Pronta la circolare del Mim

Istruzione per gli adulti, domande entro il 1° giugno (per casi motivati c’è tempo fino al 15 ottobre)

Ecco tutte le indicazioni. Attenzione particolare sui giovani tra i 18 e i 29 anni che non hanno completato l’obbligo scolastico e si trovano in condizioni di fragilità economica.

di Laura Virli

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Tornare a studiare da adulti è un diritto, e il ministero dell’istruzione e del merito ha appena ricordato a scuole e territori come renderlo concreto. Con la nota 1212 firmata il 18 maggio il Ministero ha fatto il punto sulle iscrizioni ai percorsi di istruzione degli adulti per il prossimo anno scolastico, confermando l’impianto già rodato dal 2019 e aggiornando le scadenze operative.

Il calendario

Il calendario è preciso: chi vuole iscriversi deve farlo entro il 1° giugno 2026, anche se la porta resta socchiusa fino al 15 ottobre per chi arriva in ritardo. Non si tratta di una proroga automatica, le ammissioni oltre termine restano legate alla disponibilità di organico e a motivazioni specifiche, ma di una flessibilità pensata per un’utenza che spesso si muove su tempi diversi da quelli della scuola tradizionale. Pensiamo a chi ha appena perso il lavoro e decide di riprendere gli studi in autunno, o a chi arriva in Italia nel mezzo dell’anno e ha bisogno di imparare la lingua italiana prima di qualsiasi altra cosa.

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Particolare attenzione ai giovani

Una particolare attenzione è riservata ai giovani adulti tra i 18 e i 29 anni che non hanno completato l’obbligo scolastico e si trovano in condizioni di fragilità economica: per chi percepisce l’assegno di inclusione o il supporto per la formazione e il lavoro, le iscrizioni possono essere accettate anche oltre i termini ordinari, nei limiti delle risorse disponibili. Una misura che prova a supportare concretamente chi rischia di restare indietro due volte, prima a scuola, poi nel mercato del lavoro.

 

I due percorsi

A chi ci si rivolge e dove bisogna andare dipende dal livello di istruzione che si vuole raggiungere? Per i percorsi di primo livello, che includono anche le classi di alfabetizzazione e apprendimento dell’italiano per stranieri, la domanda si presenta direttamente al Cpia (centro provinciale per l’istruzione degli adulti), anche attraverso le sue sedi associate diffuse sul territorio. È il caso, per esempio, di un operaio quarantenne che non ha mai conseguito la licenza media, o di una donna straniera che vuole imparare l’italiano per poter lavorare o muoversi in autonomia nel luogo in cui vive. Chi punta invece a conseguire un diploma di istruzione secondaria di secondo grado si rivolge all’istituto scolastico presso cui il percorso è attivato, che poi trasmette copia della domanda al Cpia con cui ha stretto un accordo di rete. Un doppio binario amministrativo che riflette la natura ibrida di questi percorsi, a metà strada tra la scuola e i centri per adulti.

E’ anche possibile presentare la domanda da remoto secondo modalità che ciascun istituto definisce in autonomia. Chi sceglie questa strada, però, dovrà far pervenire la documentazione integrativa entro il 14 novembre 2026, prima dell’avvio delle attività di accoglienza e orientamento.

 

Accoglienza e orientamento

Proprio l’accoglienza e l’orientamento sono il passaggio chiave di questi percorsi. Trattasi di fasi che servono a costruire il patto formativo individuale, ossia quel documento che stabilisce un piano di studi su misura, riconoscendo le competenze già acquisite nella vita e nel lavoro. In pratica, chi ha lavorato per anni come elettricista e decide di prendere il diploma di istruzione tecnica non ripartirà da zero: le sue competenze pratiche saranno valutate da apposita commissione e, dove possibile, tradotte in crediti formativi, accorciando il percorso. Lo stesso vale per chi ha vissuto all’estero e parla, ad esempio, già due lingue, o per chi ha maturato esperienza amministrativa in azienda pur senza un titolo di studio formale. Il patto deve essere formalizzato entro il 25 novembre 2026, e gli uffici scolastici regionali sono chiamati a vigilare sul rispetto di questa scadenza.

Le cosiddette classi Agorà

La nota ministeriale conferma anche per il prossimo anno la possibilità di attivare le cosiddette aule Agorà (ambiente interattivo per la gestione dell’offerta formativa rivolta agli adulti) ossia spazi didattici a distanza, allestiti in sedi esterne al Cpia (università, enti locali, strutture pubbliche o private) collegati in tempo reale con l’insegnante tramite videoconferenza. Uno strumento pensato per chi non riesce a raggiungere fisicamente la scuola, come il lavoratore con turni incompatibili con gli orari delle lezioni, chi ha problemi di salute o vive in zone mal collegate. Di norma ogni Cpia può attivarne una sola, ma la nota lascia agli uffici scolastici regionali la facoltà di autorizzarne un numero maggiore dove le esigenze del territorio lo richiedano.

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