L’effetto demotivante del fallimento. E come evitarlo
Uno dei «bias» più diffusi è legato alla debolezza di volontà, la tendenza a desistere dopo un insuccesso. Perché è dannoso e come si può superare
di Vittorio Pelligra
4' di lettura
I punti chiave
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Le illusioni cognitive sono come le illusioni ottiche, ci portano sistematicamente fuori strada e sono prevedibili. Sono prevedibili perché non ci inducono semplicemente in errore, ma distorcono sistematicamente i nostri giudizi. Se diamo un'occhiata ai due tavoli che appaiono nella famosa illusione di Sheppard il tavolo orientato in verticale ci apparirà invariabilmente più lungo del tavolo orientato orizzontalmente benché le sue dimensioni siano esattamente le stesse dell'altro tavolo.
Non capita mai, però, l'inverso; che il tavolo verticale appaia più corto di quello orizzontale. Questo genere di errore sistematico viene definito dagli psicologi come un «bias», una distorsione. Così come la nostra percezione visiva può essere ingannata da un'illusione ottica così anche i nostri giudizi e le nostre decisioni possono essere influenzate da equivalenti illusioni cognitive. Immaginate che in uno stagno, per esempio, ci sia una pianta di ninfee. Ogni giorno, le dimensioni della pianta raddoppiano.
Se ci vogliono 48 giorni affinché le ninfee ricoprano l'intero lago, quanto tempo ci vorrà perché la pianta ne copra la metà? A questo punto nella testa della maggior parte di noi è comparso il numero 24 anche se la risposta corretta è 47. Però il 24 è il primo numero che viene in mente alla maggior parte di noi. È un errore? Non tecnicamente. Perché se si trattasse di un errore vero e proprio allora ad alcuni sarebbe dovuto venire in mente il 26, a qualcun altro il 33, il 40 oppure il 22. Quelli sarebbero errori propri.
Il «bias» della debolezza della volontà
Nel nostro caso invece si tratta di una “distorsione”, sistematica e quindi prevedibile. Esistono moltissime di queste distorsioni e sono legate al funzionamento della nostra memoria, alla scarsa dimestichezza con le probabilità, all'ancoraggio al passato, all'inerzia, all'eccessivo ottimismo e fiducia che nutriamo in noi stessi e così via. Il premio Nobel per l'economia Richard Thaler e il giurista Cass Sunstein hanno proposto nel loro libro «Nudge», che i decisori pubblici possano utilizzare volontariamente queste distorsioni per indurre i cittadini ad operare scelte migliori sulla base delle preferenze di quegli stessi cittadini. Un approccio realistico che prende le mosse dalla constatazione del fatto che le persone reali sono molto differenti dai decisori razionali degli economisti e che questa differenza, a volte, porta alla creazione di ambienti di scelta che facilitano proprio quelle scelte che vorremmo evitare.
Uno dei bias più diffusi e potenti è legato alla debolezza della volontà o all'“akrasia” come la definivano i greci. Gli economisti parlano, al riguardo, di incoerenza dinamica (dynamic inconsistency): oggi preferisco fare una certa cosa domani, ma quando domani arriva, preferirò fare il contrario di quello che ieri preferivo. Ieri sera ho deciso di mettere la sveglia presto per iniziare la giornata di oggi con una bella sessione di esercizi mattutini, ma quando stamattina la sveglia ha suonato presto ho preferito spegnerla e continuare a dormire un altro po' piuttosto che alzarmi per fare gli esercizi. Questa incoerenza dinamica può produrre effetti anche molto gravi. Molto spesso ci diamo degli obiettivi che possono essere raggiunti solo attraverso l'ottenimento di risultati intermedi: per laurearmi devo superare un certo numero di esami; per dimagrire devo fare esercizio e regolare l'alimentazione ogni giorno; per poter finanziare gli studi dei miei figli devo mettere da parte qualcosa mese dopo mese, eccetera.








