Credito

Intesa Sanpaolo, l’utile sale a 5,6 miliardi (+6,5%). Messina: «Con Mps nascerà un gruppo ancora più solido»

Il ceo Messina: «E’ il miglior semestre della nostra storia, con Mps nascerà un gruppo da 16 miliardi di utili annui. Rilancio sull’Opas? Nessuna possibilità»

BANCA INTESA SAN PAOLO INSEGNA  LOGO IMAGOECONOMICA

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Intesa Sanpaolo chiude il primo semestre 2026 con risultati solidi e una redditività in crescita. E batte ancora una volte le attese degli analisti. Mentre la banca è impegnata nell’Opas lanciata su Mps, i conti dei primi sei mesi dell’anno del gruppo fanno registrare un utile netto pari a 5,55 miliardi di euro, in aumento del 6,5% rispetto allo scorso anno. Nel solo secondo trimestre, il risultato netto è di circa 2,8 miliardi, sopra i 2,5 miliardi attesi dagli analisti. Da qui il miglioramento della previsione per l’intero esercizio. Con una prospettiva di utile netto che per il 2026 che viene «migliorata a oltre 10 miliardi di euro», cifra che fino ad oggi era vista invece come target.

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Nel dettaglio, i ricavi operativi crescono del 5,3%, raggiungendo 14,53 miliardi di euro mentre il margine d’interesse stabile a 7,48 miliardi, con un progresso dello 0,6%. Più forti le commissioni nette, salite del 4,9% grazie a risparmio gestito e prodotti assicurativi: proprio la voce Insurance è quella più significativa in termini di crescita, con un progresso del 5,5%, arrivando a 973 milioni.

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Confermata la disciplina sui costi operativi, che diminuiscono dello 0,7%, tanto che il cost/income ratio scende al 35,9% (dal 38,1% del primo semestre), tra i livelli migliori del settore bancario europeo.

Solida rimane anche la posizione patrimoniale, con un Cet1 ratio del 13,1% dopo le distribuzioni previste. Un livello che consente di mantenere l’asticella della remunerazione degli azionisti a livello generosi: nel semestre sono maturati 5,3 miliardi di euro di distribuzioni, di cui 4,2 miliardi sotto forma di dividendi. Circa 3,8 miliardi saranno corrisposti come acconto a novembre nell’interim dividend. A queste somme si aggiunge poi il programma di buyback da 2,3 miliardi, avviato nel luglio 2026. Per il 2026 il gruppo prevede un payout del 95%, suddiviso tra dividendi e riacquisto di azioni.

Il ceo Carlo Messina: «I migliori sei mesi della nostra storia»

I conti sono stati però l’occasione per il ceo Carlo Messina per dare alcuni messaggio chiari al mercato su Intesa, e il suo percorso industriale, sia sull’Opas lanciata su Mps. «Registriamo i migliori sei mesi della nostra storia, grazie anche al miglior trimestre di sempre, con un risultato netto pari a 5,6 miliardi di euro nel semestre e 2,8 miliardi di euro nel secondo trimestre», spiega in una nota il banchiere. I risultati «dimostrano la forte capacità di Intesa Sanpaolo di dare piena esecuzione al Piano d’Impresa 2026-2029 e di conseguire tutti gli obiettivi prefissati».

Messina sottolinea i livelli «record di ricavi, commissioni e attività assicurativa, confermando la forza del nostro modello di business e la leadership tecnologica del gruppo». E mette in luce i livelli di redditività, con un Roe annualizzato al 20%, e un Rote annualizzato pari al 25% «confermandoci ai vertici del settore bancario europeo» con «i più elevati livelli di remunerazione per gli azionisti».

«Con Mps un gruppo da 16 miliardi di utili»

Il numero uno di Intesa Sanpaolo ricorda come la banca a giugno abbia presentato al mercato e agli azionisti del Monte dei Paschi di Siena un’offerta che «dà loro la possibilità di unirsi ad una banca che opera – con una prospettiva sostenibile nel tempo – al servizio degli azionisti, delle famiglie e delle imprese». Ed evidenzia l’utile netto del nuovo gruppo al 2029, che è atteso oltre «16 miliardi di euro», con una distribuzione totale a favore degli azionisti «stimata in 61 miliardi tra il 2025 e il 2029» e un dividendo per azione «previsto in aumento a partire dal 2026».

L’obiettivo, dice Messina, è «dar vita insieme ad un gruppo ancora più solido e profittevole, protagonista in uno scenario globale di crescente complessità, in grado di mantenere un forte radicamento nell’economia, nella società, nelle capacità di sviluppo del nostro Paese». «L’unione delle forze di Intesa Sanpaolo, della componente di Monte dei Paschi di Siena destinata a far parte del nuovo Gruppo e di Mediobanca - aggiunge il numero uno di Ca’ de Sass - consentirà di raggiungere i 2.000 miliardi di euro di attività finanziarie della clientela entro il 2029, di espandere la leadership nelle attività al servizio di famiglie, imprese e gestioni patrimoniali, di dar vita ad un operatore di riferimento nel Credito al consumo, nel Wealth Management, nel Corporate & Investment Banking, e di crescere a livello internazionale».

«Cda Mps? Situazione incredibile, noi un porto sicuro»


Interpellato, nel corso della conference call di presentazione dei conti, sulla situazione di conflittualità interna al board di Mps - come evidenziato da una lettera inviata da 4 consiglieri di minoranza del Cda al presidente Cesare Bisoni rivelata oggi dal Sole 24Ore - Messina ricorda come Intesa possa «creare una situazione normale in termini di governance dell’azienda». «È incredibile - dice l’ad - che l’impresa si trovi in questa situazione anche in base a quello che è successo negli ultimi mesi. C’è qualcosa che deve esser valutato da parte delle controparti con una solida reputazione che di agli azionisti di Mps una base solida e un porto sicuro».

Per Messina la situazione in Mps «è una chiara dimostrazione di quello che abbiamo detto quando abbiamo presentato quest’operazione. Uno dei motivi per cui abbiamo deciso l’operazione è che possiamo creare una situazione normale in termini di governance dell’azienda».

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«Zero possibilità di aumentare il prezzo dell’offerta»

Rispetto all’approccio di Intesa Sanpaolo sull’operazione Mps, il numero uno della principale banca italiana è chiaro. E raffredda ogni speculazione affermando che «ci sono zero possibilità che aumenteremo il prezzo dell’offerta». Il ceo risponde anche a chi gli chiede le valutazioni sulle possibili contromosse all’Opas da parte di Mps, che secondo indiscrezioni starebbe valutando la distribuzione di un dividendo straordinario e la cessione della quota detenuta in Generali da parte di Mediobanca, controllata da Mps. Sul primo punto, evidenzia il banchiere, Mps «dovrà passare dall’approvazione dell’assemblea straordinaria e della Bce».

«Generali? Difficile trovare compratori diversi da Intesa»

E rispetto all’eventuale cessione della partecipazione in Generali, Messina osserva che «si tratta di valori molto alti a cui pochi possono accedere», e si chiede: «Chi, oltre noi, può comprare la partecipazione di Generali? UniCredit oppure Axa o Allianz? Questo francamente non lo so». Unicredit «è, secondo noi, l’altro grande player del mercato, ma non credo siano pronti a farlo».

Di certo, una vendita direttamente sul mercato comporterebbe invece «il rischio di una riduzione del 20% del valore delle azioni». Messina invita quindi a «smettere di fare analisi ipotetiche e “what if” che non hanno possibilità di realizzarsi», assicurando che Intesa continuerà «a concentrarsi sull’esecuzione dei nostri risultati» e che l’operazione Mps «non ci distoglierà dal conseguire i risultati del nostro Piano d’impresa».

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