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L’Archivio della Biennale di Venezia trova casa all’Arsenale

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L’archivio per La Biennale di Venezia costituisce parte del suo patrimonio. Le carte, i documenti, le lettere e i messaggi, insieme ad altri fondi che li integrano e completano, consentono di ricostruire i rapporti e i processi creativi di esposizioni, mostre, festival. La fototeca (migliaia di lastre, stampe, negativi e immagini digitali), la mediateca (tutta la documentazione audio e video delle attività), la collezione dei manifesti, il fondo artistico e la raccolta documentaria con le rassegne stampa, infine la biblioteca che raccoglie più di 180mila tra cataloghi, volumi rari e riviste: tutto questo costituisce l’asset che custodisce la memoria dell’istituzione. È unico al mondo proprio per la sua eterogeneità e soprattutto perché è rivolto contemporaneamente a sei diversi settori dell’arte (arte, architettura, cinema, danza, musica, teatro), che La Biennale sviluppa in modo permanente per adempiere alla propria missione istituzionale. Lo statuto dell’istituzione considera inoltre l’archivio il settimo Settore di Attività, accanto ai primi sei, affidandone la cura e lo sviluppo agli stessi Direttori artistici. Per questo l’Asac (Archivio Storico delle Arti Contemporanee), avviato fin dalla prima Esposizione del 1895 e divenuto istituto e poi settore autonomo a partire dal 1928, oggi è un vero e proprio Centro Internazionale per la Ricerca sulle Arti Contemporanee. Il suo patrimonio si arricchisce costantemente grazie ai materiali che vi confluiscono al termine di ogni manifestazione, generando materia viva e in continua evoluzione per studenti, ricercatori, artisti e curatori chiamati a interpretare il presente e a immaginare i progetti futuri. All’interno si sviluppano un College di scrittura, il programma “Scrivere in residenza”, workshop, incontri e progetti di ricerca realizzati anche in relazione con altre istituzioni culturali e Università. Tutte queste attività si fondano sul principio dell’“imparare facendo”, secondo il quale ogni percorso di studio deve tradursi nella produzione di un risultato concreto. La ricerca è infatti strettamente connessa alle attività di produzione del Centro e trova espressione in molteplici forme: dai prodotti editoriali - tra questi la Rivista della Biennale di Venezia, rilanciata nel 2024 - alle mostre curate dai Direttori artistici nell’ambito delle loro attività e successivamente inserite in circuiti espositivi nazionali e internazionali. A queste si affiancano i progetti speciali come È il vento che fa il cielo, avviato in occasione delle celebrazioni per l’anniversario della morte di Marco Polo, che ha ripercorso le tappe del suo viaggio attraverso la realizzazione di mostre nelle principali città da lui raggiunte. Altri progetti speciali sono quelli di carattere interdisciplinare come “La Biennale della Parola”, da cui sono nate le serate dedicate al commento di Meister Eckart al Vangelo di Giovanni e il progetto Arcipelago Battiato. Queste esperienze, insieme ad altre già realizzate o attualmente in fase di progettazione, testimoniano la vocazione del Centro a coniugare ricerca, formazione e produzione culturale in un unico processo creativo.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Nei prossimi mesi i Fondi saranno trasferiti dalla sede attualmente in terraferma presso il Vega, Parco Scientifico Tecnologico di Marghera, dove in questi anni sono stati custoditi in sicurezza, catalogati e restaurati. Il trasferimento avverrà senza interrompere la concomitante consultazione e fruizione da parte del pubblico nei nuovi spazi all’Arsenale recentemente restaurati e presentati la scorsa settimana. Anche l’Archivio, dunque, così come la Biblioteca che dal 2009 ha sede nel Padiglione Centrale ai Giardini, troverà collocazione nel cuore delle Mostre e delle attività di Danza Musica e Teatro, in corrispondenza e osmosi ancora più forte con l’attività corrente che in archivio diviene memoria per rigenerarsi in futuro. Oltre 8000 mq di nuovi spazi rispondono perfettamente alle esigenze delle diverse anime dell’archivio/centro di ricerca. Essi comprendono ampie aree di deposito e conservazione, affiancate da piccoli laboratori di restauro e lavoro. Le dimensioni degli spazi – con oltre 8 km di scaffali solo per un primo riferimento - garantiscono non solo la gestione e la valorizzazione dei fondi già conservati, ma anche la possibilità di accogliere archivi di terzi, assicurandone la corretta conservazione, il trattamento e la consultazione. I nuovi ambienti consentono inoltre di moltiplicare il numero di postazioni destinate alla ricerca e immaginare anche spazi dedicati a residenze di più lungo periodo. Infine, uno spazio multifunzionale sarà destinato alle attività di produzione culturale, incontri, workshop e iniziative pubbliche. Questo restauro completa un percorso avviato dalla Biennale di Venezia più di 26 anni fa, che ha consentito di riqualificare e riaprire al pubblico in via permanente la porzione monumentale dell’Arsenale di Venezia. I nuovi spazi dell’archivio, che erano il Magazzino del Ferro e l’Edificio dei Congegnatori e Aggiustatori, continueranno a essere “Fabbrica” ma una fabbrica del futuro attraverso la ricerca, compiendo così lo scopo istituzionale della Biennale di Venezia, ovvero “promuovere a livello nazionale e internazionale, in piena libertà di idee e forme espressive, la ricerca e la documentazione nel campo delle arti contemporanee mediante attività stabili di ricerca nonché manifestazioni, sperimentazioni e progetti”.

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