Energia

Italia leader Ue negli stoccaggi gas, pesa la concorrenza asiatica

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

Gli stoccaggi di gas dell'Unione europea sono vicini al 62% e non ci sono preoccupazioni immediate per la sicurezza delle forniture in vista della prossima stagione invernale. E’ quanto ha indicato, lo scorso 20 agosto, la Commissione europea, evidenziando al contempo come il riempimento degli impianti sta procedendo «a un ritmo leggermente più lento rispetto agli anni precedenti», ma nel complesso «sta andando bene». Tutto ciò mentre sullo scenario globale e continentale non mancano le incertezze. Dal blocco di Hormuz al rialzo dei prezzi per arrivare alla forte concorrenza asiatica sul Gnl e alle rilevanti differenze tra gli stoccaggi dei singoli Paesi europei, la situazione resta da monitorare con grande attenzione in vista dell’inverno.

Italia leader negli stoccaggi

Ma andiamo con ordine e partiamo dall’andamento dei riempimenti degli stoccaggi che, come detto, non è affatto omogeneo nel Vecchio Continente, mostrando profonde asimmetrie geografiche ed economiche. L’Italia si conferma in prima linea e in netta controtendenza con una percentuale vicina all'81%. Pur registrando un lieve ritardo rispetto all'84% dello scorso anno, il sistema tricolore beneficia di una forte accelerazione sui flussi alternativi e di una solida rete infrastrutturale. Francia e Austria difendono una posizione intermedia, galleggiando rispettivamente intorno al 65,7% e al 64,7% della capacità, mentre la Germania resta l’osservato speciale e l'anello debole di questa estate. I depositi tedeschi sono infatti pieni appena al 50,4% (contro il quasi 66% dello scorso anno). Il motivo? La locomotiva d'Europa sconta una forte vulnerabilità legata alla storica dipendenza dai gasdotti e alle difficoltà logistiche di rimpiazzo strutturale. Infine, i Paesi Bassi registrano il dato più critico tra i Paesi grandi consumatori, fermandosi al 43,5%, complice una gestione fortemente legata alle dinamiche speculative dei mercati a breve termine.

Loading...

Il paradosso della forbice di prezzo Italia-Europa

Alla luce di questi dati cosa potrebbe succedere questo inverno e come tutto ciò si potrebbe riflettere sul differenziale tra il prezzo sul Psv (il mercato del gas all’ingrosso in Italia) e il Ttf (il prezzo di Amsterdam)? La forbice, come noto, è storicamente positiva e rappresenta un fattore negativo per la competitività del sistema Italia, che dipende dal gas più degli altri partner Ue, ma con l’arrivo della stagione fredda – proprio alla luce del fatto che la Germania “non ha fatto i compiti a casa” – le cose potrebbero cambiare sensibilmente. Tanto che alcuni esperti si spingono a ipotizzare che il differenziale stesso potrebbe addirittura annullarsi. Questo perché, se il trend di riempimento degli stoccaggi continuerà su questa falsariga e l’inverno dovesse rivelarsi particolarmente rigido, Berlino potrebbe trovarsi costretta a comprare il gas sui mercati internazionali a prezzi elevati. Di certo, a fronte di questo scenario così incerto, chi ha un sistema infrastrutturale di importazione gas solido e diversificato, come l’Italia, contribuisce a garantire stabilità di prezzo a tutto il continente, con vantaggi per tutti gli altri Paesi europei. Ergo: da una parte la priorità è la difesa delle infrastrutture, dall’altra parte – secondo alcuni addetti ai lavori – sarebbe forse opportuno inserire meccanismi di compensazione per chi svolge questo prezioso compito di stabilizzazione.

I nodi europei in vista dell’inverno

A livello europeo, la Commissione ha ribadito che continua a lavorare con gli Stati membri per raggiungere un livello adeguato degli stoccaggi prima dell'inizio della stagione di riscaldamento. Bruxelles non punta al riempimento completo degli impianti, ma a un livello intorno all'80% della capacità: «attualmente siamo molto vicini al 62%. Non ci sono preoccupazioni immediate per la sicurezza dell'approvvigionamento di gas nell'Ue in vista del prossimo inverno. La situazione è stabile e non vi sono rischi per la sicurezza delle forniture». Perché il ritmo è inferiore agli anni scorsi? Principalmente per due motivi, tra sé correlati. L'Europa si trova stretta in una doppia morsa geopolitica e commerciale: il conflitto in Medio Oriente ha causato pesanti danni alle infrastrutture del Qatar, uno dei principali fornitori del continente. Con Hormuz parzialmente bloccato, il mercato globale soffre un ammanco stimato in circa 27 miliardi di metri cubi per il 2026, riducendo drasticamente i volumi disponibili. Non stupisce così che le importazioni europee di Gnl siano scese ai minimi stagionali dal 2024. Questo perché le economie asiatiche (guidate dalla Cina), pur avendo diminuito i propri consumi energetici, stanno comunque pagando prezzi più alti, "scippando" i carichi di navi metaniere diretti verso i terminali europei. Negli ultimi mesi, una quota record della produzione degli Stati Uniti – che ormai copre circa due terzi dell'import di Gnl dell'Ue – ha fatto rotta verso l'Asia anziché verso l'Europa. Al contempo, e come diretta conseguenza, sui mercati si è registrato un aumento dei prezzi del gas, altra variabile che ha influito negativamente sul riempimento degli stoccaggi.

Alla luce di questi scenari settembre sarà probabilmente il mese decisivo per tirare le somme per capire con quali “munizioni” di gas i Paesi europei entreranno nella stagione fredda. Anche perché – non va dimenticato – in prospettiva c’è un ulteriore elemento di complicazione dello scenario: il nuovo regolamento europeo che impone il ban totale del Gnl russo a partire dal primo gennaio 2027, cosa che priverà i mercati europei del secondo fornitore di gas liquefatto.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti