America Latina

L’Argentina emette titoli del Tesoro in pesos per ricostruire riserve valutarie

Si chiama “Bonte”, è un titolo a tasso fisso quinquennale. L’Argentina annuncia l’emissione di titoli del Tesoro in pesos per rafforzare le riserve valutarie e favorire la ripresa economica, in un contesto di miglioramento delle variabili macroeconomiche. Il governo mira a smantellare controlli finanziari e a far circolare la ricchezza informale nel sistema bancario

di Roberto Da Rin

Il Presidente argentino Javier Milei e la  Vice Presidente Victoria Villarruel  (Photo by TOMAS CUESTA / AFP)

2' di lettura

I punti chiave

  • La scelta del governo Milei è necessaria per ricostituire le riserve in valuta
  • Il ministro dell’Economia, Caputo: «Riacquistato l’accesso ai mercati internazionali»
  • Il Fmi, poche settimane fa, ha erogato un prestito di 12 miliardi di dollari

2' di lettura

L’Argentina ci riprova. Il governo di Javier Milei ha annunciato la prima emissione di titoli del Tesoro denominati in pesos. L’emissione di obbligazioni del Tesoro, a tasso fisso quinquennale, è per un importo massimo di 1 miliardo di dollari. Il “Bonte” potrà essere acquistato in dollari; il suo tasso di cambio sarà determinato al momento dell’emissione.

La misura rivolta agli investitori stranieri mira a ricostituire le riserve di valuta estera dell’Argentina per soddisfare i requisiti del Fondo monetario internazionale che poche settimane fa ha erogato al Paese una prima tranche di 12 miliardi di dollari su un prestito complessivo di 20 miliardi di dollari.

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Il ministro dell’Economia Luis Caputo, su X, ha dichiarato: «L’Argentina ha riacquistato l’accesso ai mercati internazionali per rifinanziare il suo capitale di debito in valuta locale». E ha aggiunto: «E’ qualcosa che la maggior parte dei Paesi fa normalmente, ma che non è stato possibile per l’Argentina a causa del crollo economico che ha ereditato».

Il Governo di Milei cerca riconoscimenti internazionali dopo che alcune variabili macroeconomiche, tra cui l’inflazione, sono migliorate. I costi sociali sono altissimi e l’Argentina rimane un Paese politicamente spaccato, con una marcata polarizzazione.

La scorsa settimana il governo ha annunciato un Piano ribattezzato “Colchon”, materasso. L’Argentina, va ricordato, è un Paese con un sistema bancario di cui i propri cittadini non si fidano affatto e per questo i risparmi in dollari sono proverbialmente tenuti sotto il materasso e l’idea del governo sarebbe quelli di “movimentarli”, in consumi e investimenti.

Le misure sono quindi mirate a smantellare i controlli e la tracciabilità delle transazioni finanziarie. L’obiettivo è far circolare il denaro fuori dal sistema.

Vi è un’ingente ricchezza fuori dal sistema dell’ufficialità: secondo varie stime si parla di una cifra compresa tra i 200 e i 400 miliardi di dollari. Più precisamente il governo sta lavorando a una nuova fase del suo programma economico mirata a modificare il sistema di rendicontazione fiscale . L’obiettivo principale è garantire che i dollari detenuti dai risparmiatori informali diventino parte del sistema bancario e vengano utilizzati per consumi, investimenti e/o moltiplicazione del credito. E’ stato presentato come un piano di semplificazione, approvato dal Fondo monetario internazionale. Si tratta, in altre parole, di una strategia del team economico per iniettare dollari nell’economia e trovare nuove soluzioni per coprire il crescente deficit delle partite correnti.

I Tango bond

Il ritorno sui mercati obbligazionari rimanda alla drammatica vicenda dei tango bonds e al default dell’Argentina avvenuto tra il 2001 e il 2002. I risparmiatori italiani rimasti impigliati furono 450mila e in quell’occasione anche le banche italiane vennero accusate di aver venduto al dettaglio titoli ad alto rischio.

Molti anni dopo, il 21 aprile 2016 venne sigliato a New York l’accordo internazionale tra la Repubblica Argentina e l’Associazione Tfa (Task force Argentina), con cui lo Stato latinoamericano si è impegnato a risarcire gli obbligazionisti sottoscrittori dei Tango Bonds. Dopo lunghe e complesse negoziazioni il Ministero del Tesoro argentino e la Tfa (che aveva ricevuto mandato da parte di migliaia di obbligazionisti italiani per agire nei confronti del Tribunale arbitrale dell’Icsid), hanno raggiunto l’accordo che ha consentito ai risparmiatori il recupero del 150% del valore nominale delle obbligazioni originariamente sottoscritte.

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