«L’associazione europea dei prefetti lavora con la sponda Sud del Mediterraneo»
Intervista al prefetto di Enna e presidente di Aerte, Ignazio Portelli: «In Nord Europa cresce l’attenzione verso la difesa civile e i rischi di attacchi ibridi; in altre aree il focus è sui flussi migratori. Ci sono terremoti e rischi di infiltrazione criminale. La nostra attività è confrontarsi per condividere esperienze e trovare soluzioni condivise». A metà ottobre riunione in Vandea dedicata alle nuove sfide del bacino
4' di lettura
4' di lettura
Fondata oltre trent’anni fa su iniziativa franco-italiana, l’Associazione Europea dei Rappresentanti Territoriali dello Stato (AERTE/EASTR) riunisce oggi prefetti, governatori e figure istituzionali provenienti da numerosi Paesi europei e mediterranei. Con sede legale presso il ministero dell’Interno belga e sede operativa presso il ministero dell’Interno francese, l’associazione rappresenta la principale rete di cooperazione amministrativa. I suoi membri si incontrano per confrontarsi su sfide comuni - dalla sicurezza ai flussi migratori, dalle emergenze climatiche alla protezione civile - condividendo esperienze e buone pratiche maturate nei rispettivi territori. Negli ultimi anni l’organizzazione ha progressivamente esteso il proprio raggio d’azione anche alla sponda Sud del Mediterraneo, coinvolgendo rappresentanti territoriali del Nord Africa, della Turchia e di altri Paesi partner. Una vocazione internazionale recentemente riconosciuta anche dagli Archivi storici dell’Unione europea di Firenze, dove l’AERTE ha depositato il proprio patrimonio documentale. Ne abbiamo parlato con Ignazio Portelli, prefetto di Enna e presidente dell’associazione.
Chiedilo al Sole
Presidente Portelli, l’AERTE riunisce rappresentanti territoriali provenienti da sistemi amministrativi molto diversi. Quale è la missione dell’associazione?
«In quasi tutta Europa esistono funzionari pubblici che svolgono una funzione di raccordo tra il centro e la periferia, facilitando il dialogo tra le autorità locali e i governi nazionali. Cambiano i nomi – prefetto in Italia e Francia, voivoda in Polonia, fylkesmann in Norvegia o wali nei Paesi nordafricani – ma la funzione resta la stessa. L’AERTE offre loro la possibilità di confrontarsi periodicamente su problemi comuni. Ogni nazione presenta la propria esperienza e le proprie soluzioni. Lo scambio di esperienze costituisce per tutti noi un importante fattore di crescita».
In oltre trent’anni di attività, come è cambiato il ruolo dei rappresentanti territoriali dello Stato?
«Con l’intensificarsi delle crisi internazionali, il confronto tra amministrazioni è diventato ancora più importante. Abbiamo discusso, ad esempio, delle conseguenze della guerra in Ucraina insieme ai colleghi che operano nelle aree di confine. Un altro momento significativo è stato il confronto seguito al devastante terremoto che ha colpito la Turchia, quando abbiamo condiviso esperienze e modalità operative sugli interventi di emergenza».

