I decreti attuativi

It-Wallet: servizi digitali gratis e a pagamento, ecco cosa cambia

Autenticazione solo con la Cie. Realizzazione e gestione della soluzione pubblica affidata a Poligrafico e PagoPa. Ma potranno nascere anche soluzioni di fornitori privati

di Carmine Fotina

Portafoglio digitale, documenti digitali, patente carta d'identità tessera sanitaria, It Wallet. (Imagoeconomica)

4' di lettura

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Due decreti attuativi e un pacchetto di linee guida per far partire a tutti gli effetti l’It-Wallet italiano: le bozze dei provvedimenti sono pronte e ora all’esame delle varie amministrazioni che devono dare il via libera.

Si tratta del cosiddetto portafoglio digitale, il sistema che consentirà l’accesso a servizi pubblici e in futuro anche privati facilitando la presentazione e la verifica della propria identità digitale. A regime la carta di identità elettronica, ritenuta più sicura dello Spid in riferimento agli standard del regolamento europeo eIDAS, sarà l’unica identità digitale di accesso.

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Ci sarà una fase di sperimentazione durante la quale - oltre a patente, tessera sanitaria e carta europea della disabilità, per le quali già oggi è disponibile una versione digitale sullo smartphone in una fase che potremmo dire di pre-test - agli utenti che ne fanno richiesta saranno prioritariamente assicurati altri quattro attestati elettronici: l’Isee; il titolo di studio conseguito e l’iscrizione scolastica; la laurea e l’iscrizione all’istituzione di formazione superiore; la residenza e l’iscrizione alle liste elettorali.

La governance

Con il decreto 19/2024, di cui i due Dpcm descritti in questo articolo rappresentano l’attuazione, il governo ha affidato la realizzazione del Sistema It-Wallet a due società pubbliche, il Poligrafico dello Stato e PagoPa (quest’ultima ancora in predicato di passare sotto il controllo congiunto dello stesso Poligrafico e di Poste Italiane). Tra i vari compiti assegnati, il Poligrafico dovrà rilasciare gli attestati elettronici dei dati a seguito di autenticazione che gli utenti potranno fare esclusivamente attraverso il livello di garanzia elevato della carta d’identità elettronica.

La soluzione pubblica e i privati

Ricapitolando, mediante l’IT-Wallet le persone fisiche e giuridiche potranno presentare direttamente ad aziende e pubbliche amministrazioni le informazioni richieste per l’accesso ai servizi sotto forma di attestati elettronici. Come un portafoglio fisico, l’IT-Wallet conterrà documenti in formato digitale da esibire all’occorrenza. Con il progetto portato avanti dal Dipartimento per la trasformazione digitale (Ditd) di Palazzo Chigi che fa capo al sottosegretario all’Innovazione tecnologica Alessio Butti, l’Italia punta a farsi trovare pronta, anche anticipando i tempi, per l’entrata in vigore del Portafoglio europeo di identità digitale (EUDI Wallet). Mentre l’Europa non fa distinzioni esplicite, l’Italia ha deciso di prevedere un It-Wallet pubblico (per intenderci, i servizi di cui usufruiamo come cittadini) che ha come canale di accesso telematico l’app IO, e soluzioni di It-Wallet privato, in pratica servizi a cui accediamo da “consumatori” e che possono essere forniti da provider vari. In quest’ultimo caso gli esempi possono essere molteplici: dalle banche alle assicurazioni, dalle società di noleggio auto ai fornitori di energia e telefonia (ma anche aggregatori di servizi e offerte diverse tra loro).

In realtà i due decreti – preparati dal Ditd e ora al concerto del ministero dell’Economia e del ministero della Pa - si soffermano soprattutto sulla soluzione pubblica, che sembra avere un ruolo centrale nel progetto. Viene specificato che sarà resa disponibile ai cittadini con un rilascio graduale delle funzionalità dalla data di pubblicazione del provvedimento.

Nella prima fase i soggetti pubblici titolari di dati avranno la possibilità di mettere a disposizione le informazioni, ma l’obbligatorietà sarà decisa solo successivamente. Ci sarà comunque un Registro, al quale potranno iscriversi anche i soggetti privati. A gestire il Registro sarà il Poligrafico, in qualche modo dunque nella doppia veste di chi coordina il Wallet pubblico e di chi determina la disponibilità effettiva degli attributi elettronici per i fornitori di soluzioni private. All’Agenzia per l’Italia digitale, invece, spetterà il compito di emanare un regolamento con le procedure per la registrazione e poi verificare il possesso e il mantenimento dei requisiti degli iscritti.

Per farsi largo i privati dovranno aggrapparsi soprattutto agli “spazi di sperimentazione”, che il Dpcm per ora definisce in modo ancora generale e astratto. Si fa riferimento agli standard tecnologici più usati a livello Ue ma non si precisano ancora i reali margini di manovra per i fornitori privati rispetto alla soluzione pubblica.

Servizi gratuiti e a pagamento

L’articolo su “Principi e sostenibilità economica del sistema It-Wallet” è particolarmente rilevante. Si chiarisce che l’obiettivo è un equilibrio tra entrate e costi operativi e che vale il principio di gratuità per i cittadini per i «servizi essenziali» mentre i «servizi aggiuntivi» potranno essere a pagamento, anche per ridurre la dipendenza del sistema da finanziamenti pubblici.

La definizione delle tariffe – sia per l’It-Wallet pubblico sia per quelli privati - dovrà tra l’altro prevedere criteri differenziati in base alla tipologia di attori (enti pubblici, Pmi, grandi imprese) e alla complessità dei servizi forniti, dovrà includere servizi “premium”come la firma elettronica qualificata per scopi professionali e prevedere anche schemi pay-per use, abbonamenti o modelli misti “freemium”. A loro volta i soggetti registrati, che erogheranno servizi a pagamento, dovranno versare un contributo per i costi operativi e di manutenzione del sistema.

Quanto all’Agenzia per il digitale, dovrà monitorare la sostenibilità economica di questo meccanismo, proporre adeguamenti alle tariffe e alle politiche di remunerazione, garantire che le politiche di remunerazione non creino barriere economiche per cittadini e Pmi.

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