Ciclismo

Jonas Vingegaard vince anche a Piancavallo. Il Giro è suo. A Roma l’ultima tappa

di Dario Ceccarelli

Il danese Jonas Vingegaard Hansen del Team Visma | Lease A Bike (maglia rosa), vincitore della tappa, sul podio durante la ventesima tappa del Giro d’Italia, da Gemona del Friuli a Piancavallo, sabato 30 maggio 2026. (Foto di Simone Spada / LaPresse) LAPRESSE

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E adesso? Come dobbiamo chiamarlo? Anche lui un Marziano? Ormai, salita dopo salita, gli aggettivi stanno esaurendosi.

Jonas Vingegaard, nella ventesima e penultima tappa del Giro, dà un nuovo saggio della sua classe infliggendo un’ altra e definitiva stoccata ai rivali che nulla possono quando il Re Pescatore prende l’abbrivio. Questa volta, sulle rampe del Piancavallo, dove Marco Pantani pose le basi per conquistare il Giro del 1998, Capitan Vingo scatta da lontano, a quasi ad 11 chilometri dal traguardo. I suoi rivali, gli altri big, lo guardano rassegnati e lo lasciano andare. Tropo forte, troppo leggero e potente assieme. Fa corsa a sé, applaudito e incitato dalla folla come fosse un friulano doc in maglia rosa con la scritta: “Il Friuli ringrazia e non dimentica” dedicata alle vittime del terremoto del 1976.

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Un’ascesa solitaria

L’ultima impresa che tutti chiedevano. Solo l’austriaco Felix Gall, secondo sia all’arrivo sia nella generale, tenta di restare in scia. Ma non c’è partita. Raggiunto dal solito gruppetto che lotta il podio, anche Gall si mette il cuore in pace limitando i danni (+1’15”) e precedendo l’australiano Jai Hindley (terzo anche in classifica) e il canadese Derek Gee.

La sorpresa è il portoghese Afonso Eulalio che, dopo una piccola crisi, arriva settimo (+2’03”), conquistando la maglia bianca, davanti al nostro inossidabile Damiano Caruso, 38 anni, siciliano di lungo corso all’ultimo Giro di giostra. “Giuro che questa è l’Ultima volta, voglio chiudere in bellezza”, dice Caruso. In effetti, ci è riuscito: In classifica è nono, a circa dieci minuti dalla maglia rosa, preceduto da Davide Piganzoli, fido scudiero di Vingegaard ma anche primo degli italiani in una corsa che, a parte qualche eccezione, è stata dominata dagli stranieri.

Caruso fa 39 anni in ottobre. Piganzoli, valtellinese di Morbegno, 24 in luglio. Sono come il vecchio e il bambino della canzone di Guccini. Un bel viatico per Davide che, in prossimo futuro, potrebbe lasciare l’avviatissima bottega di Vingegaard per mettersi in proprio.

Una citazione particolare anche per Giulio Ciccone. La maglia azzurra di migliore scalatore è sua. Se la merita, dopo tutte le fatiche che ha fatto. Per un giorno ha anche indossato la maglia rosa. È un abruzzese, caparbio, tenace, mai domo, uno sgobbone. Gli manca un pizzico di lucidità, ma se l’avesse non sarebbe Ciccone.

Torniamo a Vingegaard

La maglia rosa, al suo quinto successo di tappa (tutte in salita), ha quindi vinto il Giro. Questa domenica 31 maggio, con la passerella di Roma nel circuito del Circo massimo e dei Fori imperiali, avrà certificazione ufficiale con la benedizione della Città Eterna e del Cupolone.

Una conquista importante per il danese che può quindi entrare nell’esclusivo club della Tripla Corona, riservato ai fuoriclasse che in carriera hanno centrato almeno una volta Giro, Tour e Vuelta. Vingegaard è l’ottavo dopo Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault, Contador, Nibali e Froome. Piccolo dettaglio: il suo storico rivale, Tadej Pogacar, in questa prestigiosa galleria di campioni non è ancora entrato. Gli manca infatti la Vuelta spagnola. Sicuramente prima o poi la vincerà. ma per il momento il Cannibale sloveno deve fare ancora anticamera.

Un bel messaggio, quello che Vingo manda a Taddeo per il prossimo Tour. Che più o meno suona così: stai in campana, caro amico. Tu sei fortissimo, lo sappiamo. Ma io in Francia non verrò a fare la comparsa. Sono tornato forte come ai bei tempi. Quindi se vuoi davvero vincere il tuo quinto Tour, te lo dovrai sudare.

Si vedrà, tutto è possibile

Certo sulle nostre montagne il danese si è confermato come uno degli scalatori più forti della sua generazione. L’impressione è che stia ancora crescendo. Comunque sprizza felicità da tutti i pori: “Avere la maglia rosa a Roma per me è davvero speciale. Ma arrivare qui da solo è stato bellissimo. Ho cercato di godermi ogni metro fino alla fine. Godermi il pubblico e la folla, anche per onorare questa gente colpita dal terremoto. Le salite italiane sono diverse da quelle francesi, ma ho avuto delle buone risposte e sono quindi molto contento”, ha concluso la maglia rosa

Un campione molto particolare, Jonas Vingegaard. Umile e forte allo stesso tempo con i suoi 53 successi in carriera, tra cui due Tour de France (2022-2023) e la Vuelta 2025. Una persona semplice che ama i rituali come baciare la fede le foto dei sui cari che ha sul telaio. Dopo ogni tappa, telefona alla moglie, Frida a cui dice di salutare anche i piccoli Frida e Hugo. Non è nato ricco e neppure benestante. E viene chiamato “Re Pescatore” perché nel 2016 ha lavorato in un mercato del pesce della Danimarca.

Turno dell’alba: dalle 6 alle 13. E nel pomeriggio gli allenamenti. È uno insomma che viene dalla gavetta. Che ha costruito la sua carriera pezzo dopo pezzo, salita dopo salita. Non a caso, quando gli chiedono cosa avrebbe voluto fare al posto del ciclista, risponde che gli sarebbe piaciuto fare il falegname.

“Ma anche in bottega bisogna lavorar sodo” conclude Vingo. “ E comunque preferisco la luce e gli spazi aperti. Come l’orizzonete in montagna, quando le gambe girano e ti sembra di andare più veloce delle nuvole”.

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