Intelligenza artificiale

L’AI agentica mira al salto di qualità con l’ingresso nei processi aziendali

Il valore si sposta dalla generazione di contenuti all’esecuzione dei processi. Cresce l’interesse delle imprese, ma l’adozione in Italia resta limitata

 EPA

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Un cambio di pelle. Dopo la stagione dell’AI generativa, capace di produrre testi, immagini e codice su richiesta, si apre quella dell’AI agentica: sistemi progettati non soltanto per rispondere a un comando, ma per interpretare un obiettivo, pianificare una sequenza di attività e svolgerla autonomamente interagendo con software, documenti e basi dati. È un passaggio che può modificare profondamente l’organizzazione delle imprese, perché sposta il valore dall’assistenza alla capacità di esecuzione.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il mercato, tuttavia, è in una fase iniziale. «Non è ancora un fenomeno pienamente stabilizzato: si tratta di un’area in forte evoluzione e sperimentazione», osserva Alberto Beretta, partner di Bip. «Ci sono numerose dichiarazioni e progetti in corso e una forte crescita dell’interesse e dell’adozione, ma gli use case realmente consolidati sono ancora limitati».

Loading...

Anche i numeri fotografano una tecnologia che cresce rapidamente, ma parte da una base contenuta. Secondo l’Istat il 16,4% delle imprese con almeno dieci addetti utilizza tecnologie di intelligenza artificiale, una quota raddoppiata rispetto all’8,2% del 2024 e più che triplicata rispetto al 5% del 2023. La media europea – questi sono dati Eurostat – si colloca attorno al 20%, mentre Paesi come Danimarca, Finlandia e Svezia viaggiano su livelli sensibilmente superiori.

Il divario emerge soprattutto osservando la dimensione aziendale. Nelle grandi imprese italiane (sempre dati Istat) l’adozione raggiunge il 53,1%, mentre tra le Pmi si ferma al 15,7%. È proprio qui che, secondo Beretta, si concentra il maggiore potenziale di trasformazione. «L’Italia è in una fase non matura, ma in accelerazione. L’AI agentica ha il potenziale di cambiare il paradigma operativo, soprattutto per le Pmi». Il motivo è legato anche alla struttura del tessuto produttivo nazionale. «Molte aziende sono ancora poco strutturate digitalmente e questo rende l’AI un possibile acceleratore della trasformazione». I benefici attesi riguardano l’efficienza dei processi, il supporto alle decisioni, la riduzione dei costi e l’automazione delle attività più complesse.

Per le grandi aziende, invece, il ruolo dell’AI agentica assume una dimensione diversa. «L’AI viene vista come uno strumento per migliorare il lavoro del management, supportare le decisioni strategiche e guidare la definizione delle strategie aziendali», spiega Beretta. «Non sostituisce il management, ma lo potenzia attraverso raccolta dati, analisi e supporto decisionale».

Se l’adozione dell’AI è ormai in crescita, quella degli agenti intelligenti resta ancora limitata. Tra le grandi imprese gli agenti AI integrati risultano adottati dall’8,4% delle aziende, mentre un ulteriore 16,8% è in fase di sperimentazione. Per le soluzioni sviluppate su misura la quota scende al 5,3%, con il 13,7% in fase pilota. Dati che confermano come il mercato sia ancora in costruzione, pur indicando un’accelerazione nel breve periodo.

Le prospettive internazionali vanno nella stessa direzione. Secondo McKinsey il 62% delle organizzazioni sta già sperimentando agenti AI. Gartner stima che entro il 2028 un terzo delle applicazioni aziendali incorporerà funzionalità agentiche e che il 15% delle decisioni operative quotidiane sarà affidato a questi sistemi.

La diffusione non sarà uniforme. In Italia i comparti più avanzati nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale sono l’Ict, con un tasso di adozione del 53%, l’audiovisivo (49,5%) e le telecomunicazioni (37,3%). Tra le grandi imprese emergono inoltre banking, assicurazioni, utilities ed energia, comparti caratterizzati da elevata intensità di dati e processi complessi.

Nel caso delle Tlc il rapporto con l’AI agentica è duplice. «Può vedere le Telco sia come ambiente di applicazione sia come mezzo di distribuzione dell’AI», osserva Beretta. Da una parte gli operatori possono usare gli agenti per automatizzare reti, assistenza e gestione operativa; dall’altra possono diventare la piattaforma attraverso cui rendere scalabili i servizi di AI per imprese e cittadini.

Accanto agli aspetti industriali si rafforza anche il tema della sovranità tecnologica. L’Europa continua infatti a dipendere in misura significativa da infrastrutture e piattaforme sviluppate fuori dai propri confini, mentre la crescita dell’AI rende sempre più strategico il controllo dei dati e delle capacità di calcolo. Le iniziative avviate dalla Commissione Ue sul fronte dei semiconduttori e dei data center puntano proprio a rafforzare l’autonomia industriale del continente.

Loading...

Resta però un ritardo competitivo rispetto ai principali concorrenti globali. «Usa e Cina sono più avanzati e dinamici», sottolinea Beretta. L’Europa, invece, «presenta livelli di maturità molto differenti tra i vari Paesi e manca ancora una piena integrazione». Quanto all’Italia, conclude, «al momento attende gli eventi». Comunque, aggiunge Carlo Nardello, docente dell’Università di Roma La Sapienza, «l’AI agentica non è un upgrade del software ma un cambio di catena di comando. E in Italia il rischio che si evidenzia in vari studi non è restare indietro sulla tecnologia, ma restare indietro sulla governance di chi decide cosa un algoritmo può fare da solo».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti