L’AI agentica mira al salto di qualità con l’ingresso nei processi aziendali
Il valore si sposta dalla generazione di contenuti all’esecuzione dei processi. Cresce l’interesse delle imprese, ma l’adozione in Italia resta limitata
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Un cambio di pelle. Dopo la stagione dell’AI generativa, capace di produrre testi, immagini e codice su richiesta, si apre quella dell’AI agentica: sistemi progettati non soltanto per rispondere a un comando, ma per interpretare un obiettivo, pianificare una sequenza di attività e svolgerla autonomamente interagendo con software, documenti e basi dati. È un passaggio che può modificare profondamente l’organizzazione delle imprese, perché sposta il valore dall’assistenza alla capacità di esecuzione.
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Il mercato, tuttavia, è in una fase iniziale. «Non è ancora un fenomeno pienamente stabilizzato: si tratta di un’area in forte evoluzione e sperimentazione», osserva Alberto Beretta, partner di Bip. «Ci sono numerose dichiarazioni e progetti in corso e una forte crescita dell’interesse e dell’adozione, ma gli use case realmente consolidati sono ancora limitati».
Anche i numeri fotografano una tecnologia che cresce rapidamente, ma parte da una base contenuta. Secondo l’Istat il 16,4% delle imprese con almeno dieci addetti utilizza tecnologie di intelligenza artificiale, una quota raddoppiata rispetto all’8,2% del 2024 e più che triplicata rispetto al 5% del 2023. La media europea – questi sono dati Eurostat – si colloca attorno al 20%, mentre Paesi come Danimarca, Finlandia e Svezia viaggiano su livelli sensibilmente superiori.
Il divario emerge soprattutto osservando la dimensione aziendale. Nelle grandi imprese italiane (sempre dati Istat) l’adozione raggiunge il 53,1%, mentre tra le Pmi si ferma al 15,7%. È proprio qui che, secondo Beretta, si concentra il maggiore potenziale di trasformazione. «L’Italia è in una fase non matura, ma in accelerazione. L’AI agentica ha il potenziale di cambiare il paradigma operativo, soprattutto per le Pmi». Il motivo è legato anche alla struttura del tessuto produttivo nazionale. «Molte aziende sono ancora poco strutturate digitalmente e questo rende l’AI un possibile acceleratore della trasformazione». I benefici attesi riguardano l’efficienza dei processi, il supporto alle decisioni, la riduzione dei costi e l’automazione delle attività più complesse.
Per le grandi aziende, invece, il ruolo dell’AI agentica assume una dimensione diversa. «L’AI viene vista come uno strumento per migliorare il lavoro del management, supportare le decisioni strategiche e guidare la definizione delle strategie aziendali», spiega Beretta. «Non sostituisce il management, ma lo potenzia attraverso raccolta dati, analisi e supporto decisionale».


