Innovazione

iPhone Duo, è arrivata l’era degli smartphone pieghevoli della Apple

Apple ha chiuso l’evento del 9 settembre a Cupertino con l’iPhone Duo, il primo pieghevole della sua storia

Il nuovo iPhone Duo APN

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Apple ha chiuso l’evento del 9 settembre a Cupertino con l’iPhone Duo, il primo pieghevole della sua storia, annunciato con la formula «one more thing» dal nuovo amministratore delegato John Ternus. È un iPhone che si apre come un piccolo libro su uno schermo interno da 7,6 pollici (ne ha uno esterno da 5,4). E tra le altre caratteristiche (le trovate tutte in questo articolo) troviamo il chip A20 Pro, la presenza del Touch ID nel tasto laterale (con conseguente rinuncia del Face ID) e l’obbligatorietà dell’eSIM.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Duo è senza alcun dubbio l’iPhone che porta maggiore innovazione da molti anni a questa parte, perché il formato - che da chiuso ha la forma e le dimensioni di un passaporto - ne cambia l’attitudine dell’utilizzo.

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Il punto, però, non è Apple. O meglio: non è solo Apple. Nel giro di meno di due mesi, infatti, quattro dei principali produttori mondiali hanno presentato un telefono con la stessa geometria, e questa convergenza dice moltissimo sul mercato degli smartphone.

Samsung è arrivata per prima, e i più maliziosi sono convinti che abbia deciso di anticipare i tempi quando ha visto ricevuto gli ordini di Apple per display pieghevoli di quelle dimensioni. Così, il 22 luglio, all’Unpacked, ha affiancato al Galaxy Z Fold 8 Ultra - che conserva la forma alta e stretta delle generazioni precedenti - un Galaxy Z Fold 8 completamente ridisegnato: a passaporto. L’azienda coreana si aspetta che questa variante arrivi a rappresentare circa un terzo delle sue vendite di pieghevoli negli Stati Uniti.

Il Samsung Galaxy Z Fold 8 comparato con un passaporto

Poi, due giorni prima dell’evento Apple, sono arrivati anche i cinesi. Xiaomi ha presentato il 18 Fold, il telefono più costoso mai realizzato dall’azienda, che il gruppo definisce una soluzione «a piegatura intermedia»: anche questo smartphone, da chiuso, ha le dimensioni di un passaporto. Huawei, lo stesso giorno, ha scelto la strada opposta e più complessa, presentando il Mate XT2, terza generazione del suo pieghevole a doppia cerniera. Su Huawei, però, va detto che è stata la prima in assoluto a Ma Huawei un formato largo a Passaporto lo vende in Cina dal 2025 con la serie Pura X (che però non si apre).

La ragione di questa convergenza verso telefoni più larghi e meno lunghi, è meno estetica di quanto sembri. Il pieghevole a libro tradizionale nasceva come un telefono normale che si apriva in tablet, e per farlo doveva restare alto e stretto: da chiuso lo schermo esterno era una striscia scomoda, da aperto il rapporto d’aspetto era sbagliato per i video e buono quasi soltanto per due colonne di testo affiancate. Il formato a passaporto, invece, cambia le regole. Perché se è vero che da chiuso si rinuncia alla comodità di utilizzare solo una mano (non a caso le app più usate trovano spazio nell’area più vicina alla presa) da aperto, grazie a una superficie 4:3, offre il rapporto giusto per guardare, leggere e disegnare.

Resta il fatto che si tratta di un mercato ancora piccolo. Secondo IDC i pieghevoli valgono circa il 2,2% dei volumi di smartphone nel 2026 e arriveranno al 3,3% nel 2030; la quota sui ricavi è più interessante, dal 6,9% attuale a un 10% previsto nello stesso arco di tempo. Sono numeri che raccontano una nicchia costosa, più che una rivoluzione. Ma è anche vero che Apple è appena arrivata, e solitamente il gigante di Cupertino è un market mover quando si tratta di dispositivi.

Il vero ostacolo rimane il prezzo: il nuovo iPhone costa oltre 2mila euro, mentre il Samsung rimane poco sotto. Non proprio prezzi per tutte le tasche, insomma. Ma dietro a queste cifre c’è un processo industriale complesso e costoso. Un pieghevole costa molto perché somma tre voci che un telefono tradizionale non ha: un pannello OLED flessibile con vetro ultrasottile, prodotto con rese di fabbricazione più basse di quelle dei pannelli rigidi; una seconda unità di display, quella esterna; e una cerniera che è un pezzo di meccanica di precisione. Apple dichiara che la sua è composta da oltre cento componenti, in una lega di titanio e alluminio, dentro una scocca in titanio di grado 5. Una stima di UBS sui costi dei materiali del Galaxy Z Fold Special Edition indicava 790 dollari, contro i 759 ipotizzati per il primo pieghevole Apple: quasi il doppio di quanto costa costruire un telefono di fascia alta convenzionale. A questo si aggiunge che i volumi bassi impediscono le economie di scala e che l’assistenza è più cara, perché il pannello interno è incollato al gruppo cerniera e una riparazione ne trascina spesso due.

In tutto questo, un dettaglio che dettaglio non è: la crisi delle memorie. Le fonderie hanno dirottato capacità produttiva sulla memoria ad alta banda per i data center dell’intelligenza artificiale, lasciando l’elettronica di consumo a contendersi quel che resta e a prezzi chiaramente superiori. IDC calcola che la memoria pesi tra il 10% e il 15% del costo dei materiali di un top di gamma e tra il 15% e il 20% in un medio di gamma, percentuali che con i listini attuali si traducono in decine di dollari per apparecchio.

Gli smartphone a passaporto, insomma, sembrano avere una marcia in più in fatto di innovazione, dopo un lungo periodo in cui gli aggiornamenti si misuravano in millimetri di cornice e megapixel aggiuntivi. La vera sfida che hanno davanti, però, è nei prezzi. Per Apple, c’è anche un discorso di tempistica: gli iPhone 18 Pro arrivano in negozio il 18 settembre, il Duo il 23 ottobre. Cinque settimane di scarto su un prodotto presentato lo stesso giorno indicano quasi sempre un problema industriale: quanti ne potrà produrre? Per questo il giudizio, almeno per ora, può essere solo parziale. E forse, se funzionerà, lo scopriremo solo a partire dalla seconda generazione, quando i prezzi delle memorie si saranno normalizzati e le rese sui pannelli flessibili saranno salite abbastanza da permettere versioni sotto i 1.500 euro. Fino ad allora questo iPhone resterà un oggetto per chi può permettersi di pagare duemila euro e passa per avere un tablet piccolo in tasca, sapendo che il primo modello di una categoria nuova è sempre quello che paga il conto più caro.

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