Prometeia - Intesa Sanpaolo

Industria in bilico, ricavi fermi a 1122 miliardi nel 2025

In media +0,2% a valori correnti grazie allo sprint del secondo semestre, calo marginale a valori costanti. Male Auto e Moda, traino da Cibo e Farmaci

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Poteva andare peggio. La ripresa dell’industria nella seconda parte dell’anno limita i danni e consente di chiudere il 2025 in parziale recupero. Un guadagno di due decimali, nelle stime sui settori industriali di Prometeia e Intesa Sanpaolo, che spingono un poco verso l’alto l’asticella, a quota 1122 miliardi di euro. Circa 40 al di sotto dei massimi del 2022 ma 210 in più se il confronto è con il periodo pre-covid del 2019.

Crescita a valori correnti realizzata interamente nel periodo luglio-novembre (dicembre viene stimato), progresso dell’1,8% che si confronta con la discesa dei ricavi dell’1,3% del periodo gennaio-giugno, penalizzato dalle continue incertezza sul punto di caduta dei dazi annunciati da Trump, “nebbia” poi diradatasi nella seconda parte dell’anno.

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Se il quadro a valori correnti resta in quasi pareggio, tenendo conto dei prezzi i valori costanti sono invece in discesa. Ma anche in questo caso i danni sono contenuti, con una frenata inferiore al punto percentuale mitigata dal progresso dell’1,3% tra luglio e novembre). Nella media annua si tratta comunque del terzo calo consecutivo dopo il -2,4% del 2023 e il -2,9% del 2024.

Scorrendo l’elenco dei settori (dati a valori correnti) si ritrovano i trend che da mesi accompagnano le statistiche Istat, con un calo che colpisce in modo deciso soprattutto le auto (-8,3%), di gran lunga il comparto peggiore. Male anche metallurgia, intermedi chimici, moda e largo consumo, a conferma di un periodo complesso ad ampio raggio e non di una crisi settoriale episodica. All’estremo opposto, i settori anticiclici, cioè alimentari e farmaceutica, sono protagonisti di una crescita che migliora le medie, così come in progresso è risultata l’area della meccanica. Se per le prime due aree - spiegano gli analisti - importante è stato il pre-stoccaggio verso gli Usa in funzione anti-dazi della prima parte dell’anno, la meccanica ha invece parzialmente beneficiato da giugno in poi dell’accelerazione di Transizione 5.0, che viaggiava in termini di prenotazioni di crediti di imposta al passo di 250-300 milioni al mese.

Per quasi tutti gli altri comparti il periodo luglio-novembre è stato migliore del primo semestre, con la moda in grado di riportarsi in terreno positivo dopo mesi di caduta.

Se il confronto con il periodo precedente resta negativo (+0,2% a valori correnti, a fronte di un -3,4% del 2024), rispetto al periodo pre-covid i progressi sono evidente, con una crescita media di oltre il 23%, 210 miliardi in termini assoluti. Decisiva è stata però l’ondata inflattiva, che ha gonfiato i listini, ma anche tenendo conto di questo aspetto le differenze settoriali restano marcate. A fronte di Alimentari e Farmaceutica, che vedono in sei anni valori lievitati nell’ordine del 40%, le auto sono in rosso (unico comparto con il segno meno) e per la moda il guadagno è solo del 3,9%, ampiamente al di sotto dell’inflazione complessiva del periodo.

Se il passato è in media un quasi pareggio, le prospettive - scrivono gli analisti - paiono invece migliori. Osservando ad esempio gli indici di fiducia in graduale recupero nelle rilevazioni più recenti. Principale motore della crescita sarà soprattutto, il mercato interno, grazie al contributo «determinante», degli investimenti in macchinari e attrezzature, attesi in rafforzamento nel 2026 con il nuovo pacchetto di incentivi per l’acquisto di beni strumentali, che vede un ritorno all’iperammortamento.

Sul fronte internazionale le prospettive sono di generale tenuta della crescita globale anche se i rischi di natura geopolitica potrebbero indebolire gli scambi commerciali nel confronto con i risultati del 2025.

Tra le dinamiche più rilevanti, va registrata la forte crescita della pressione competitiva cinese, che ha interessato l’intera Europa: l’import UE27 dalla Cina è cresciuto dell’8.7% nei primi 9 mesi del 2025 (e del 6.7% al netto della Farmaceutica) con incrementi diffusi a tutti i settori, inclusi quelli a medio-alto contenuto tecnologico come la Meccanica.

Per l’Italia, nei primi nove mesi la crescita dell’import dalla Cina a valori correnti è del 20,7% si registra un +20.7%, per una quota complessiva sul mercato italiano che ammonta al 12.6%, la più alta nel confronto con Spagna (10.8%), Germania (8.6%) e Francia (7.7%). Al netto della Farmaceutica, che ha attivato importanti forniture di materie prime dalla Cina nel corso dell’anno, la crescita dell’import sarebbe stata però decisamente più contenuta (+4.8%).

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La penetrazione di merci cinesi in Europa non sembra tuttavia finora aver minato la competitività dell’Italia in termini di quote di mercato nei principali paesi partner UE. L’Italia conserva, infatti, posizioni solide in Germania (con un peso del 5.8%), Spagna (8.9%) e Francia (9.3%), quote sostanzialmente stabili rispetto al 2024.

 

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