Trump: «Eravamo vicini a un accordo, ma poi l’Iran si è tirato indietro»
Il ministro della Difesa Israel Katz ha comunicato che «Israele ha lanciato un attacco preventivo contro l’Iran per rimuovere le minacce allo Stato». Colpita anche l’area in cui si trova una residenza del leader supremo Ali Khamenei
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«Gli iraniani erano vicini a un accordo ma poi si sono tirati indietro», è così che si è arrivati «alla conclusione che Teheran non vuole un accordo». Lo ha detto il presidente Usa Donald Trump in una conversazione con Barak Ravid, giornalista di Axios. Sarebbe questa, insomma, la motivazione dell’attacco nelle prime ore di sabato 28 febbraio. Quando lo stesso Trump, in un video pubblicato su Truth ha affermato: «Abbiamo iniziato un grande operazione in Iran. L’obiettivo è difendere gli americani eliminando imminenti minacce del regime iraniano». E ancora: «Distruggeremo i loro missili e ci assicureremo che l’Iran non abbia il nucleare. Il regime imparerà a breve che non bisogna sfidare la forza delle forze armate americane», ha aggiunto il presidente Usa, assicurando di aver preso tutte le misure per cercare di minimizzare i rischi per gli americani impegnati in questa «nobile missione».
Il presidente ha supervisionato l’avvio di quella che ha definito “importante operazione di combattimento” in Iran dalla residenza di Mar-a-Lago, la sua tenuta in Florida. Trump è stato raggiunto a Palm Beach dal segretario alla Difesa Pete Hegseth e dal Generale Dan Caine, capo dello Stato Maggiore Congiunto, che hanno trascorso molte ore nelle ultime settimane a discutere con il presidente le opzioni per l’Iran.
Il gruppo ha utilizzato una stanza di sicurezza nella tenuta per monitorare l’avvio di quella che Trump ha descritto come una “massiccia” campagna in Iran, secondo una fonte a conoscenza della questione.
«Tutto ciò che voglio è la libertà per il popolo iraniano», ha detto Trump in una breve intervista telefonica col Washington Post poco dopo le 4 del mattino. «Voglio una nazione sicura, ed è ciò che avremo», ha detto il presidente nelle sue prime dichiarazioni degne di nota dopo aver annunciato l’attacco contro l’Iran.
Il congresso Usa si spacca
Il Congresso si spacca sull’attacco all’Iran. Il deputato repubblicano Thomas Massie, nemico del presidente, parla di “atto di guerra senza autorizzazione del Congresso”. Il senatore democratico Rube Gallego mette invece in evidenza come si può “sostenere il movimento democratico e gli iraniani senza l’invio di truppe”. Il senatore repubblicano Lindsey Graham, alleato di Trump, festeggia l’attacco definendolo “giustificato e dovuto”, mentre l’altro conservatore Roger Wicker lo ha ritenuto “un’operazione necessaria per proteggere gli americani e i loro interessi”.






