La riforma

L’accordo biennale sarà in prima fila nel Codice tributario

Il traguardo finale per la delega fiscale con il passaggio in Consiglio dei ministri

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Nel Codice tributario ci sarà un posto anche per il concordato preventivo biennale (Cpb). Il lungo e complesso (soprattutto per le modifiche normative senza soluzione di continuità) lavoro della commissione di esperti, che sta cercando di mettere ordine nel ginepraio di regole del fisco italiano, intravede l’orizzonte temporale del traguardo. A delinearlo è stato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo durante l’audizione in Commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria: «L’epilogo della riforma fiscale saràil codice tributario su cui stiamo lavorando e penso che entro il mese di ottobre saremo in grado di portare il testo in Consiglio dei ministri».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La rotta tracciata

Sarà una sorta di punto di caduta di tutta la delega. Proprio il testo della legge 111/2023, ossia quella che fissa il perimetro della riforma, ha previsto di arrivare a un unico riferimento in grado di raccogliere le disposizioni tributarie. Con tanto di finalità messe nero su bianco: «Semplificare il sistema tributario e accrescere la chiarezza e la conoscibilità delle norme fiscali, la certezzadei rapporti giuridici e l’efficienza dell’operato dell’amministrazione finanziaria». Detto in altri termini: certezza del diritto. Un’espressione che rappresenta quasi una chimera per i contribuenti e per i professionisti, che ogni giorno sono alle prese con la difficoltà di muoversi in un quadro spesso difficile da interpretare a causa di incoerenze o assenza di linearità per interventi legislativi succedutisi nel tempo.

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L’assetto

Per tutte queste ragioni il Codice tributario rappresenta un punto di svolta. L’impostazione sarà quella anticipata da Leo nell’audizione: «Sarà strutturato in una parte generale, dove saranno racchiuse le disposizioni sullo statuto del contribuente sull’accertamento, la riscossione, le sanzioni, il contenzioso e una parte speciale che sostanzialmente sarà rappresentata dai testi unici sia per le imposte dirette per l’Iva per i tributi minori e via dicendo». Proprio nella parte generale entrerà anche l’istituto del concordato preventivo, che ha assistito dalla sua creazione a una messa a punto continua per cercare di aumentarne o confermarne l’appeal.

Del resto, il meccanismo di proposta del reddito da parte dell’amministrazione finanziaria a una platea complessiva di 2,7 milioni di imprese e autonomi soggetti a pagelle fiscali (Isa) è strutturale. Dunque, la prospettiva (o almeno la volontà politica attuale) è quella di farlo rimanere nel tempo. E non è un caso se l’attuazione della delega con i 21 decreti legislativi (correttivi inclusi) e 8 Testi unici abbia investito in termini di costruzione e spiegazione sul concordato e sull’adempimento collaborativo (la cooperative compliance) nel tentativo di cambiare il rapporto tra Fisco e contribuenti.

Anche l’idea dei Testi unici, che si pongono come propedeutici al Codice, risponde al tentativo di fare ordine e cercare di fare chiarezza nel rapporto con l’amministrazione finanziaria. Come anticipato, i Testi unici nel Codice rimarranno nella parte speciale, perché saranno la bussola per determinare i singoli prelievi: dal calcolo della base imponibile alla determinazione dell’imposta.

Le tempistiche

Ci sarà un tempo di decantazione di un anno prima dell’entrata in vigore del Codice. Se non cambierà nulla, quindi, i Testi unici entreranno in vigore dal 1° gennaio 2027 e il Codice tributario diventerà operativo dal 2028. In questo modo, tutto il sistema avrà tempo di prendere confidenza con il nuovo contenitore normativo.

Anche se, a ben vedere, la “metabolizzazione” richiederebbe una tregua normativa, uno stop alle nuove norme che mal si concilia con l’avvicinarsi della legge di Bilancio (l’ultima della legislatura). Per rendersene conto basta considerare la mole di proposte, idee e intenzioni dei partiti, che puntano proprio sul fisco nel tentativo di incassare poi un dividendo elettorale in vista del rinnovo del Parlamento.

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