L’Egm resiste grazie ad Ipo, M&A e aumenti di capitale
Volumi ancora bassi nei primi sette mesi, ma l’indice conferma elementi dinamici
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Eppur si muove. Nei primi sette mesi dell’anno, nonostante la perdurante assenza di volumi e liquidità sui mercati finanziari soprattutto per i titoli a bassa capitalizzazione, l’Egm riesce ad aumentare, anche se di poco, la propria dimensione, unica eccezione (insieme alla piazza di Oslo) tra i segmenti continentali delle small caps. Merito delle nuove Ipo, poche rispetto ai numeri del passato, ma comunque tali da mantenere dinamicità sul mercato, anche grazie a due debutti di una certa dimensione, come quelli di Nextgeo Solutions e Icop. Le tre recenti operazioni di aumento di capitale condotte in porto da Franchetti, Ivision Tech e da Circle sono infine un altro piccolo segnale di appeal per il mercato delle microimprese ad alto potenziale. Lo sconto sui titoli a maggiore capitalizzazione ha però ormai raggiunto i livelli di saldo.
Il segmento ora prova a puntare tutto su una svolta definitiva, approfittando dei primi segnali di rotazione sulle Pmi provenienti dagli Usa, magari sfruttando le opportunità di Patrimonio Dedicato, il veicolo che il Governo si prepara a varare nei prossimi mesi per convogliare un maggiore flusso di capitale verso le quotate di piccola e media dimensione.
Rilancio mancato
Secondo un’indagine condotta da Websim Corporate, le performance e i volumi sull’Egm hanno continuato a latitare anche nei primi sette mesi dell’anno in corso, nonostante i segnali registrati tra la fine dell’anno scorso e l’inizio del 2024 sembrassero lasciare presagire un riscatto. Da gennaio a luglio l’indice Ftse Italia Growth non ha recuperato, ma, anzi, ha fatto un ulteriore passo indietro, lasciando sul terreno il 3,2%, mentre i volumi, nonostante le nuove quotazioni, sono risultati in calo del 12 per cento, evidenziando un’accelerazione della contrazione nel mese di luglio (-23%). Le imprese Egm sono ormai scontate «a metà prezzo» (in termini di Ev/Ebitda) rispetto alle società a più alta capitalizzazione.
In attesa di avere il quadro completo dei dati semestrali, l’earning season 2023 – nel parere degli analisti di Websim – ha fornito più delusioni che sorprese positive. Ciò ha portato a una revisione al ribasso delle stime 2024-25, con un taglio delle proiezioni di vendita 2024 e 2025 rispettivamente pari al 3% e al 5% con effetto più che proporzionale sull’Ebitda (-9%). Ma «un segnale dalle semestrali che evidenzi il potenziale di crescita di utili e redditività potrebbe essere il primo motore di inversione del ciclo, permettendo all’Egm di agganciare il trend di recupero in atto sugli indici globali small caps – avverte Stefano Corneliani, head di Websim Corporate -. Per il resto, è indubbio che l’Egm, nonostante le note negative legate a volumi e performance, sia riuscito comunque a mostrare ancora una volta un certo dinamismo, anche se su livelli compressi rispetto al passato. Si tratta di un mercato in affanno nella quotidianità, ma che resta solido nel complesso: da gennaio ci sono state altre 15 nuove Ipo, di cui tre, quelle relative a Nextgeo, Icop e Misitano e Stracuzzi, di dimensioni e prospettive interessanti; inoltre molte delle aziende quotate hanno confermato la volontà di crescere per acquisizioni. Infine, anche gli stessi delisting sono un segnale che l’Egm è tutt’altro che immobile: il problema, semmai, è che in questa fase rischia di stare stretto a chi ha maggiori ambizioni di crescita e non riesce, come in passato, a compiere il salto verso il mercato principale».
La spinta dell’M&A
In un mercato quasi paralizzato, un segnale di continuità sono le operazioni di M&A che, seppure in numero minore rispetto al recente passato (36 nei primi sette mesi, contro le 56 censite nello stesso periodo dell’anno scorso), segnalano la volontà di molte quotate di non interrompere i propri progetti di sviluppo. È il caso di Pattern, che in questo difficile contesto è comunque riuscita a perfezionare la più consistente acquisizione della sua storia, rilevando per circa 20 milioni Umbria Verde Mattioli, società specializzata nella produzione di maglieria di alta gamma; degna di nota anche l’operazione con cui Innnovatec ha rilevato il 50,1% di Green Luxco Capital (sborsando 23 milioni) puntando a un significativo incremento di Ebitda.

