Focus

L’arte ucraina resiste alla guerra

La scena nel Paese è attiva grazie a molti autori che sono rimasti. Ora sono esposti in Biennali, mostre e gallerie

di Silvia Anna Barrilà

Ashfika Rahman, Than Para — No Land Without Us, 2025–ongoing, opera esposta nella mostra “Joy”, 2026

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Il messaggio che l’Ucraina lancia al mondo dalla mostra inaugurata a Venezia nei giorni di anteprima della Biennale e organizzata dal Pinchuk Art Center di Kiev è un messaggio di gioia sommessa, come dice il titolo “Still Joy”, di resilienza e resistenza alla guerra contro la Russia, iniziata già nel 2014 e diventata “invasione su larga scala” nel 2022. Ci sono i dipinti di Kateryna Aliinyk, classe 1998, che racconta i cambiamenti del paesaggio nel Donbas (da Jednostka Gallery, che la porterà al Gallery Weekend di Varsavia a settembre, prezzi 2.500-16 mila euro); c’è la realtà, ma anche i sogni degli abitanti di Mariupol nel video di Piotr Armianovski (non ha una galleria, prezzi 5-8 mila euro); ci sono i rave party a Kiev filmati da Roman Khimei e Yarema Malashchuk, tra gli artisti ucraini più interessanti del momento. Il duo è incluso anche nella mostra “Calicula” della Fondazione Inbetween Art Film, con una videoinstallazione ambientata in un futuro immaginario in cui la guerra è finita e anziani soldati russi rimpiangono (o nascondono) le proprie responsabilità, mentre il Museo Nacional Thyssen-Bornemisza di Madrid dedica loro una mostra fino al 21 giugno. In Italia sono stati già esposti durante Artissima da Recontemporary con “You Shouldn’t Have Seen This”, installazione multicanale che mostra il sonno di bambini ucraini rapiti dai russi e poi liberati (da Galerie Poggi, prezzi 2.500-40 mila euro).

La guerra “coautrice” delle opere

“La guerra per gli artisti ucraini non è solo un tema, è talmente insita in ogni aspetto della vita da diventare ‘coautrice’ delle opere” ha affermato Sofia Baldi Pighi, curatrice italiana che ha compiuto due viaggi studio nel Paese nel 2024-25 grazie ad un bando europeo. “Molto sentito è anche il desiderio di archiviare, per affinché non vengano cancellatere la memoria e l’identità del Paese”.

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Il conflitto è al centro anche della presentazione del Padiglione ucraino in Biennale (diversamente da altri padiglioni di paesi in guerra, che hanno ignorato la questione). In particolare, Zhanna Kadyrova, classe 1981, ha affrontato il tema della fragilità delle garanzie di sicurezza sancite dal Memorandum di Budapest del 1994, attraverso il racconto dell’evacuazione di una statua di cervo a forma di origami dal Donbas a Venezia. L’artista già dal 2012 lavora con Continua, che le ha appena dedicato una personale a San Gimignano. La sua carriera è in rapida crescita: nei prossimi mesi avrà mostre in Spagna, Germania, Paesi Bassi e Corea (prezzi 2-200 mila euro).

Altri artisti riconosciuti sono Alevtina Kakhidze, classe 1973, già esposta da Base a Milano, dove ha trasformato le testimonianze di guerra in un’opera lirica di suoni, colori e luce e Nikita Kadan (1982), che parla di memoria politica ed eredità sovietica (da Galerie Poggi, prezzi 2-120 mila euro) e curerà la prossima Baltic Triennial nel 2027 con Natalia Sielewicz (un altro curatore ucraino, Vasyl Cherepanyn, curerà la Biennale di Berlino, sempre nel 2027).

Frame del documentario “IDP” sul processo di evacuazione della scultura di Zhanna Kadyrova da Pokrovsk

Gli artisti nel Paese

“È importante che artisti affermati come loro abbiano scelto di rimanere in patria, nonostante avessero la possibilità di andarsene” ha commentato Sofia Baldi Pighi, “poiché mantengono viva la scena culturale e sono un esempio di forza per gli emergenti che non possono lasciare il paese. Per via della leva obbligatoria, tanti sono al fronte, ma la scena artistica, soprattutto a Kiev, che è più sicura rispetto ad altre città e paesi, continua ad essere viva. È importante che si continui a parlare di loro, soprattutto nel sud dell’Europa”. Nei paesi più a nord, come Germania e Polonia, la questione è molto sentita e tante sono le iniziative per aiutare il paese, l’Ucraina, anche nell’arte. Il 10 giugno apre al KW di Berlino un nuovo capitolo della Biennale di Kiev, diventata un’iniziativa nomade. Lo scorso inverno è stata ospitata dal Il Museo Nazionale di Varsavia, per esempio, ha ospitato la Biennale di Kiev lo scorso inverno e tante gallerie hanno rivolto la loro attenzione agli artisti ucraini. Per esempio, Gunia Nowik Gallery di Varsavia rappresenta la pittrice di Odessa Sana Shahmuradova Tanska (1996), esposta l’anno scorso ad Art Basel Statements (prezzi 10-16 mila euro) e Alina Kleytman (1991), di Kharkiv e ora di base a Torino, che lavora con la scultura e il video per esplorare i limiti fisici e psichici del corpo e sarà presentata quest’anno a Liste, oltre ad avere una personale al Kunstverein Friedrichshafen (prezzi 5-15 mila euro).

“Ivan gave the landlord a ride in his gig and fell inside”, 1983 di Maria Prymachenko

La tradizione artistica

La volontà di proteggere il patrimonio culturale ha indotto anche alla riscoperta dell’arte tradizionale, come quella naïve, che oggi viene reinterpretata in chiave contemporanea, per esempio, da Gunia Project, marchio di design fondato da Natalia Kamenska e Maria Gavryliuk, ispirato a Maria Prymachenko (1909–1997), artista autodidatta, attiva nella pittura, nella ceramica e nel ricamo, ammirata all’epoca da maestri come Picasso e Chagall. Gli effetti si vedono sul mercato, tanto che all’asta il suo fatturato dell’artista è passato da 11 mila euro nel 2023 a 80 mila nel 2024 e 175 mila nel 2025 e anche la casa editrice del lusso Assouline pubblicherà il suo primo libro dedicato all’Ucraina con un focus proprio sull’arte naïve.

Roman Khimei e Yarema Malashchuk, Wishful Thinking, 2026 in “Canicula”, Fondazione In Between Art Film presso Complesso dell’Ospedaletto, Venezia, 2026

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