con gli attuali non abbiamo mai avuto alcun tipo di problema. La dimostrazione concreta - sottolinea Epifani - è che li abbiamo invitati a partecipare a questa esercitazione e loro hanno accettato».

«La nostra - continua Epifani - è una missione essenzialmente addestrativa nell’apparenza, ma nella realtà è una missione che si inserisce in maniera naturale all’interno di tutto quell’ampio quadro di iniziative che la Nato sviluppa sul fianco Est per contribuire alla sicurezza collettiva, per garantire la deterrenza e la difesa di questo quadrante dell’Europa».

 

Una fase dell’esercitazione Nato Alliance Wall

L’esercitazione a guida italiana

Lontani anni luce dal dibattito caro al tycoon su chi sia più scroccone tra Londra, Parigi, Varsavia e Roma, oltre 700 militari provenienti da 11 Paesi alleati (Albania, Bulgaria, Francia, Grecia, Italia, Montenegro, Macedonia del Nord, Polonia, Romania, Spagna e, nemmeno a dirlo, Stati Uniti) si sono addestrati nell’area di Novo Selo, gomito a gomito, cercando e trovando un modo per far dialogare tra di loro unità, mezzi e procedure operative in un contesto multinazionale. L’esercitazione ha previsto attività a fuoco e manovre sul terreno, con l’impiego di circa 100 mezzi e sistemi d’arma e l’utilizzo di sistemi a pilotaggio remoto per l’osservazione dell’area e la raccolta di informazioni. L’obiettivo era quello di verificare la capacità dei reparti alleati di coordinarsi rapidamente ed efficacemente, condividere informazioni e operare secondo procedure comuni.

Particolare attenzione è stata rivolta alla digitalizzazione delle procedure. Le unità disponevano infatti di sistemi di comando e controllo digitali, che fornivano loro una situazione operativa “near real time”, grazie alla quale sono state in grado di emanare ordini e condividere informazioni tra unità sul terreno. In termini concreti, ciò ha ridotto i tempi tra osservazione, decisione e azione. Il che nel contesto attuale, nel quale la capacità di mettere in campo una reazione in tempi stretti fa la differenza, non è poca cosa.

Le immagini dell’operazione Nato “Alliance Wall 26” in Bulgaria

“Alliance Wall 26” ha inoltre permesso di verificare sul campo l’interoperabilità tra unità di diversa nazionalità, chiamate a operare all’interno dello stesso dispositivo. Un risultato che conferma il valore dell’addestramento multinazionale per rendere più efficace la risposta collettiva dell’Alleanza. L’attività rientra nel quadro delle iniziative della Nato per il rafforzamento della deterrenza e della difesa collettiva lungo il fianco orientale. La Russia, dopo l’invasione dell’Ucraina, fa paura. «Sì, la minaccia è quella», confida un soldato bulgaro che ha partecipato all’esercitazione. Non c’è da scherzare». Il nemico è a Est. Mi raccomando: non ditelo a Trump.

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