La ricerca

Intercettazioni in calo, in dieci anni riduzione del 40%

È quanto emerge dalla ricerca dell’Eurispes “Intercettazioni – Conoscere per migliorare”, che analizza l’utilizzo degli strumenti di intercettazione da parte dell’Autorità Giudiziaria italiana nel periodo 2022-2024

di Davide Madeddu

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Il trend è in calo. Negli ultimi dieci anni il numero di “bersagli sottoposti a intercettazione” si è quasi dimezzato. Dai 141.774 del 2013 si è passati agli 83.883 del 2023, con una riduzione del 40,8%. Una leggera inversione, invece, si registra nel primo semestre del 2024. È il quadro rappresentato dall’Eurispes nella ricerca “Intercettazioni – Conoscere per migliorare”, coordinata dai Professori Mario Caligiuri e Luciano Romito, che analizza l’utilizzo degli strumenti di intercettazione da parte dell’Autorità Giudiziaria italiana nel periodo 2022-2024 utilizzando i dati messi a disposizione dalle fonti ufficiali.

In vetta le intercettazioni telefoniche

Nel totale delle intercettazioni, quelle telefoniche sono le più praticate, e rappresentano il 71-74% confermandosi lo strumento investigativo principale. A seguire ci sono le intercettazioni ambientali che hanno una percentuale variabile tra il 16 e il 17%, quelle informatiche con una forbice tra il 5 e il 7%. L’utilizzo dei trojan è limitato al 5% dei casi mentre quello che viene definito “altro tipo” si ferma all’1%.

Loading...

Al Sud il 37% dei bersagli totali

C’è poi a distribuzione territoriale in cui si registrano «forti disparità». «Il Sud Italia registra il 37% dei bersagli totali, le Isole il 20-21%. Sicilia, Campania e Lazio sono le regioni più monitorate, rappresentando insieme il 45-46% del totale nazionale - scrivono gli autori dello studio -. Il Molise registra il valore più basso (93-172 bersagli). Per macroaree, Sud e Isole concentrano oltre il 50% delle intercettazioni evidenziando una forte asimmetria territoriale legata alla presenza di criminalità organizzata». Quanto al Nord, la Lombardia arriva dopo la Puglia, con 7.207 intercettazioni totali e una percentuale del 9% seguita dal Piemonte con 4.398 e una percentuale del 5%. Sotto le 4 mila intercettazioni Toscana ed Emilia Romagna e Liguria. In Veneto la percentuale è del 2% con un totale di 1.732 intercettazioni.

Come funziona il sistema

Il sistema delle intercettazioni è legato all’attività d indagine.«Le Direzioni Distrettuali Antimafia dispongono il 41-42% delle intercettazioni totali, confermando il ruolo strategico nella lotta alla criminalità organizzata - scrivono ancora gli esperti -. Napoli, Palermo e Reggio Calabria sono i distretti più attivi. La Sezione Ordinaria rappresenta il 57-58% del totale, mentre i procedimenti per terrorismo si attestano sotto l’1%, concentrati principalmente a Milano, Roma, Genova e Firenze»

Un conto che supera i 190 milioni l’anno.

Il conto che lo Stato deve sostenere non è certamente irrisorio. Nel 2022 le spese per le intercettazioni sono state pari a 192,6 milioni di euro. Una cifra salita a 193,5 milioni nel 2023. «Palermo guida la classifica con oltre 44-48 milioni annui, seguita da Napoli (17-20 milioni), Milano e Roma (12-14 milioni ciascuna) - prosegue ancora lo studio -. Il divario con Campobasso, ultimo in classifica con meno di 500mila euro, è di circa 100 volte».

La lacuna

Lo studio evidenzia una lacuna: «non esiste un sistema uniforme di rilevazione delle spese specifiche per periti trascrittori e fonici - sottolinea -. Su 26 Corti d’Appello interpellate nel corso della ricerca condotta dall’Eurispes, solo 13 hanno risposto, con dati parziali e non confrontabili. Le spese sono registrate in forma aggregata sotto la voce “ausiliari del magistrato”, impedendo una valutazione puntuale di questa voce di costo».

Manca la figura riconosciuta

La ricerca evidenzia anche un altro aspetto: manca una «figura formalmente riconosciuta». «Nonostante l’inserimento della categoria “trascrizione” nell’albo dei periti (D.L. 19/2024), non esiste ancora una definizione normativa chiara dei requisiti professionali. L’elenco nazionale conta solo 76 iscritti, di cui 39 senza indicazione dell’ordine professionale di appartenenza. Il decreto ministeriale attuativo è ancora in attesa di emanazione».

I suggerimenti

Per gli autori dello è necessario «implementare i software ministeriali per distinguere le spese per trascrizioni e perizie foniche», «definire con precisione i requisiti professionali per periti trascrittori e fonici», inoltre «garantire maggiore trasparenza nella gestione degli incarichi e delle spese e uniformare la rilevazione dei dati a livello nazionale».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti