L’AI nella teoria di Keynes
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Sono trascorsi 80 anni da quando ci ha lasciato l’economista John Maynard Keynes, ma le sue idee, conservate nelle sue opere, sono ancora attuali.
Chiedilo al Sole
Nel saggio del 1930, Economic Possibilities for our Grandchildren (Keynes, 2010), Keynes formula un’interessante previsione: l’incremento della produttività legata al progresso tecnologico avrebbe consentito che in 100 anni (quindi entro il 2030), non ci sarebbe stato più il problema economico, inteso come lo sforzo per soddisfare i bisogni essenziali.
In particolare, secondo Keynes, i lavoratori avrebbero lavorato molto poco, circa 15 ore settimanali, per soddisfare i propri bisogni e pertanto, il problema non sarebbe stato più rappresentato dal lavoro ma da come impiegare il tempo libero.
Siamo ormai prossimi al 2030, la previsione di Keynes non si è realizzata, infatti le ore di lavoro non si sono significativamente ridotte, ma il tema sollevato è molto attuale in quanto l’Intelligenza Artificiale (AI) è oggetto di discussione per i suoi potenziali effetti negativi sul mercato del lavoro, conducendo alla tanto temuta tesi della ‘disoccupazione tecnologica’.
Infatti, la discussione relativa all’impatto dell’innovazione sul mercato del lavoro nella letteratura è abbastanza vivace (Vivarelli, 1995): da un lato, l’innovazione può consentire di ottenere lo stesso livello di produzione con meno lavoro, determinando l’effetto negativo definito effetto spiazzamento; dall’altro lato, ridurre il fattore lavoro vuol dire sostenere meno costo misurato dai salari e tale riduzione potrebbe consentire una riduzione del prezzo di vendita del bene finale, in un mercato competitivo, che potrebbe stimolare la domanda con effetto positivo sul fattore lavoro, effetto compensazione. Anche in un mercato non competitivo, potremmo osservare l’effetto compensazione: infatti, in questo caso, l’imprenditore non trasferisce la riduzione dei costi sui prezzi ma i maggiori profitti potrebbero essere investiti per maggiore innovazione in futuro. Comunque, l’effetto finale dell’innovazione sul lavoro non è chiaro, in quanto esso dipende da diversi elementi come il grado di concorrenza sul mercato e dal grado di elasticità della domanda.

