Dimensione sottomarina

Industria subacquea, l’Italia cresce: fatturato della filiera da 3,5 miliardi

Realizzato da Ossermare e Tagliacarne il primo Rapporto sull’underwater. Censite 189 imprese italiane che operano nel settore con oltre 63mila addetti

Sommozzatori addetti alla manutenzione mentre ispezionano un collegamento via cavo sottomarino (Adobe Stock)

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L’underwater economy tricolore fattura 3,5 miliardi di euro. È il valore stimato che emerge dal primo Rapporto nazionale sulla Dimensione subacquea italiana, documento che offre un’inedita (finora) fotografia organica di un sistema produttivo considerato strategico per il Paese.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Lo studio, che il Sole 24 Ore è in grado di anticipare, sarà presentato oggi, nel corso di un’iniziativa promossa da Simona Petrucci, presidente dell’Intergruppo parlamentare per l’economia del mare; ed è stato realizzato da Ossermare, osservatorio nazionale di Informare, azienda speciale della Camera di commercio Frosinone Latina, con il contributo scientifico del centro studi Tagliacarne, in collaborazione con il Polo nazionale della dimensione subacquea (Pns) della Spezia, Unioncamere e Assonautica.

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Il percorso che ha portato alla realizzazione del documento, che rappresenta, spiegano gli estensori del report, «la prima individuazione delle consistenze economiche dell’underwater economy italiana», nasce dal protocollo d’intesa sottoscritto nel 2025 tra Unioncamere, Assonautica e il Pns, che ha posto le basi per la costituzione dell’Osservatorio nazionale underwater, con l’obiettivo di dotare il Paese di uno strumento permanente di analisi, monitoraggio e conoscenza del settore sottomarino.

Acampora: «L’economia sottomarina ha ruolo centrale nella competitività»

«Il rapporto - afferma Giovanni Acampora, presidente Assonautica italiana e Cciaa Frosinone Latina - evidenzia un sistema produttivo che fattura 3,5 miliardi, numeri che confermano come la underwater economy non rappresenti soltanto una prospettiva futura, ma costituisca già oggi una realtà industriale concreta, destinata ad assumere un ruolo sempre più centrale nella competitività, nella sicurezza e nell’autonomia strategica del nostro Paese. Questo primo studio rappresenta dunque una pietra miliare, perché ogni politica industriale efficace e ogni strategia di sviluppo richiedono, innanzitutto, la capacità di conoscere, comprendere e misurare i fenomeni economici che si intendono accompagnare. È esattamente ciò che avvenne 14 anni fa con il primo Rapporto nazionale sull’economia del mare, promosso dal sistema camerale italiano, che ancora oggi è riferimento imprescindibile per istituzioni, associazioni e imprese».

Le imprese censite

Partendo da una platea di circa 1.700 imprese, potenzialmente riconducibili alla dimensione subacquea e individuate attraverso una prima riclassificazione dei prodotti e una ricerca «supportata - chiarisce il report - da strumenti di intelligenza artificiale, il lavoro di verifica, automatica e manuale, ha consentito di censire 189 imprese italiane effettivamente operanti nell’underwater economy». Aziende che «occupano complessivamente 63.458 addetti, pari allo 0,34% dell’occupazione nazionale; di questi, 25.403 sono laureati, pari al 40% del totale, una quota quasi doppia rispetto alla media manifatturiera italiana. Le 189 imprese generano 30,5 miliardi di euro di fatturato (non solo relativo alla subacquea), pari allo 0,72% del totale nazionale e producono 7,3 miliardi di euro di valore aggiunto, equivalenti allo 0,68% dell’economia italiana. In particolare, il valore dei prodotti e sistemi riconducibili alla dimensione subacquea è passato, in meno di dieci anni (2013-2022), da 1,1 miliardi di euro a 3,5 miliardi, con una crescita del 216%».

L’analisi si è basata su una riflessione relativa ai principali ambiti di attività e di tecnologie underwater e ha interessato diversi assi di sviluppo: difesa e sicurezza (sorveglianza subacquea, dispositivi warfare e contromisure, protezione di cavi e condutture strategiche, mezzi autonomi e semi-autonomi); energia offshore (istallazione, monitoraggio e manutenzione di piattaforme oil & gas, impianti eolici offshore); telecomunicazioni e infrastrutture critiche (posa, manutenzione e monitoraggio di cavi sottomarini); ricerca scientifica e ambientale (oceanografia, monitoraggio climatico, biodiversità marina, mappatura dei fondali); deep sea mining (estrazione di terre rare, noduli polimetallici).

Fatturato in crescita

Il fatturato di queste imprese è cresciuto del 49,5% (tra il 2019 e il 2023), significativamente oltre la media dei settori di appartenenza (+30,6%). La produttività media (valore aggiunto per addetto) si attesta a 114.293 euro, circa il doppio della media settori, con punte molto elevate in regioni come Sicilia e Campania dove operano grandi aziende specializzate. La struttura del comparto, peraltro, è ampiamente concentrata: le grandi imprese (20 unità) contano quasi il 90% degli addetti e del fatturato complessivo.

«Entrando più nello specifico - si evidenzia nello studio - da un’analisi dei prodotti commercializzati da tali imprese (attraverso matching con database indagine Istat – Prodcom) è possibile comprendere come il perimetro considerato comprenda prodotti, o parti di prodotti, funzionali alla navigazione, sorveglianza, telecomunicazioni sottomarine, propulsione e monitoraggio ambientale». Il rapporto mostra, inoltre, il ruolo crescente delle tecnologie strategiche e dell’innovazione: le imprese censite «detengono complessivamente 12.659 brevetti, dei quali 2.840 riconducibili alle tecnologie Step (Strategic technologies for Europe platform), con Lombardia e Lazio che concentrano oltre il 91% dell’intero patrimonio brevettuale».

Prete: «Tecnologie legate al possesso di oltre 12.600 brevetti»

La dimensione sottomarina, sottolinea Andrea Prete, presidente di Unioncamere, «è un’importante novità nelle politiche industriali e del mare del nostro Paese. La posizione geografica dell’Italia, al centro del Mediterraneo, ha favorito la concentrazione di infrastrutture critiche: cavi per telecomunicazioni ed elettrodotti che fanno del Paese uno snodo cruciale tra Europa, Africa e Medio Oriente. Questa centralità evidenzia un’esposizione a rischi (e conseguenti oneri di sorveglianza e manutenzione) ma anche opportunità, legate allo sfruttamento delle risorse non biologiche ed allo sviluppo di tecnologie utilizzabili in ambiti sia militari che civili. Opportunità che le imprese stanno cogliendo, almeno da un decennio, grazie a conoscenze strategiche e tecnologie esclusive, legate al possesso di oltre 12.600 mila brevetti. Un ristretto gruppo di aziende dalle grandissime potenzialità anche in un’ottica di sviluppo di filiera».

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