Frutta e verdura di stagione. Ci sono servizi che portano a domicilio cassette di prodotti di agricoltori a chilometro zero, e io amo cucinare seguendo il ritmo delle stagioni. In autunno le zucche e le mele, in primavera ed estate non mancano mai fragole e piselli freschi (un’oasi verde da visitare a Copenhagen: il giardino botanico, snm.dk/en/botanical-garden).
IL PRIMO SITO/APP CHE GUARDO AL MATTINO
Cerco di non guardare app di prima mattina, perché voglio godermi un po’ di family time. Ma la prima app che apro è Instagram, lavoro e divertimento insieme.
L’ULTIMO PASTO CHE MI HA IMPRESSIONATO
Una cena da Mater a Seoul, città dove vado spesso per lavoro. Lo chef è Kim Yeong-bin, che è riuscito a riunire nei suoi piatti la cucina asiatica e quella nordica. Asian Nordic Dining, quindi: una delizia (@mater_restaurant).

l’amuse-bouche del ristorante Mater di Seoul.
LA STANZA PREFERITA DELLA MIA CASA
La nostra grande living room, con la cucina a vista, il tavolo su cui lavora e disegna il mio compagno, e un angolo per i giochi. Ovunque, quadri, disegni e ceramiche di amici.
IL MIGLIOR SOUVENIR CHE HO PORTATO DA UN VIAGGIO
Un manuale di giardinaggio vintage. Sono la mia passione, li cerco dappertutto, nei mercatini o nelle botteghe di libri usati. Ne ho comprati anche a Tokyo. Mi piacciono soprattutto se i fiori sono dipinti o disegnati, fiabeschi (Vintage English Garden Flowers Book, 1948, con le illustrazioni di John Nash, 105 £, su abebooks.it).
IL LIBRO SUL MIO COMODINO
This Should be Written in the Present Tense, di Helle Helle. Lei è una scrittrice danese, ma il romanzo lo stiamo leggendo in inglese. Perché Daniel è british e ci piace condividere lo stesso libro e parlarne la sera, con un bicchiere di vino (16,99 euro, amazon.com).

“This Should be Written in the Present Tense” di Helle Helle ( 16,99€ su Amazon.it)
L’ARTISTA CHE COLLEZIONEREI SE POTESSI
A inizio anno ho visto, alla Kunsthal di Copenhagen, una mostra di Danielle Mckinney che mi ha colpito molto: un’artista black americana, ritratti potenti. Mi piace molto anche la scultrice Sonja Ferlov Mancoba, che viveva tra Parigi e la Danimarca, e ha lavorato soprattutto dagli anni Cinquanta: c’è una sua opera proprio nel mio quartiere, nel verde di Østerbro. E la pittrice svedese Mamma Andersson. Insomma, difficile scegliere! (il ritratto The Fool, 2021, di Danielle Mckinney è stato battuto all’asta a maggio da Christie’s per un valore di 207.900 euro, christies.com; kunsthaln.dk).

“Memoir” (2023), di Danielle Mckinney al Rose Art Museum. ©Courtesy Marianne Boesky Gallery, New York and Aspen, and Galerie Max Hetzler, Berlin | Paris | London | Marfa. © Danielle Mckinney. Photo credit: Pierre LeHors.
IL MUSEO CHE TROVO PIÙ INTERESSANTE AL MOMENTO
SMK, ovvero lo Statens Museum for Kunst, il museo nazionale di Copenhagen. Lì ho visto di recente una mostra intitolata Michelangelo Imperfect: il fascino delle sue sculture non finite, il brivido della creazione. Avevo ammirato la Pietà Rondanini a Milano, e ho ritrovato quel mistero (smk.dk).

Statens Museum for Kunst di Copenhagen. Courtesy SMK
SE NON VIVESSI A COPENHAGEN
Vivrei a Tokyo, o Parigi. Due città che sento mie. Non solo per l’arte, la cultura, il design. Ma anche perché ci vado spesso per lavoro, e ormai conosco le strade, mi muovo senza perdermi: la città mi parla.
SE NON FACESSI LA STILISTA
Mi piacerebbe insegnare. È bellissimo trasmettere agli altri quello che sai; dare, ma anche imparare, soprattutto dai bambini. È il lavoro di mia sorella. E ha sempre affascinato anche me.