Jet fuel in calo, ma le tariffe aeree restano elevate: ad agosto +74%
Con le low cost biglietti in calo. Sulle rotte asiatiche rincari medi del 45%
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Scende il costo del jet fuel, ma non quello dei biglietti aerei. Anzi, per chi ha rinviato l’acquisto nella speranza che l’allentamento delle tensioni geopolitiche si traducesse in tariffe più basse, il risultato è stato opposto. Oggi un biglietto in classe Economy dall’Italia verso una capitale europea costa in media il 21% in più rispetto ad aprile, con rincari che raggiungono il 74% sulle partenze di agosto.
Chiedilo al Sole
Nelle settimane successive all’escalation del conflitto in Medio Oriente il settore del trasporto aereo ha dovuto confrontarsi con il rischio di un’interruzione delle forniture di carburante, legato alla chiusura dello Stretto di Hormuz. L’ipotesi non si è concretizzata, il prezzo del jet fuel è calato, pur rimandendo del 29,5% rispetto ad un anno fa, ma la riduzione dei costi operativi non si è riflessa sulle tariffe. Al contrario, tra aprile e i primi giorni di luglio i prezzi dei voli dall’Italia verso le capitali europee sono aumentati in media del 21% in Economy e del 9% in Business Class. Sulle destinazioni del Mediterraneo, come Spagna e Grecia, l’incremento medio è stato del 15%. Il calo del carburante, almeno per il momento, non ha modificato le politiche di pricing dei vettori. La domanda di trasporto aereo continua infatti a mantenersi elevata, in particolare sul mercato europeo, mentre la riduzione della pressione competitiva su alcune rotte, anche per l’uscita dal mercato di operatori come Spirit Airlines negli Stati Uniti, contribuisce a rafforzare il potere di prezzo delle compagnie. L’Europa si conferma il mercato più resiliente.
A maggio il traffico è cresciuto del 2,7%, in controtendenza rispetto al dato mondiale, in flessione del 2,2%. A penalizzare il quadro globale sono stati soprattutto il Medio Oriente (-28,4%) e gli Stati Uniti (-0,8%). A sostenere la domanda europea contribuisce anche la scelta di molti vacanzieri di concentrare i propri spostamenti all’interno del continente, percepito come destinazione relativamente più stabile sotto il profilo geopolitico. Anche all’interno del mercato europeo emergono tuttavia dinamiche differenti.
Le rotte presidiate dai vettori di rete, come British Airways, Air France-KLM e Aegean, registrano gli aumenti tariffari più consistenti. Sulle tratte dominate dalle compagnie low cost, come Ryanair, easyJet e Wizz Air, gli incrementi risultano invece più contenuti e in alcuni casi si osservano riduzioni dei prezzi. La differenza riflette modelli di business diversi. I vettori low cost privilegiano il riempimento degli aeromobili, intervenendo con maggiore flessibilità sulle tariffe. Le compagnie di rete, invece, perseguono obiettivi di rendimento unitario più elevati e tendono a preservare il livello delle tariffe anche in presenza di una riduzione dei costi del carburante. Più marcati gli aumenti sul lungo raggio. Rispetto ad aprile, i collegamenti dall’Italia verso l’Asia registrano rincari medi del 45%, mentre quelli verso il Medio Oriente segnano un incremento del 15%.
Da Londra verso New York andata e ritorna costa in media il 25% in più. Il confronto con i prezzi precedenti allo scoppio della crisi evidenzia la portata del fenomeno. Le rilevazioni di Skyscanner effettuate nel gennaio 2026, quando la stagione estiva era già in vendita ma il conflitto non era ancora iniziato, mostrano differenze significative.








