Politica monetaria

L’euro digitale non sostituirà il contante, lo completerà

È la tesi di Chiara Scotti, vice dg della Banca d’Italia, che da Trento ha anticipato un ruolo di Via Nazionale nella costruzione della piattaforma che gestirà il regolamento delle transazioni

Isabella Bufacchi

Che cos’è e perchè serve l’euro digitale

Nella foto: Isabella Bufacchi; Chiara Scotti

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Semplice, affidabile, inclusivo. Facile anche per chi non è abituato alla tecnologia. Gratuito per i servizi di base offerti ai cittadini. Utilizzabile in tutta l’area dell’euro, online e offline e quindi con resilienza sistemica senza pari. Accessibile alle persone con disabilità visive, motorie o cognitive. Dotato di un numero di accesso individuale per gli utilizzatori e di un marchio per identificarlo all’istante. Conveniente per gli esercenti. Rispettoso della privacy. Distribuito dagli intermediari privati, tra i quali in primis le banche, ma emesso dalla Banca centrale europea con lo stesso status delle banconote. Totalmente e fondamentalmente diverso da stablecoins e cripto-attività. Non da ultimo, protettore della sovranità monetaria europea e della sicurezza economica dell’area dell’euro e della Ue.

L’euro digitale sarà tutto questo. A scandirlo è stata ieri Chiara Scotti, vice direttrice generale della Banca d’Italia e responsabile del progetto dell’euro digitale all’interno del direttorio. Intervenuta al Festival dell’Economia di Trento per spiegare ai cittadini “cosa è l’euro digitale e a cosa serve”, Scotti ha subito detto che il progetto dell’equivalente digitale del contante le sta molto a cuore. «Che cosa avremmo in più con l’euro digitale? Avremmo una forma digitale di euro che sarà pubblica, europea, gratuita per l’uso di base, e utilizzabile in tutta l’area dell’euro nelle principali situazioni di pagamento: nei negozi, nell’e-commerce, tra cittadini e potenzialmente anche offline», ha spiegato rivolgendosi a un pubblico di giovanissimi e di persone anziane, tutti interessati a capire quale sarà il futuro dell’euro nell’era digitale.

Loading...

«Questo è il punto fondamentale: l’euro digitale non sostituisce il contante, ma porta nel digitale alcune caratteristiche del contante — semplicità, affidabilità, accessibilità, accettazione ampia, natura pubblica della moneta», ha aggiunto.

Scotti ha poi rivelato qualche novità. La Bce ha avviato una collaborazione con la Fondazione Once – un’organizzazione spagnola che da quasi 90 anni lavora per l’inclusione delle persone con disabilità – «per assicurarsi che l’euro digitale sia progettato per essere davvero utilizzabile da tutti».

Inoltre, rispetto agli attuali sistemi di pagamento, l’euro digitale avrà il DeanDigital Euro Access Number, l’equivalente dell’Iban. Questo significa che i cittadini potranno passare liberamente da un fornitore di servizi di pagamento all’altro mantenendo lo stesso conto in euro digitale. «Cambiando intermediario manterremo il Dean – ha puntualizzato Scotti -. È un principio semplice ma importante, perché promuove la concorrenza tra gli intermediari e tutela la libertà di scelta dei consumatori».

Scotti ha sottolineato con una punta d’orgoglio il ruolo di primo piano che giocherà la Banca d’Italia: sarà una delle sei banche centrali dell’Eurosistema incaricate di costruire la Desp – la Digital Euro Service Platform, ovvero la piattaforma che gestirà il regolamento delle transazioni in euro digitale. «Non è un compito qualunque: la Desp è il cuore pulsante dell’infrastruttura, il sistema che garantisce che ogni pagamento in euro digitale venga regolato in modo sicuro, definitivo e in tempo reale – ha tenuto a spiegare -. Il fatto che la Banca d’Italia abbia un ruolo di capofila in questo consorzio non è casuale: nasce da un’esperienza più che ventennale nella costruzione e nella gestione di infrastrutture di pagamento per l’intero Eurosistema».

Quanto al mondo delle cripto-attività, Scotti ha messo in chiaro che «non sono moneta ma uno strumento di investimento ad alto rischio». E ha fatto chiarezza infine su un altro equivoco: «Considerare l’euro digitale una stablecoin è una definizione non corretta, perché le stablecoin sono emesse da privati, l’euro digitale è una moneta di banca centrale emessa dalla Bce: è denaro nel senso più pieno e garantito del termine».

Riproduzione riservata ©
  • Isabella Bufacchi

    Isabella Bufacchivicecaporedattore corrispondente dalla Germania

    Luogo: Francoforte, Germania

    Lingue parlate: inglese, francese, tedesco, spagnolo

    Argomenti: mercato dei capitali, ECB watcher, fixed income e debito, strumenti derivati, Germania

    Premi: Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per l’analisi economica, Premio Q8 per giovani giornalisti economici

Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti