L’arte nello Swatch: più una tela per la creatività che un asset da collezione
Tutti in coda per Royal Pop: l’orologio da tasca in bioceramica. Le quotazioni raramente superano i 250-500 euro
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Risale alla settimana scorsa la notizia della ressa (o rissa?) in piazza Gae Aulenti a Milano fra chi era in coda per accaparrarsi un «Royal Pop», l’orologio da tasca in bioceramica nato dalla collaborazione fra Audemars Piguet e Swatch, in omaggio all’iconico Royal Oak, lanciato da AP nel 1972, e agli Swatch Pop, risalenti agli anni ’80.
L’accostamento – ispirato ai toni scanzonati della Pop Art – potrebbe fare (e ha fatto) alzare il sopracciglio ai puristi.
Ma quello fra Swatch e mondo dell’arte è un legame molto più profondo, puntellato di nomi come Keith Haring, Sam Francis, Valerio Adami, Mimmo Rotella, Kiki Picasso (ma l’elenco è lunghissimo, con presenza di ‘insospettabili’, per esempio Renzo Piano).
Tutte produzioni limitate, non più acquistabili sul mercato primario ma solo sulle piattaforme di rivendita e anche, occasionalmente, in asta.
Tutti pazzi per i segnatempo iconici
“Gli Swatch, anche quelli più rari e frutto delle collaborazioni artistiche più prestigiose, non sono orologi costosi, non sono paragonabili ai segnatempo dei grandi marchi di lusso.










