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Intelligenza artificiale, boom tra medici e cittadini e nelle Asl la spesa per la sanità digitale cresce a 2,7 mld

Exploit della GenAI ma solo per il 2% dei professionisti la formazione è all’altezza e intanto le strutture - che stanno implementando cartella clinica elettronica, telemedicina e fascicolo sanitario - temono la fine del Pnrr: focus dell’Osservatorio del Politecnico di Milano

di Barbara Gobbi

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Nel giorno in cui Papa Leone presenta la sua prima Enciclica, dedicata all’Intelligenza artificiale, arrivano gli ultimi dati a conferma della sua presenza ormai massiccia in uno degli ambiti più delicati per ogni persona: quello della salute. A metterli in fila è l’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, che nel contesto di una spesa per la sanità digitale cresciuta in un anno del 9% e arrivata a 2,7 miliardi, grazie soprattutto all’input del Pnrr, dà conto di un vero e proprio exploit dell’AI. Nel 2026 l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale generativa balza infatti al 61% per gli specialisti e per i medici di famiglia, rispettivamente dal 26% e dal 46% dell’anno prima e anche per gli infermieri si va dal 19% al 37%. Quanto agli utenti, l’utilizzo più che triplica, dall’11% al 36 per cento. Ma l’ingresso dell’AI nella “realtà” quotidiana per lo più prescinde da un’implementazione strutturata così come dalle competenze.

Come certifica l’Osservatorio nel suo report, nelle aziende sanitarie la diffusione è limitata. Inoltre, solo il 30% dei medici è formato sull’AI e complessivamente appena il 2% degli specialisti ha competenze “buone” o “ottime” nelle quattro aree identificate dall’Osservatorio: tra le conoscenze di base, solo un terzo degli specialisti è consapevole delle “allucinazioni” mentre tra le competenze legate all’uso pratico dell’AI, solo il 17% riconosce contenuti generati artificialmente. Inoltre, solo il 15% ha competenze buone o ottime nel comprendere gli impatti sui processi di gestione del cambiamento e meno della metà è consapevole che il controllo degli output prodotti dall’AI rientra nelle proprie responsabilità professionali. «L’AI rappresenta oggi il possibile nuovo salto evolutivo della Sanità digitale italiana - spiega la direttrice dell’Osservatorio, Chiara Sgarbossa -. Grazie a tecnologie sempre più avanzate e a una disponibilità senza precedenti di dati integrati e condivisi, può generare un impatto profondo su pratica clinica ed esperienza dei pazienti. La sua diffusione però - avvisa - richiede responsabilità e un giusto senso di urgenza: l’innovazione corre più veloce delle regole. La vera sfida è come governare lo sviluppo dell’AI in modo etico, sostenibile e inclusivo, definendo competenze, regole e strumenti».

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Parole che risuonano tanto più appropriate quando si guarda all’uso nel pubblico delle piattaforme generaliste, da ChatGpt a Copilot: del 36% di cittadini che le ha già utilizzate, quasi la metà (47%) lo ha fatto in cerca di “autodiagnosi”; mentre del 38% di pazienti che vi fanno ricorso (dal 17% del 2025) ben il 52% chiede spiegazione sui risultati di esami clinici. Intanto sono in arrivo soluzioni GenAI dedicate alla salute: il 32% dei cittadini ne ha sentito parlare (in particolare di ChatGpt Salute) e l’11% dichiara che le userebbe.

La “rivoluzione AI” si afferma come ambito di interesse strategico in rapida ascesa per le strutture sanitarie (71%, pari a +8% sul 2025), in un contesto in cui la cybersicurezza resta al primo posto tra le aree prioritarie di innovazione (90%), seguita dai servizi digitali al cittadino (81%), dalla cartella clinica elettronica (76%) e dalla telemedicina (74%). Telemedicina che nel 2025 ha visto finalizzati tutti gli interventi richiesti per le piattaforme regionali (Irt) sviluppate in ambito Pnrr e che nelle aziende sanitarie ha nella televisita il servizio più presente. In ogni caso, dall’Osservatorio rimarcano come a inizio 2026 «gli effetti tangibili degli investimenti Pnrr sulla telemedicina non si sono ancora manifestati, poiché le Irt risultano attive ma ancora in fase di diffusione. Nei prossimi mesi - avvisano gli esperti - sarà pertanto cruciale supportare la transizione dei professionisti dalle piattaforme attuali alle nuove Irt, favorendone la piena adozione». Intanto, tra i medici l’uso di questi strumenti resta stabile, con il 29% degli specialisti e dei medici di famiglia che hanno fatto televisite.

Cresce l’impiego degli altri strumenti: il 77% degli specialisti Ssn utilizza la cartella clinica elettronica, ormai attiva nell’82% degli ospedali. E qualcosa si muove anche sul fronte Fascicolo sanitario elettronico (Fse): lo usa il 48% degli specialisti (+4%), il 67% dei Mmg (+10%) e il 30% degli infermieri (+4%), anche se permane il gap di integrazione tra i sistemi aziendali e il Fse. L’accesso degli utenti al Fse registra un +11% e riguarda il 53% dei cittadini ma resta il nodo dell’autorizzazione alla consultazione dei dati.

Uno scenario in evoluzione ma ancora complesso, sintetizzato dall’Osservatorio. «Dopo la costruzione delle infrastrutture digitali per la sanità, ora la vera sfida è culturale e organizzativa: far sì che le tecnologie siano realmente adottate, che i processi siano ripensati e che le competenze si diffondano in modo capillare», sottolineano gli esperti. Una scommessa che pone il tema della sostenibilità: la scarsità di fondi è la prima barriera segnalata dalle strutture (50%) e nel post Pnrr - giunto quasi ai titoli di coda - un terzo (il 33%) teme un ridimensionamento dei progetti.

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