Berlino

In un mercato più cauto, il Gallery Weekend mantiene la sua centralità

Tra contrazione della domanda e segnali di tenuta, la manifestazione riflette scambi più selettivi, mentre il format si evolve con nuove aperture alle gallerie

di Maria Adelaide Marchesoni

Walid Raad, «Better be watching the clouds again and again», 2026, da Thomas Schulte GalerieCourtesy: Thomas Schulte Galerie

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In un mercato dell’arte ancora segnato da incertezza e da una contrazione della domanda, il GWB - Gallery Weekend di Berlino (1–3 maggio) si svolge in un contesto tutt’altro che espansivo. L’appuntamento, ormai consolidato nel calendario internazionale, continua ad attrarre collezionisti e operatori, ma riflette le tensioni di una fase più selettiva. A definirne il clima contribuisce una sequenza di segnali ravvicinati: la collezionista di videoarte Julia Stoschek ha annunciato la chiusura del suo spazio berlinese a partire da ottobre; l’info-provider Artnet attraversa una fase complessa; mentre le dimissioni del senatore alla cultura, legate a significativi tagli al bilancio, sollevano interrogativi sulla tenuta delle politiche culturali cittadine. Nonostante ciò, alcune gallerie hanno registrato risultati solidi, con diversi sold out a indicare come, anche in un mercato più esigente, qualità e posizionamento restino fattori determinanti.

Perspectives amplia l’accesso, senza rinunciare alla selezione

La 22ª edizione del Gallery Weekend introduce alcune novità nel format, pur mantenendo i criteri che ne hanno definito l’identità: partecipazione esclusivamente su invito, selezione rigorosa, sede permanente a Berlino, rappresentanza continuativa degli artisti e un programma espositivo regolare aperto al pubblico.
La principale innovazione è il debutto di Perspectives, una sezione che amplia in modo controllato l’accesso, attenuando — almeno in parte — la tradizionale aura di élite dell’evento, pur rispondendo all’esigenza di mantenere un percorso espositivo sostenibile per i visitatori e un elevato standard qualitativo. Perspectives introduce, infatti, una soglia d’ingresso più graduale per le gallerie emergenti, anche grazie a una quota di partecipazione ridotta del 50% rispetto allo standard di 9.000 euro.

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Accanto alle circa cinquanta gallerie del nucleo storico — che, complice un clima insolitamente estivo, hanno animato cortili di Mitte, spazi industriali di Kreuzberg e sedi di Charlottenburg — sono state invitate sette nuove realtà. Tra queste, Mountains, già vista a Milano in occasione della prima edizione di Paris Internationale. «Perspectives è un passo atteso da tempo e benvenuto nella giusta direzione», afferma il cofondatore Markus Summerer.

Per la sezione, la galleria presenta «A Guide to the Interior for a House on Ambiguous Grounds» dell’artista sudcoreano Shinoh Nam (classe 1993): opere descritte come “frammenti architettonici”, tra legno, acciaio lavorato a mano e vetro, con prezzi compresi tra 2.000 e 16.000 euro. Le vendite non sono mancate, tra cui una scultura acquistata da una fondazione polacca. Sempre nella sezione Max Goelitz espone i lavori in vetro retroilluminato di James Turrell.

Berlino, la centralità del Gallery Weekend

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Mostre museali, interventi site specific

Diverse mostre museali hanno arricchito il Gallery weekend come quella da Chert Lüdde dedicata all’artista Petrit Halilaj (prezzi a partire da 25 mila euro) in mostra anche all’Hamburger Bahnhof, «An Opera out of time» (fino al 31 maggio) con la curatela di Catherine Nichols, progetto che ha avuto il sostegno (100 mila euro) da parte del Ministero della Cultura italiano attraverso la partecipazione all’Italian Council del 2025. “Per noi questa edizione - spiega Clarissa Tempestini, partner della galleria - è davvero speciale perché presentiamo una mostra di Petrit Halilaj, un artista con cui lavoriamo da più di 15 anni, è un progetto complesso e molto profondo, a cui teniamo tanto”; per quanto riguarda il Gallery weekend l’impressione è molto positiva, in linea con l’anno scorso “il formato funziona sempre molto bene a Berlino, è diffuso, piacevole da vivere e crea un bel dialogo tra gallerie e pubblico; c’è tantissima presenza internazionale, oltre a un buon pubblico locale e molte istituzioni, quindi direi un’energia davvero viva” conclude Tempestini.

Daniel Buren da Konrad Fischer Galerie in occasione della prima mostra nell’edificio della galleria in Neue Grünstraße, ha realizzato un intervento nella facciata della galleria, un lavoro che sottolinea il costante interesse dell’artista per il dialogo tra l’arte e il suo ambiente. Nei diversi piani della galleria sono esposte una nuova serie di superfici a specchio circolari su larga scala, ciascuna delle quali misura oltre due metri di diametro.

Pittura, installazioni, sculture

Nonostante la varietà dei linguaggi, è la pittura, declinata in molteplici direzioni, a imporsi come medium prevalente, continuando a garantire maggiore stabilità rispetto ad altri formati. Da Esther Schipper, Tauba Auerbach, da tempo interessata alla scienza della percezione, presenta una serie di dipinti acrilici puntinisti. Alla Galerie Max Hetzler, l’artista emergente Vivien Zhang (1990) debutta con la sua prima personale, «Field Conditions»: un progetto che, attingendo a fonti biologiche — dai motivi floreali alle specie in via di estinzione fino alle farfalle — mette in relazione percezione visiva e dinamiche geopolitiche.

Il figurativo trova spazio nei lavori di Adam Gordon (1986), presentato da Isabella Bortolozzi con la personale «Months Turn to Years», in cui una nuova serie di dipinti è concepita come “un unico organismo” (prezzi tra 25 e 50 mila euro). Sold out invece per Adam Lupton da Galerie Judin (4.500–16.000 euro): le sue opere, attraversate da un senso di malinconia e sospensione, riflettono su una generazione segnata da ansia, isolamento e questioni di classe e mascolinità, rielaborate attraverso una palette delicata che mette in discussione i modelli tradizionali dell’identità maschile.

Da Galerie Buchholz, Yuji Agematsu presenta la prima parte di una mostra in due capitoli dedicata alle sue «Zips»: minuscoli assemblaggi realizzati con detriti raccolti durante le passeggiate quotidiane a New York. Racchiusi nel cellophane di pacchetti di sigarette e disposti su scaffalature progettate dall’artista, questi frammenti diventano un silenzioso calendario del tempo e dell’attenzione, frutto di una pratica portata avanti dal 1996 (12 scaffalature, 40 mila euro).

Cattura, infine, l’attenzione l’installazione di Walid Raad da Galerie Thomas «Schulte: Better be watching the clouds again and again» riunisce collage digitali e stampe a getto d’inchiostro legati a figure politiche internazionali. L’opera si fonda su una premessa fittizia secondo cui i servizi di sicurezza libanesi attribuivano nomi in codice botanici ai leader politici; Raad sovrappone così ritratti in bianco e nero a illustrazioni di flora mediorientale, costruendo un immaginario stratificato tra storia, finzione e potere (edizione di 3 + 2 AP, 50 mila dollari).

Italia: tra sostegno pubblico e visibilità internazionale

«A Naked-Eye Blue», personale di Elisa Giardina Papa da Galerie Tanja Wagner, presenta un’installazione sviluppata in relazione al progetto «She Flickered In and Out of History», composta da un video (in vendita a 30 mila euro) e da elementi in vetro. L’opera completata negli ultimi due anni con il sostegno dell’Italian Council (13ª edizione, 2024; 150 mila euro) sarà prossimamente esposta all’ICA di Londra. «She Flickered In and Out of History» si inserisce in una trilogia video dedicata a storie mediterranee dimenticate, mettendo in discussione le nozioni di confine e appartenenza. Il progetto segue «Scantu: A Disorderly Tale» (2022), presentato alla 59ª Biennale di Venezia, «Il Latte dei Sogni».

Lo scorso febbraio, Giulia Andreani ha inaugurato le celebrazioni per il 30° anniversario dell’Hamburger Bahnhof con la personale «Sabotage» fino al 14 settembre. Per l’occasione, l’artista ha riletto le collezioni storiche attraverso uno sguardo contemporaneo: l’allestimento dialoga con la mostra del 1997 «The Three Lies of Painting» di Sigmar Polke e mette in relazione i suoi dipinti con opere provenienti da importanti musei berlinesi, creando un intreccio visivo e concettuale tra passato e presente. La sua pratica, spesso definita “dipingere con le fotografie”, prende infatti forma a partire da archivi e album familiari, dove emergono tensioni tra figure autoritarie e protagonisti dimenticati della storia. Nei suoi lavori figurativi, immersi nei toni del grigio Payne che evocano le immagini d’epoca, Andreani porta alla luce racconti nascosti e memorie rimosse, sfidando l’oblio collettivo e offrendo nuove chiavi di lettura del presente.

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