Medio Oriente

Funzionari di entrambe le parti: Iran e Usa stanno scivolando verso la guerra

I Paesi del Golfo e Israele ora considerano un conflitto più probabile di un accordo

Un aereo militare statunitense sull’asfalto della base aerea di Lajes, nell’isola di Terceira, Azzorre. REUTERS/Pedro Nunes

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Iran e Stati Uniti stanno rapidamente scivolando verso un conflitto militare, mentre svaniscono le speranze di una soluzione diplomatica alla loro situazione di stallo sul programma nucleare di Teheran. È quanto affermano funzionari di entrambe le parti e diplomatici nel Golfo e in Europa, citati da Reuters online. I Paesi del Golfo e Israele ora considerano un conflitto più probabile di un accordo, affermano queste fonti, con Washington che sta creando uno dei suoi più grandi dispiegamenti militari nella regione dall’invasione dell’Iraq nel 2003.

Il governo israeliano ritiene che Teheran e Washington siano in una situazione di stallo e si sta preparando per una possibile azione militare congiunta con gli Stati Uniti, sebbene non sia stata ancora presa alcuna decisione sull’opportunità di effettuare tale operazione, ha affermato una fonte a conoscenza della pianificazione. I funzionari regionali affermano che i paesi del Golfo produttori di petrolio si stanno preparando per un possibile scontro militare che temono possa sfuggire al controllo e destabilizzare il Medio Oriente. Alcune di queste fonti affermano che Teheran sta pericolosamente sbagliando i calcoli aspettando concessioni, mentre Donald Trump è ormai incapace di ridimensionare il rafforzamento militare che ha ordinato nella regione senza perdere la faccia, se non ci sarà un fermo impegno da parte dell’Iran ad abbandonare le sue ambizioni nucleari. Funzionari statunitensi affermano che Trump non ha ancora deciso se ricorrere alla forza militare, sebbene venerdì abbia ammesso di poter ordinare un attacco limitato per cercare di costringere l’Iran a un accordo.

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Movimenti di soldati Usa dalle basi nel Golf Persico

Con l’aggravarsi delle tensioni con l’Iran - dopo che la più grande portaerei del mondo, la USS Gerald R. Ford, è entrata nel Mar Mediterraneo per unirsi alla flotta americana in Medio Oriente - centinaia di soldati statunitensi sono stati evacuati dalla base di Al Udeid in Qatar. Lo riporta il New York Times, citando funzionari del Pentagono, secondo cui sono state effettuate evacuazioni anche presso il gruppo di basi statunitensi in Bahrein che ospitano la Quinta Flotta della Marina. Truppe americane sono presenti anche in basi in Iraq, Siria, Kuwait, Arabia Saudita, Giordania ed Emirati Arabi Uniti.

A Donald Trump sono state presentate varie opzioni militari per l’Iran, incluso uno scenario che prevederebbe l’uccisione della guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, e di suo figlio Mojtaba. Lo riporta Axios citando fonti informate. «Il presidente non ha ancora deciso di attaccare. Sta tenendo le sue opzioni aperte, Potrebbe decidere da un momento all’altro», hanno riferito alcuni funzionari americani.

L’amministrazione Trump sarebbe disposta a prendere in considerazione una proposta dell’Iran che consenta a Teheran un arricchimento nucleare “simbolico”, purché non lasci alcuna possibilità di arrivare all’arma nucleare. Lo scenario dell’arricchimento simbolico - sottolinea Axios - suggerisce che «potrebbe esserci un’apertura, anche se minima, tra le linee rosse fissate dagli Stati Uniti e dall’Iran per un accordo volto a limitare le capacità nucleari dell’Iran e prevenire la guerra». Allo stesso tempo, però, a Trump sono state appunto presentate opzioni militari che prevederebbero di colpire direttamente la Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei.

Un consigliere senior di Trump, citato da Axios, ha dichiarato: «Hanno qualcosa per ogni scenario. Uno scenario prevede l’eliminazione dell’ayatollah, di suo figlio e dei mullah» ma «nessuno sa cosa sceglierà il presidente. Non credo che lo sappia nemmeno lui». Il riferimento è a Khamenei e a suo figlio Mojtaba, considerato un potenziale successore.

Ci sono ancora spiragli per una de-escalation, però. Almeno sulla carta. Il presidente Usa, Donald Trump, «sarà pronto ad accettare un accordo con l’Iran che sia sostanziale e che possa vendere politicamente in patria. Se gli iraniani vogliono evitare un attacco, dovrebbero farci un’offerta che non possiamo rifiutare. Gli iraniani continuano a perdere l’occasione. Se continuano a giocare, non ci sarà molta pazienza», proseguono le fonti a Axios. Ieri il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha detto in un’intervista a Msnbc che una proposta iraniana sarebbe stata finalizzata «nei prossimi 2-3 giorni», ma funzionari statunitensi e israeliani hanno prospettato ad Axios che Trump potrebbe colpire l’Iran già questo fine settimana.

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