Jonas Vingegaard vince anche a Piancavallo. Il Giro è suo. A Roma l’ultima tappa
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E adesso? Come dobbiamo chiamarlo? Anche lui un Marziano? Ormai, salita dopo salita, gli aggettivi stanno esaurendosi.
Jonas Vingegaard, nella ventesima e penultima tappa del Giro, dà un nuovo saggio della sua classe infliggendo un’ altra e definitiva stoccata ai rivali che nulla possono quando il Re Pescatore prende l’abbrivio. Questa volta, sulle rampe del Piancavallo, dove Marco Pantani pose le basi per conquistare il Giro del 1998, Capitan Vingo scatta da lontano, a quasi ad 11 chilometri dal traguardo. I suoi rivali, gli altri big, lo guardano rassegnati e lo lasciano andare. Tropo forte, troppo leggero e potente assieme. Fa corsa a sé, applaudito e incitato dalla folla come fosse un friulano doc in maglia rosa con la scritta: “Il Friuli ringrazia e non dimentica” dedicata alle vittime del terremoto del 1976.
Un’ascesa solitaria
L’ultima impresa che tutti chiedevano. Solo l’austriaco Felix Gall, secondo sia all’arrivo sia nella generale, tenta di restare in scia. Ma non c’è partita. Raggiunto dal solito gruppetto che lotta il podio, anche Gall si mette il cuore in pace limitando i danni (+1’15”) e precedendo l’australiano Jai Hindley (terzo anche in classifica) e il canadese Derek Gee.
La sorpresa è il portoghese Afonso Eulalio che, dopo una piccola crisi, arriva settimo (+2’03”), conquistando la maglia bianca, davanti al nostro inossidabile Damiano Caruso, 38 anni, siciliano di lungo corso all’ultimo Giro di giostra. “Giuro che questa è l’Ultima volta, voglio chiudere in bellezza”, dice Caruso. In effetti, ci è riuscito: In classifica è nono, a circa dieci minuti dalla maglia rosa, preceduto da Davide Piganzoli, fido scudiero di Vingegaard ma anche primo degli italiani in una corsa che, a parte qualche eccezione, è stata dominata dagli stranieri.
Caruso fa 39 anni in ottobre. Piganzoli, valtellinese di Morbegno, 24 in luglio. Sono come il vecchio e il bambino della canzone di Guccini. Un bel viatico per Davide che, in prossimo futuro, potrebbe lasciare l’avviatissima bottega di Vingegaard per mettersi in proprio.









