Noto Sondaggi

L’impatto delle crisi ridisegna le spese: così gli italiani provano a risparmiare

Otto intervistati su dieci prevedono un peggioramento nei prossimi mesi, sette su dieci hanno già registrato gli effetti economici dell’instabilità geopolitica. I costi energetici spingono i prezzi di beni e servizi

di Serena Uccello

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Un impatto deciso sull’oggi, una dominante e diffusa preoccupazione per il domani. La percezione degli italiani dell’attuale crisi economica e del caro carburanti, derivanti dalle fortissime tensioni geopolitiche (dallo scontro tra Usa e Iran e prima ancora dalla guerra ucraina passando per la battaglia sui dazi), si muove su queste due principali direttrici. A dirlo è un sondaggio realizzato per Il Sole 24 Ore dall’istituto Noto Sondaggi che rileva, e in questa misura è un dato abbastanza inedito, come sette italiani su dieci avvertano già nella loro quotidianità gli effetti economici delle guerre internazionali.

Un impatto che è registrato a prescindere dall’età (più colpiti i giovani e gli adulti, meno gli anziani) e dalla regione in cui si vive. Non si tratta solo di una percezione astratta, di una reazione forse anche emotiva all’informazione che arriva ogni giorno dai media del mondo, ma di un affanno che si traduce in un pessimismo concreto, nella revisione dei comportamenti di spesa e delle abitudini: la maggior parte degli italiani ritiene che la situazione economica sia destinata a peggiorare quest’anno. Sei su dieci temono infatti un peggioramento nei prossimi due mesi, e ben otto su dieci più genericamente nei prossimi mesi.

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A scatenare apprensione è chiaramente il costo energetico: l’80% (con punte dell’84% tra i giovani) considera probabili – sempre nei prossimi mesi – difficoltà nel reperimento del carburante. Anche perché il 95%, quindi la quasi totalità degli intervistati, ha dichiarato di aver percepito un aumento del costo del carburante (67% molto, 28% in modo contenuto).

Tutto ciò si è subito tradotto in una prima ridefinizione dei propri comportamenti, anche se in questo caso il coinvolgimento è più esiguo: il 44% ha infatti ridotto l’uso dell’auto privata, a fronte di una quota analoga (47%) che non l’ha fatto. Così il 61% (il 40% solo in parte, il 21 in modo significativo) ha scelto forme di mobilità più sostenibile come i mezzi pubblici, il car sharing, la bicicletta o gli spostamenti a piedi.

A poter essere condizionato tuttavia non è solo la mobilità quotidiana: otto su dieci temono disagi nei prossimi mesi per voli, treni e spostamenti in auto.

Ma questo non è l’unico costo che si percepisce in crescita: l’80% degli italiani ritiene che l’aumento dei carburanti stia provocando anche un incremento più generale dei prezzi di beni e servizi.

LE RISPOSTE

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Tagli su tempo libero e ristoranti

A finire sotto la scure è ciò che si considera sacrificabile ovvero la spesa per il tempo libero (30%) o per il ristorante (20%). I timori hanno accresciuto pure il bisogno di accantonare risparmi per le spese future (a deciderlo il 33% degli intervistati), mentre la maggior parte di chi non lo fa dichiara di non avere la possibilità di risparmiare (45%) e solo il 17% perché non lo ritiene necessario.

Si spende, dunque, meno e si spende in modo diverso: il 68% ha infatti mutato le proprie abitudini di acquisto optando per prodotti più economici, marchi meno costosi oppure scegliendo le offerte. Comunque in generale quel che sta accadendo è che il 38% sta riducendo le spese e il 16 le sta rinviando. E tra gli acquisti rinviati ci sono anche investimenti importanticome un’auto o una casa: vale per il 32% che ha già rinviato e per il 22 che pensa di farlo.

Età a confronto: i giovani non rinunciano ai viaggi

Per quanto le variazioni percentuali tra una fascia d’età e l’altra siano abbastanza esigue, esiste una divaricazione che contempla soprattutto la percezione maggiore dell’attualità. In questo caso i più scossi sono gli adulti (75%), seguiti dai giovani (69%) e in coda gli anziani (66). Se però si guarda al futuro qui la preoccupazione avvolge soprattutto i giovani insieme agli adulti: l’82 teme un peggioramento della situazione economica.

Le differenze più marcate riguardano le modalità di reazione. Ad esempio i più disponibili a sacrificare il tempo libero sono i giovani (35%), meno gli anziani (29%) e ancora meno gli adulti (28). Sul fronte dei viaggi però le proporzioni si invertono, in questo caso sono i più giovani a non rinunciare. Quanto ai risparmi: ci pensano di più i giovani (41%) che gli anziani (26%). Anche perché si registra proprio tra quest’ultimi la percentuale maggiore, uno su due, di coloro che dicono di non risparmiare perché non ha la possibilità di farlo.

Le differenze territoriali: più preoccupazione al Sud

Allo stesso modo il peso dei rincari pare gravare di più tra gli anziani, in testa per percezione degli aumenti (83% contro il 75% dei giovani e il 78% degli adulti). Ma sono i giovani quelli più disponibili a rinviare gli acquisti importanti (il 21% contro il 16% degli adulti e il 18 degli anziani).

 A livello geografico, sono le regioni del Sud (l’86%) quelle più in apprensione per la disponibilità di carburante nei prossimi mesi. Anche perché sono le aree del Paese (72) che hanno percepito di più gli aumenti del costo del carburante. Ed è sempre qui che gli incrementi del carburante stanno incidendo sul bilancio familiare: 56% contro il 50% del Nord e il 46% del Centro.

Tre dati confermano che si tratta del contesto territoriale più fragile. Il primo: qui c’è il 54% di chi dichiara che non risparmierà per il futuro perché non ha la possibilità di farlo. Il secondo: il 43% di quanti vivono in questa ripartizione – ed è il dato più alto – hanno dichiarato di stare adottando una riduzione generale della spesa come strategia per affrontare l’aumento dei costi. Il terzo: è qui la percentuale più alta (38%) tra chi ha ammesso di aver rinviato gli acquisti più importanti.

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