Rinnovabili

L’eolico prende quota con aquiloni e palloni aerostatici

I sistemi a centinaia o migliaia di metri da terra beneficiano di venti maggiori e hanno minori costi e impatto

Cina. Il sistema eolico d’alta quota S4000 della start up cinese Sawes

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Aquiloni e palloncini non sono più semplici giocattoli, ma strumenti pionieristici per sfruttare il potenziale inespresso dell’energia eolica d’alta quota, inaccessibile alle turbine dell’eolico tradizionale.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Risparmio di costi fino al 90%

A differenza della superficie terrestre, dove l’attrito con il suolo e gli ostacoli morfologici rallentano le correnti, l’alta quota offre venti molto più intensi, stabili e continui, tanto che l’energia eolica complessiva teoricamente disponibile lassù è stimata centinaia di volte superiore al fabbisogno energetico dell’intera umanità. In più, i sistemi d’alta quota comportano un risparmio di materiali e di costi di produzione fino al 90% rispetto alle turbine eoliche tradizionali, poiché sono costituiti da materiali leggeri, come aquiloni flessibili, ali volanti rigide o palloni aerostatici ancorati a terra da cavi ultra-resistenti.

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Per non parlare del ridotto impatto ambientale: non avendo bisogno di infrastrutture permanenti e operando a centinaia o migliaia di metri dal suolo, sono quasi invisibili. Eppure, come altre innovazioni, anche questi sistemi estremamente versatili si scontrano con la sfida di attraversare la famigerata “valle della morte” tra la fase di ricerca e quella di commercializzazione, da cui molte invenzioni non escono vive.

Il test cinese a 4mila metri

Le ultime novità su questo fronte vengono dalla Cina, dove la start up Sawes ha concluso con successo a fine agosto il primo test sul campo di un generatore eolico volante che può salire fino a 4mila metri di altitudine. Si chiama S4000, ed è stato realizzato in collaborazione con l’Università di Tsinghua e l’Aerospace Information Research Institute dell’Accademia cinese delle scienze. S4000 ha dimensioni paragonabili a quelle di un Boeing 747, ma tecnicamente è un dirigibile, ovvero un mega-palloncino pieno di elio. È dotato di turbine ultraleggere progettate espressamente per sfruttare venti più forti e costanti rispetto a quelli vicini al suolo e l’energia elettrica prodotta viene trasferita a terra tramite un cavo, per cui resta sempre ancorato a terra. In questo senso è più simile a un “palloncino” che a un dirigibile.

La facilità di trasferimento da un luogo all’altro è una caratteristica molto importante di S4000. Secondo Sawes Energy, fondata nel 2023, un sistema del genere sarebbe molto comodo per fornire energia in aree remote come deserti, altopiani, isole o zone colpite da calamità naturali, dove la rete elettrica tradizionale non è disponibile. S4000 non è il primo velivolo che la società mette a punto: l’hanno preceduto S1500 e S2000. In cantiere c’è anche S6000, per volare ancora più in alto. Più in alto si riesce a salire, più potenti sono i venti, e quindi più efficiente è il sistema: Sawes sostiene che il punto di pareggio con l’eolico tradizionale è a circa 3mila metri, mentre a 9mila metri i sistemi potrebbero funzionare oltre 8mila ore all’anno, con costi di generazione estremamente ridotti.

Le start up degli aquiloni

La Cina non è l’unica a guardare al cielo per ricavare energia, ma sta adottando un approccio tutto suo, più focalizzato sui dirigibili. In Europa e in Nord America molte aziende operano in questo settore da oltre un decennio, concentrandosi invece su sistemi basati su aquiloni ad ala flessibile o rigide. Fra le start up occidentali ci sono Altaeors Energies e Windlift negli Stati Uniti; SkySails Power, Kitemill e kiteKRAFT in Germania; Kitepower nei Paesi Bassi; Kitenergy in Italia e altri. Una start up francese, Airseas, ha sperimentato il suo aquilone energetico Seawing su un cargo nell’Oceano Atlantico, contribuendo a trainare la nave.

A titolo esemplificativo, il sistema Falcon di Kitepower, con una capacità annua di 450 megawattora, genera energia sufficiente per 150 famiglie. L’energia viene prodotta da un aquilone che vola trasversalmente al vento seguendo una traiettoria a forma di otto per ottenere un’elevata forza di trazione e srotolare il cavo dal verricello della stazione a terra. La stazione a terra contiene un tamburo collegato a un generatore, che produce energia quando i venti d’alta quota spingono l’aquilone con una forza di diverse tonnellate, mettendo in tensione il cavo. Il recupero alla posizione iniziale richiede una minima parte dell’energia, mentre una batteria accumula tutto il resto. L’intero impianto può essere installato in poco più di un’ora e stivato in un container per il trasporto verso località remote. «Abbiamo già clienti che stanno sperimentando il nostro sistema nel settore edile, ma non è l’unico ambito di applicazione - spiega Roland Schmehl, fondatore di Kitepower e docente alla Delft University of Technology -Possiamo fornire energia rinnovabile in loco a stazioni di ricarica per veicoli elettrici, festival, attività isolate dalla rete e qualsiasi sito che faccia affidamento su generatori diesel». Ciò dimostra l’applicabilità commerciale della tecnologia ed evidenzia il suo potenziale per portare l’energia rinnovabile dove ancora non c’è.

@elencomelli

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