L’AI accelera la fabbrica intelligente, ma le imprese italiane faticano a tenere il passo
Le aziende adottano singoli progetti, senza affrontare il tema in termini di sistema di ungo periodo. L’intelligenza artificiale offre l’opportunità di sviluppo, ma non sempre i dati vengono utilizzati a dovere
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L’intelligenza artificiale bussa alle porte delle fabbriche italiane. Ma non tutte sono pronte ad aprire. È il quadro che emerge dall’ultimo report dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, una fotografia in chiaroscuro di un’industria che riconosce il potenziale delle nuove tecnologie ma stenta a tradurlo in strategia.
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I numeri raccontano una storia di due Italie industriali. Tra le grandi aziende, il 71% ha avviato almeno un progetto di Industrial IoT, fatto di sensori, macchinari connessi, piattaforme di monitoraggio. Tra le medie imprese la quota scende al 59%. Ma il divario più significativo riguarda la visione di lungo periodo: solo il 29% delle grandi aziende e appena il 6% delle medie ha strutturato programmi pluriennali che coinvolgono più dipartimenti.
«Rimane un gap importante sul fronte delle strategie industriali alla base dei progetti», annotano i ricercatori del Politecnico. La maggioranza delle iniziative - il 41% tra le grandi imprese, il 69% tra le medie - resta confinata a interventi “spot”, progetti puntuali su singole linee o macchine, senza una regia d’insieme.
Il paradosso è che le fabbriche italiane producono dati in quantità crescenti, ma spesso non sanno cosa farsene. Nessuna media impresa dichiara di rielaborare in modo avanzato le informazioni generate dai propri sistemi IoT: neanche un quarto delle grandi aziende lo fa, il resto si limita a un utilizzo «in forma grezza» o, peggio, lascia i dati inutilizzati.
Quando i dati vengono effettivamente impiegati, l’uso prevalente è diagnostico: monitorare le prestazioni e capire quando intervenire per manutenzione. L’analisi predittiva, mirata ad anticipare guasti, ottimizzare consumi, prevedere la domanda, riguarda solo un terzo delle aziende attive. L’utilizzo adattivo, quello che consente ai sistemi di modificare automaticamente i processi in tempo reale, resta marginale: appena il 4%.


