Moda

Lusso in chiaroscuro dopo i conti. A Parigi vola Kering, ma scivola Hermes

Il mercato approfitta l'andamento migliore delle attese della Maison di Gucci. La casa della Birkin sconta invece la mancanza di segnali di ripresa dell'attività in Cina

FILE PHOTO: The logo of fashion house Gucci is seen outside a store in Cannes, France, May 16, 2024. REUTERS/Sarah Meyssonnier/File Photo REUTERS

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(Il Sole24 Ore Radiocor) - Giornata in chiaroscuro per il lusso dopo i conti delle grandi Maison di Parigi. Kering vola in Borsa dopo i numeri del secondo trimestre che hanno registrato una crescita del fatturato dopo diversi anni difficili e con un calo dei ricavi di Gucci inferiore alle attese, che fanno ben sperare sulla ripresa del principale marchio del gruppo. Il mercato accoglie invece freddamente i conti di Hermes.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Nel dettaglio, Kering - che controlla anche marchi come Yves Saint Laurent e Balenciaga - impegnato in un profondo processo di trasformazione, ha registrato un lieve aumento delle vendite nel secondo trimestre, interpretato come un segnale dell'efficacia della nuova strategia annunciata dal nuovo ceo Luca De Meo. Tra aprile e giugno, il fatturato del gruppo controllato dalla famiglia Pinault è cresciuto dell'1% a 3,65 miliardi di euro, dopo il calo registrato nel primo trimestre. Nel complesso del semestre, tuttavia, i conti restano in rosso: tra l'inizio di gennaio e la fine di giugno l'utile netto è sceso di oltre il 60%, attestandosi a 189 milioni di euro, a causa di componenti straordinarie. Le vendite del marchio di punta Gucci (che contribuisce per circa la metà degli utili) hanno continuato a diminuire nel secondo trimestre, ma con un calo meno marcato rispetto ai primi tre mesi dell'anno: le vendite comparabili sono diminuite del 2%, gli analisti si aspettavano un calo di circa il 3,3%. Il marchio ha registrato un miglioramento in tutte le aree geografiche rispetto ai tre mesi precedenti, guidato dal Nord America.

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Gli analisti di Capital Markets evidenziano in particolare un miglioramento dei margini «superiore alle attese», una tendenza che, a loro avviso, dovrebbe proseguire nella seconda metà dell'anno, con il management che «sembra fiducioso nella propria capacità di ridurre i costi operativi previsti» entro fine esercizio. Nel complesso, gli esperti parlano di una «prima stabilizzazione» del gruppo «sotto la nuova gestione». A quasi un anno dal suo arrivo alla guida di Kering, l'amministratore delegato Luca de Meo ha avviato una serie di interventi per rilanciare un gruppo che faticava a operare in un mercato del lusso in forte rallentamento. Tra le misure annunciate a metà aprile figurano l'ottimizzazione della rete commerciale – con la chiusura di 84 negozi –, la riduzione delle scorte, il taglio del numero di fornitori e una riorganizzazione interna. La vendita del beauty, poi, ha permesso di ridurre il debito. Dal canto loro, gli analisti di Jefferies sottolineano che il risultato operativo è stato «superiore del 6% alle previsioni grazie ai risparmi sui costi».

Scivola Hermes

Brutta giornata invece per il gruppo Hermes a Parigi, dopo la pubblicazione di risultati complessivamente in linea con le attese degli investitori, ma senza segnali di ripresa dell'attività in Cina, mercato strategico per la società.

Sebbene le vendite siano aumentate del 4,8% su base annua nel secondo trimestre, il presidente e amministratore delegato del gruppo, Axel Dumas, ha dichiarato di non vedere «ancora una ripresa strutturale» del mercato cinese, in rallentamento da alcuni mesi dopo aver sostenuto a lungo la crescita delle vendite dell'intero settore del lusso. La maison parigina, produttrice della celebre borsa Birkin, ha realizzato nel trimestre chiuso a giugno un fatturato di 4,09 miliardi di euro (4,66 miliardi di dollari), con una crescita organica del 6,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Nel primo trimestre il gruppo aveva registrato un aumento dei ricavi del 5,6%. Hermes ha spiegato che la performance è stata sostenuta dalla crescita in tutte le aree geografiche, ad eccezione del Medio Oriente, penalizzato dai conflitti in corso. Tuttavia, i ricavi nella regione Asia-Pacifico, escluso il Giappone ma inclusa la Cina, sono aumentati del 2,5% su base annua, solo marginalmente superiori al ritmo di crescita registrato nei primi mesi dell'anno.

«Il gruppo non è riuscito a fornire prove di una ripresa in Cina», hanno scritto gli analisti di Citi in una nota. Da inizio anno le azioni hanno lasciato sul terreno circa il 27%.

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