Risiko

Intesa Sanpaolo punta a realizzare il 60% delle sinergie Mps entro il 2028

L’istituto conferma l’assenza di ingerenze in Generali e prevede una remunerazione azionaria superiore grazie all’integrazione con Montepaschi

An Intesa San Paolo SpA bank branch in Bevagna, Italy, on Saturday, May 31, 2025. Italy’s government under Giorgia Meloni hasprovenmore fiscally cautious and stable than investors had anticipated. Photographer: Krisztian Bocsi/Bloomberg Bloomberg

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Nessuna ingerenza in Generali, che resterà un investimento finanziario. Sì invece alle sinergie, il 60% delle quali sarà raggiunto già nel 2028. A due giorni dall’assemblea chiamata a dare il via libera all’aumento di capitale al servizio dell’Opas su Montepaschi, Intesa Sanpaolo risponde alle domande degli azionisti in vista dell’assise che si terrà con la modalità del rappresentante designato. E mette nero su bianco alcuni degli impegni al mercato legati alla scalata a Siena.

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Si parte da una certezza, già indicata con chiarezza agli investitori al momento del lancio dell’Opas. La partecipazione del 13,2% detenuta nel Leone attraverso Mediobanca, qualora l’Opas andasse a segno, sarà «mantenuta in continuità» con l’attuale trattamento contabile di Mediobanca», e quindi con il metodo del patrimonio netto, «come investimento azionario, non di controllo, senza ingerenza nella governance di Generali» e «beneficerà del regime prudenziale del Danish Compromise».

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Insomma, nessuna volontà – né possibilità, nell’assetto prospettato – di mettere mano alla gestione di Trieste. L’attenzione di Ca’ de Sass è piuttosto concentrata sugli aspetti industriali dell’operazione su Mps e, a cascata, sugli effetti dell’integrazione di Mediobanca. È qui che si gioca una parte importante della partita. Nel dettaglio, Intesa conta di realizzare nel 2029 tutti i 2,9 miliardi di euro annui di sinergie lorde stimate dall’operazione ma già nel 2028 prevede di raggiungerne il 60%. Abbastanza per creare «uno dei principali player finanziari in Europa». Confermata anche la promessa di remunerazione agli azionisti: circa 61 miliardi di euro nel periodo 2025-2029, contro i circa 50 miliardi previsti dal piano stand-alone, con una distribuzione straordinaria cash di circa 2,7 miliardi nel biennio 2026-2027.

Il tutto «senza costi sociali, a vantaggio di tutti gli stakeholder di entrambi i gruppi», dice Ca’ de Sass. Che prevede inoltre una maggiore redditività del perimetro che resterà all’interno del gruppo rispetto a quello destinato a Unipol. Tappa di rilievo nella road map di Intesa è rappresentata ora dall’assemblea di dopodomani. Le stime sono per una presenza in linea con appuntamenti simili, pari al 60-65% del capitale, da cui ci si attende un appoggio massiccio. Il presidente Gian Maria Gros-Pietro nei giorni scorsi l’ha detto con chiarezza: «Prevedo un largo appoggio dei nostri azionisti», anche perché il 56% del capitale della banca è detenuto da investitori istituzionali internazionali, che tendono a seguire le raccomandazioni dei proxy».

In casa Mps, intanto, si lavora invece all’appuntamento del 29 ottobre, quando i soci si pronunceranno sulle contromosse del ceo Luigi Lovaglio. Giovedì è attesa la presentazione alle autorità delle istanze relative alle due contro-Ops lanciate su Banco Bpm e Banca Generali. Ma già oggi è in calendario il cda chiamato a completare la propria composizione con la cooptazione di Gianluca Brancadoro e Alessandro Caltagirone, che hanno avuto il via libera Bce al termine di un lungo esame di idoneità condotto da Francoforte. I due, in quanto primi non eletti della lista di minoranza, prenderanno il posto di Carlo Vivaldi, dichiarato incompatibile, e del dimissionario Fabrizio Palermo. Sullo sfondo resta il tema del Tesoro, che ha annunciato di volersi sfilare dalla partita delle Opas per rimanere «totalmente neutrale», come ribadito dal ministro Giorgetti. E così la cessione della quota del Tesoro resta congelata.

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