I dati Ucimu del secondo trimestre

L’attesa per 5.0 congela gli ordini di robot tra aprile e giugno

Rosa: «Ma da quando il portale è operativo le commesse arrivano. Bene la durata pluriennale della misura»

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Male i mercati esteri, male anche l’Italia. Nel secondo trimestre 2026 è negativo il dato della raccolta ordini per le commesse di macchine utensili , con l’indice elaborato dal Centro Studi & Cultura di Impresa di Ucimu-Sistemi per produrre a fare segnare un calo del 25,8% rispetto al periodo aprile-giugno 2025. Ponendo a 100 il valore del 2021, l’indice si è attestato a 47,8.

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Risultato maturato per le difficoltà che i costruttori italiani hanno incontrato sia sul mercato interno che su quello estero. Invertendo la rotta dopo la crescita dei primi mesi dell’anno, gli ordini raccolti oltreconfine hanno segnato un decremento del 15,3% rispetto al secondo trimestre del 2025. Ad appesantire la media è però il dato interno, con il mercato nazionale a cedere il 38,7%, esito legato all’effetto-attesa delle norme attuative sui nuovi incentivi, in mancanza delle quali molti investimenti sono stati messi in stand by.

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«L’incertezza del contesto geopolitico agitato dalle guerre, dalla crisi di Hormuz e dall’atteggiamento decisamente preoccupante del presidente degli Stati Uniti rispetto alla politica internazionale - spiega il presidente di Ucimu Riccardo Rosa - ha minato profondamente l’equilibrio già precario in cui l’industria di settore si trovava a operare.Il calo delle consegne all’estero, visto il momento, è comprensibile e ce lo aspettavamo. L’attività ha rallentato ma, come è nelle nostre corde, abbiamo cercato di orientare l’offerta verso quelle aree che sono interessate meno direttamente da conflitti e criticità, differenziando, ove possibile i settori di sbocco della nostra offerta». A pesare sulla domanda è in particolare la rarefazione degli investimenti nel settore auto, primo mercato di sbocco per i macchinari.

«Numeri e valori di investimento assicurati un tempo dall’automotive non possono essere rimpiazzati dalla domanda espressa da altri settori seppur dinamici, come difesa, aerospace ed energia. Per tale ragione, ancora una volta, chiediamo a chi ci rappresenta in Europa di tornare sui propri passi adottando, nella definizione dei piani di sviluppo per l’auto, il principio di neutralità tecnologica. Questo approccio permetterebbe infatti alla filiera, e a tutto il suo ampio indotto, di gestire correttamente il passaggio in atto non solo nel rispetto dell’ambiente ma anche salvaguardando, ove possibile, l’occupazione».

Se all’estero la raccolta ordini è ridotta, ancora più pesante è la discesa in Italia, per effetto della lunga impasse sulle regole attuative del nuovo piano transizione 5.0. Mettendo insieme primo e secondo trimestre dell’anno, la riduzione degli ordini sul mercato interno è di oltre il 32%.

«Le imprese - commenta Rosa - hanno atteso i chiarimenti dell’iperammortamento per confermare le loro intenzioni di acquisto. Dal 12 giugno, giorno in cui tutti i passaggi operativi sono stati completati, l’iperammortamento sta dando i suoi frutti. Da subito abbiamo rilevato un cambio di atteggiamento degli utilizzatori italiani: gli ordini cominciano ad arrivare. Dovremo però attendere ancora qualche mese affinché l’effetto sia ben espresso nelle nostre rilevazioni ma siamo decisamente fiduciosi. Anche perché, nel frattempo, abbiamo il dato del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che al 9 luglio segnalava l’inserimento di 7.000 comunicazioni sulla piattaforma GSE per un valore di 2,5 miliardi».

La scommessa è ora quella di una ripresa sostenuta nella seconda parte dell’anno, tenendo conto di previsioni 2026 di Ucimu che vedono una produzione in crescita di quattro punti trainata da un rialzo quasi doppio delle consegne interne, ipotesi da concretizzare tra luglio e dicembre.

«Al MIMIT - conclude Rosa - va il grande merito di aver previsto per questo incentivo una durata pluriennale. La sua operatività fino a settembre 2028 dovrebbe garantire una programmazione ragionata degli investimenti in nuove macchine utensili e tecnologie di produzione da parte dei clienti italiani, permettendo anche a noi costruttori di pianificare l’attività di produzione sul medio periodo. L’auspicio è quello di veder tornare presto il mercato italiano sui livelli del 2021-2022 quando valeva oltre 6 miliardi di euro (ora siamo a 4,5 ndr.). Anche perché la nostra industria manifatturiera ha necessità di innovare per mantenersi competitiva nel contesto internazionale dove digitale e AI stanno ridisegnando completamente le regole del gioco».

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