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Istanbul si reinventa: al via il Global Design Forum tra tradizione, innovazione e futuro sostenibile

La rassegna riunisce designer, architetti e artisti da tutto il mondo per ripensare il ruolo della città come ponte tra Oriente e Occidente. Il tema Worlds in Contact guida il confronto

di Nicol Degli Innocenti

Global Design Forum 2026 - Istanbul © Mark Cocksedge

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Rilanciare Istanbul, l’antica Costantinopoli, da sempre crocevia di arte e cultura a metà tra Oriente e Occidente, anche come centro del design contemporaneo: questo l’obiettivo del primo Global Design Forum, in corso questa settimana nella città turca. «I designer raccontano storie e risolvono problemi - spiega Ben Evans, presidente dell’Istanbul Global Design Forum inaugurale, che è anche direttore e fondatore del London Design Festival e della London Design Biennale - . Qui vogliamo raccontare la nuova storia di Istanbul, che ha grande energia e dinamismo e moltissimi designer di talento».

Per quattro giorni designer, architetti, artisti e urbanisti da tutto il mondo sono riuniti a Hagia Irene nel complesso del Topkapi Palace a Istanbul per scambiare idee e presentare proposte. Il tema dell´incontro, organizzato da People Places Ideas, è Worlds in Contact, proprio per sottolineare l´importanza del contatto umano e della collaborazione in un contesto geopolitico particolarmente difficile.

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Tra artigianato, innovazione e sostenibilità

Il programma, curato dalla direttrice artistica del Forum, Malek Zeynep, esplora il collegamento tra artigianato e nuove tecnologie, tradizione e innovazione, rispetto delle comunità locali e apertura al mondo, architettura e natura, il creato e le creazioni dell’uomo. Tanti nomi celebri hanno accolto l’invito a creare qualcosa di nuovo a Istanbul.

Il designer inglese Tom Dixon ha spiegato che il filo conduttore dei suoi 40 anni di creatività è stato la convinzione che il design non deve essere mai meramente decorativo ma deve riflettere «un modo di pensare e di vivere», che nel suo caso è una sottrazione costante fino ad arrivare all’essenziale. L’architetta libanese Lina Ghotmeh ha raccontato la sua «archeologia del futuro», che guarda al passato e utilizza le tradizioni artigianali e i materiali di sempre per creare nuovi edifici e creazioni che rendono vivibile lo spazio.

Il designer messicano Fernando Laposse ha spiegato come ha riscoperto tecniche antiche e dimenticate nel tempo e ha creato un nuovo tipo di artigianato utilizzando il mais - originario del Messico - e trasformandolo in pannelli e mobili a lavorazione a intarsio multicolore, dando lavoro e speranza ai contadini in una zona povera del Messico. «Per funzionare, la sostenibilità ecologica deve prevedere anche la sostenibilità economica», ha dichiarato.

L’architetta spagnola Mireia Luzárraga ha illustrato alcuni progetti del suo studio Takk, tra cui i giardini mobili e itineranti creati per insegnare ai bambini di Barcellona la bellezza, varietà e importanza delle piante, e l’installazione Con Vivere realizzata nell’atrio del Maxxi di Roma, un paesaggio in continuo divenire dove ci si può immergere nel verde e nei colori e profumi dei fiori.

James Bridle, inglese ma da tempo residente in Grecia, ha spiegato la sua missione di far diventare belle le cose funzionali: ad esempio con incisioni artistiche sui pannelli solari per renderli oggetti da guardare e non solo da utilizzare. Un nuovo e pratico approccio al cambiamento climatico, perchè, ha detto, «ognuno deve fare la sua parte».

La città come spazio espositivo diffuso

Il Design Forum intende abbracciare e coinvolgere la città, e per questo artisti, architetti e designer turchi hanno realizzato installazioni in diverse aree di Istanbul. Il Padiglione del momento, collocato accanto all’antica Hagia Irene, prende ispirazione dalla chiesa bizantina ma crea uno spazio per la meditazione aperto al cielo e realizzato interamente in legno di pino turco.

Yakin, installato in una piazza periferica della città, esplora il concetto di spazio del misticismo islamico, presente dentro di noi tanto quanto nel mondo fisico. La bellissima struttura, caratterizzata da veli che fluttuano con il vento, all´interno è un mini-labirinto con al centro specchi che riflettono molteplici volte l’immagine del visitatore. Uno spazio di immutabile quiete all´interno, mentre all’esterno gli elementi modificano continuamente la struttura.

Tra le altre installazioni Oblique Land, una scultura a molti piani collocata di fronte al Bosforo, che crea un collegamento tra l’acqua e la città, e Wall/Tribune/Gate, di fronte al palazzo di Ibrahim Pasha, realizzata in legno, ricrea le antiche tribune romane e può essere utilizzata da passanti e turisti per sedersi e ammirare Hagia Sofia. «Questo primo Forum è solo l’inizio - conclude Evans -. Prevedo un grande futuro per la comunità di artisti e creativi che sta trasformando Istanbul».

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