Project Syndicate Forse questo è il motivo per cui i repubblicani hanno tentato di spostare l’attenzione sullo sforzo dell’amministrazione di deregolamentare gran parte dell’economia statunitense. Ma una deregolamentazione radicale migliorerà le prospettive di crescita a lungo termine, oppure preparerà solamente l’America a un’altra crisi?
Eichengreen Quello che vogliamo non è la regolamentazione o la deregolamentazione, ma una regolamentazione intelligente, di quelle che correggono i fallimenti e le imperfezioni dei mercati. Se l’obiettivo è incoraggiare la spesa in conto capitale nel breve periodo, allora eliminare la regolamentazione ovunque la si trovi potrebbe essere la cosa giusta da fare. Ma se si vuole creare un’economia in grado di resistere alle crisi, a prescindere se si tratti di uragani o del fallimento di Lehman Brothers, così come un’economia che preveda un’equa distribuzione del reddito e delle risorse, allora servirà una politica fiscale che favorisca tali obiettivi. E con le politiche di regolamentazione vale lo stesso.
Deaton La cosa che più mi preoccupa di Trump è che è il presidente dei rent-seeker, i cacciatori di rendite. Lui ha promesso di svuotare la palude, ma tutto ciò che ha fatto è attrarre ogni tipo di creatura della palude. Se uno è un presidente dei minatori o dell’industria carbonifera, ovviamente sarà favorevole alla deregolamentazione, che però uccide le persone. Qui non si tratta di norme arbitrarie introdotte per impedire all’economia di crescere, ma per evitare che alcune persone ne uccidano altre. L’industria farmaceutica, ad esempio, sta mietendo numerose vite umane. La speranza di vita alla nascita è diminuita per tre anni di seguito per la popolazione bianca in America, un trend che non si vedeva dalla prima guerra mondiale e dall’epidemia di influenza del 1918. E questo a causa della ricerca del massimo profitto da parte delle grandi aziende farmaceutiche, specialmente quelle che producono farmaci oppioidi come la Purdue Pharmaceutical. Trump non fermerà tutto questo neanche fra un milione di anni.
Faroohar A mio avviso, la strategia della deregolamentazione è molto pericolosa. Soprattutto nel settore finanziario, una deregolamentazione al termine di un lungo ciclo di ripresa è proprio quello che non si auspica. In un siffatto contesto, parecchie istituzioni finanziarie cercano un rendimento. Vi è una crescente concentrazione di potere e insorgono problemi di monopolio che, secondo molti economisti, hanno un effetto frenante sull’economia. Non è il momento di deregolamentare. Ma lasciamo da parte questo aspetto e supponiamo che si possa perorare la causa di alcune forme di deregolamentazione. Questa amministrazione non ha una visione a 360 gradi. Una delle cose su cui ero abbastanza ottimista quando Trump ha assunto l’incarico era la possibilità che si profilasse una qualche strategia industriale per la Rust Belt. Se vi ricordate, all’inizio si era parlato di creare un collegamento tra le fabbriche e dei programmi di formazione scolastica e professionale. E il presidente aveva un consiglio per l’industria manifatturiera. Beh, ovviamente la cosa è saltata. In tutti i miei reportage non ho mai avuto la sensazione che i funzionari che lavorano per i ministeri del Lavoro, dell’Istruzione o del Tesoro parlino tra loro, o che nessuna delle persone incaricate di consigliare il presidente su questioni economiche abbia una visione a 360 gradi. Questa non è la Cina, non c’è una politica industriale e non c’è un piano. Perciò, quello che abbiamo è una serie di misure a casaccio, alcune delle quali si annullano a vicenda.
Project Syndicate Mentre potrebbe essere troppo presto per dire quale sarà l’eredità economica di Trump, alcune sfide ci attendono. I cicli della ripresa economica tendono a durare 8-11 anni, e questo in particolare è stato caratterizzato da una serie di politiche monetarie senza precedenti. Il quantitative easing ha certamente aiutato la nave che stava affondando subito dopo la crisi del 2008, ma una crescita fulminea dei bilanci delle banche centrali e anni di tassi di interesse molto bassi hanno lasciato i politici con pochi strumenti in mano per affrontare una fase discendente. Quando la prossima recessione colpirà, ci troverà pronti?
Phelps Un’altra crisi si profila all’orizzonte, non come quella del 2008-2009, ma sicuramente una contrazione ciclica. La disoccupazione è ormai a livelli insostenibili e gli investimenti, dopo aver ripreso quota grazie a un impeto di fiducia, sono a livelli che non si potranno mantenere.
Foroohar Molte persone, me compresa, sono preoccupate del fatto che la Fed e altre banche centrali possano esaurire le munizioni. Se pensiamo alla liquidità complessiva nei bilanci delle principali banche centrali a livello globale, parliamo di 15 trilioni di dollari. Si tratta di una quantità di denaro di proporzioni eccezionali, di cui stiamo già notando l’effetto onda con i problemi riscontrati di recente sui mercati emergenti. Inoltre, c’è l’enorme bolla alimentata dal debito della Cina. L’economia politica del paese può scongiurare il rischio che esploda come quella di Lehman Brothers, ma in ogni caso avrà un effetto frenante sulla crescita. Non penso che ne usciremo facilmente.
Eichengreen Nel caso di una recessione, la resistenza politica a uno stimolo fiscale in un’economia pesantemente indebitata sarà maggiore. L’eccesso di debito ereditato implicherà che uno stimolo aggiuntivo agiti ulteriormente coloro che sono già preoccupati per la sostenibilità del debito.
Project Syndicate: Quindi, quale sarà il lascito dell’approccio ispirato all’“America First”?
Hubbard È sempre difficile stabilire quale sarà l’eredità economica di un presidente, perché è impossibile farlo finché non cala il sipario. Se hai avuto successo all’inizio, ma poi hai fallito in seguito, la gente se lo ricorda, e viceversa.
Foroohar Trump sarà considerato come qualcuno che ha versato benzina su una bolla del debito societario già sopravvalutata, e che forse sarà responsabile della prossima recessione.
Phelps Adottando misure per proteggere i lavoratori americani, alcuni dei quali da difficoltà legate a sviluppi all’estero – leggasi “Cina” – Trump sta precludendo qualunque possibilità di innovazione. Invece di battersi per promuoverla, punta a proteggere le persone e a mantenere uno stato stazionario poco dinamico e noioso.
Eichengreen Dovremo aspettare e vedere cosa succede. Quello che viene deregolamentato oggi potrebbe essere nuovamente regolamentato domani, a seconda delle lezioni economiche e politiche che ne trarrà la popolazione.
Gli elettori della classe lavoratrice non hanno avvertito i benefici dell’espansione, anche se si continua a promettere che arriveranno. Trump è stato eletto per via della crescita insoddisfacente, ma si trattava anche di una crescita disuguale e di insicurezza economica. Credo che la sensazione di insicurezza economica sia ancora tutta lì. In un altro senso, l’elezione di Trump riguardava anche la politica dell’identità. Tale elemento, che ha favorito Trump alle ultime elezioni, potrebbe ora giocare a favore di altri, dal momento che molti candidati di colore si stanno facendo avanti.
Deaton Non è l’economia ciò che mi preoccupa, bensì l’attacco alla democrazia. Questo e la deregolamentazione – rigirare il sistema legale per favorire gli interessi aziendali – sono destinati a peggiorare di gran lunga le condizioni di coloro che hanno votato per Trump. Odio pensare a quello che faranno fra dieci anni. Non se ne andranno via.
Angus Deaton è un economista premio Nobel e professore emerito alla Princeton University. Barry Eichengreen è un commentatore di Project Syndicate e docente di economia e scienze politiche all’università californiana di Berkeley. Rana Foroohar è una cronista e associate editor per il Financial Times. Glenn Hubbard è il rettore della Columbia Business School. Edmund S. Phelps è un economista premio Nobel e il direttore del Center on Capitalism and Society della Columbia University.
Project Syndicate, 2018