K-Beauty, la nuova fase della skincare coreana
di Monica Melotti
4' di lettura
4' di lettura
Per anni è stata sinonimo di routine elaborate, packaging accattivanti e prodotti diventati virali sui social. Oggi, però, la K-Beauty sta cambiando pelle. La cosmetica coreana entra in una seconda fase evolutiva, in cui il focus si sposta dall’estetica alla sostanza: ricerca dermatologica, biotecnologia e ingegneria formulativa diventano i nuovi driver del settore.
Secondo i dati del governo coreano, nel 2025 le esportazioni di cosmetici hanno raggiunto circa 11,4 miliardi di dollari, confermando il ruolo del Paese come uno dei principali attori globali nel settore beauty.
Dalla tendenza culturale alla cosmetica avanzata
La skincare coreana, inizialmente percepita in Europa come un fenomeno pop e digitale, si sta progressivamente affermando come un modello scientifico di riferimento. «I laboratori coreani integrano oggi discipline come biotecnologia e dermatologia applicata per sviluppare prodotti che non si limitano a migliorare l’aspetto della pelle. Intervengono anche sui meccanismi fisiologici che ne regolano equilibrio e funzionalità», spiega Vittoria Elia, fondatrice di Boramori, con un percorso professionale atipico: dalla formazione giuridica alla cosmetica coreana dopo un viaggio a Seoul. «Questo cambio di paradigma si riflette anche nella comunicazione: meno storytelling legato al “trend”, più attenzione a test clinici, qualità delle formulazioni».
Un approccio preventivo alla cura della pelle







