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In Lombardia pazienti cronici gestiti al 60% dalle coop: ecco perché serve «fare sistema» con la Regione

Contro il rischio di una risposta frammentata e diseguale dove chi può paga e chi non può aspetta o rinuncia occorre valorizzare la sanità territoriale e investire sui modelli innovativi che mettono in campo tra l’altro telemedicina e innovazione digitale

di Patrizio Tambini *

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Oggi siamo certi che il servizio sanitario arrivi a tutti? Liste d’attesa troppo lunghe, difficoltà nel reperire medici di famiglia, gestione sempre più complessa della cronicità: sono questi i tre nodi su cui si misura la tenuta del sistema sanitario lombardo. Senza una riorganizzazione profonda, il rischio è una risposta frammentata e diseguale, dove chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia.

Il ruolo della cooperazione

Serve valorizzare la sanità territoriale, investendo nei modelli innovativi già esistenti, qui si inserisce il ruolo strategico della cooperazione sanitaria: attraverso investimenti in telemedicina e diagnostica territoriale puntiamo a garantire risposte più rapide ai cittadini, alleggerendo la pressione sugli ospedali. Integrare farmacie, medici di famiglia e servizi sociosanitari significa costruire un presidio territoriale diffuso, accessibile, in grado di intercettare i bisogni prima che diventino emergenze. Se guardiamo alla Lombardia, le liste d’attesa restano uno dei principali ostacoli, la medicina territoriale fatica a reggere l’urto della domanda, la carenza di medici di medicina generale si intreccia con una popolazione sempre più anziana e affetta da patologie croniche. Pensiamo al medico di famiglia, da solo è chiaro che oggi non è più nelle condizioni di gestire la complessità crescente dei bisogni. Le cooperative consentono ciò che oggi manca al sistema: una presa in carico strutturata. Dove i medici lavorano insieme in cooperativa, la presa in carico funziona e le prestazioni vengono gestite in modo più efficiente. Per un paziente cronico, a esempio, questo significa avere un riferimento stabile che programma visite, esami e controlli, al posto suo, fino al follow up. Lo facciamo e funziona già.

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I numeri

Dei 5.000 medici di medicina generale, oggi operano all’interno delle cooperative aderenti a Confcooperative 1.350 professionisti e questo 27% si occupa del 60% della cronicità. Significa aver creato un canale organizzato di accesso alle cure su cui abbiamo aperto già un dialogo con Regione. Lo stesso vale per i pazienti che oggi non hanno un medico di riferimento. Migliaia di persone continuano a non sapere a chi rivolgersi nemmeno per una prescrizione. È un vuoto che va colmato con modelli strutturati e replicabili. Regione Lombardia ha già aperto alla possibilità di una presa in carico organizzata. Un esempio, il progetto della Cooperativa Medici Insubria che gestirà su mandato della Asst Lariana circa 800 pazienti tra la provincia di Como e alcune valli sopra il lago, da mesi senza un medico di famiglia. Ma non basta qualche sperimentazione, iniziative di questo tipo devono diventare sistema.

La telemedicina

In più la cooperazione tra medici sta già sviluppando servizi di telemedicina e diagnostica di primo livello sul territorio: elettrocardiogrammi, spirometrie, retinografie, holter, ecografie. Prestazioni che, se diffuse capillarmente possono ridurre l’impatto sul pubblico. In questo disegno, la farmacia dei servizi è un nodo decisivo. In Lombardia esiste una rete di cooperative aderenti a Confcooperative, con numeri rilevanti in termini di presenza e capacità logistica. La cooperativa bresciana CEF – Cooperativa Esercenti Farmacia, attraverso Q-Farma, rappresenta oggi una realtà centrale: una struttura interamente di proprietà di farmacisti indipendenti che copre il 92% della distribuzione regionale di farmaci. Nelle farmacie della rete ai classici servizi si stanno affiancano prestazioni di telemedicina e servizi come il deblistering, la preparazione personalizzata dei farmaci in dosi giornaliere o settimanali, utile per aiutare anziani e cronici nel seguire le terapie. La questione, allora, non è se esistano le soluzioni. Esistono già. La cooperazione ha proposto a Regione Lombardia un modello che mette in rete competenze, professionisti e infrastrutture. Ma serve un passo in avanti collettivo. Perché continuare a rinviare significa accettare, di fatto, che il diritto alla salute non sia più davvero per tutti.

* Coordinatore Comitato Sanità Confcooperative Lombardia

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