Manie

L’arte nello Swatch: più una tela per la creatività che un asset da collezione

Tutti in coda per Royal Pop: l’orologio da tasca in bioceramica. Le quotazioni raramente superano i 250-500 euro

di Teresa Scarale

Swatch modello Keith Haring Courtesy Swatch

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Risale alla settimana scorsa la notizia della ressa (o rissa?) in piazza Gae Aulenti a Milano fra chi era in coda per accaparrarsi un «Royal Pop», l’orologio da tasca in bioceramica nato dalla collaborazione fra Audemars Piguet e Swatch, in omaggio all’iconico Royal Oak, lanciato da AP nel 1972, e agli Swatch Pop, risalenti agli anni ’80.

L’accostamento – ispirato ai toni scanzonati della Pop Art – potrebbe fare (e ha fatto) alzare il sopracciglio ai puristi.

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Ma quello fra Swatch e mondo dell’arte è un legame molto più profondo, puntellato di nomi come Keith Haring, Sam Francis, Valerio Adami, Mimmo Rotella, Kiki Picasso (ma l’elenco è lunghissimo, con presenza di ‘insospettabili’, per esempio Renzo Piano).

Tutte produzioni limitate, non più acquistabili sul mercato primario ma solo sulle piattaforme di rivendita e anche, occasionalmente, in asta.

Lo Swatch Sam Francis bis

Tutti pazzi per i segnatempo iconici

“Gli Swatch, anche quelli più rari e frutto delle collaborazioni artistiche più prestigiose, non sono orologi costosi, non sono paragonabili ai segnatempo dei grandi marchi di lusso.

Sono però indubbiamente un oggetto divertente e iconico, che può diventare porta di ingresso per il collezionismo maggiore” dice Domenico Cecconi, specialista del dipartimento orologi di Cambi Aste, che nel maggio 2022 organizzò una vendita online dedicata proprio agli Swatch d’artista.

Le quotazioni, prosegue l’esperto, raramente superano i 250-500 euro, ma deve trattarsi di lotti in condizioni impeccabili, ancora confezionati e mai aperti.

Poi, possono esserci picchi come quello dei 1.100 euro pagati nel dicembre 2023 per uno “Swatch Saz 101 Tresor Magic OC”, sempre da Cambi Aste.

Ad ogni modo, per Cecconi, ciò che vale è “l’aspetto estetico dell’orologio che conta, nel successo di vendita, non tanto il fatto che faccia parte di una determinata collaborazione artistica piuttosto che di un’altra.

Esemplare degli otto Royal Pop Swatch - Audemars Piguet

Di “Swatch come tela per la creatività” parla Alessio Coccioli di Finarte, che non vuole annoverarlo in alcun modo fra i grandi orologi da collezione. Dello stesso avviso gli esperti de Il Ponte, che fino a oggi non li ha trattati mai nelle sue aste. Eppure, il brand è stato omaggiato a più riprese anche dalle case d’aste maggiori.

Nel 2019, Phillips tenne a Londra la mostra mercato «Swatch, The All It Takes Is The Will To Do It Exhibition», 200 pezzi. Fra i pezzi più ambiti figuravano il Tresor Magique Platinum Automatic, varie edizioni limitate tipo Magic Spell e C-Monsta on the Beach. E poi pezzi di Tachibana, Kurosawa e Troxler, con incursioni del mondo della moda (Vivienne Westwood).

Prima ancora, si era tenuta nel 2015 da Sotheby’s la favolosa asta di memorabilia Swatch provenienti dalla collezione di Marlyse Schmid e Bernard Muller, designer del team originale che creò tali oggetti del desiderio.

Erano mille orologi, inclusi 380 prototipi, più schizzi originali e disegni. Il tesoro plastico-cartaceo incassò un milione e 300 mila dollari.

Ne facevano parte anche le ambitissime serie «Swatch Art Special». Sotheby’s all’epoca omaggiò la casa fondata da Nicolas George Hayek riconoscendole che aveva “completamente trasformato una delicata situazione di mercato per l’intera industria”.

In coda a Milano

Ressa davanti al negozio Swatch di corso Vittorio Emanuele a Milano dove dalla mattina alle 10 del 16 maggio 2026 è iniziata la vendita di Royal Pop, il nuovo orologio da taschino creato da Swatch in collaborazione con Audemars Piguet. ANSA/MATTEO CORNER

Un’ancora per l’orologeria

Pienamente Millennial – essendo nato nel 1983 – lo Swatch salvò infatti l’orologeria svizzera dalla celebre «Crisi del Quarzo» che la attanagliò negli anni ’70-’80, in seguito alla rivoluzione tecnologica di Seiko.

Due le sue carte vincenti: prezzo contenuto e originalità. Pur essendo un prodotto innegabilmente di massa infatti, il successo dello Swatch viveva di edizioni limitate iper creative.

Le stesse che oggi fanno radunare nugoli di aspiranti compratori fuori dalle sue boutique.

 Compratori, non collezionisti: tutti gli esperti interpellati si rifiutano di parlare di collezionismo relativamente a fenomeni come quello del Royal Pop lanciato il 16 maggio 2026, evidenziandone solo l’hype social e la rischiosità in termini di posizionamento del brand di lusso coinvolto.

Volendo azzardare: l’operazione potrebbe essere anche vista come un tributo della grande orologeria svizzera al suo “salvatore”.

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