L’India candidata a nuovo baricentro del mondo
Dal Golfo all’Imec, petrolio, diaspora e corridoi commerciali spostano l’asse verso Nuova Delhi. Sapelli legge l’ascesa indiana come una delle grandi traiettorie del nuovo ordine mondiale
di Nino Amadore
3' di lettura
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Oggi è un gigante silenzioso, apparentemente silenzioso, ma l’India è destinata a diventare una potenza egemone. Certo non subito, ma tra cinquant’anni potrà essere così. Almeno secondo Giulio Sapelli, storico dell’economia, già ordinario all’Università di Milano, presidente della Fondazione Manlio e Maria Letizia Germozzi di Confartigianato. Uno studioso abituato a leggere i fatti economici nella lunga durata della storia.
È da questa profondità di sguardo che, nel panel “Capire il Medio Oriente guardandolo dall’India” al Festival dell’economia di Trento, Sapelli ha proposto una chiave netta: per capire il Medio Oriente occorre guardarlo anche da Nuova Delhi. Perché l’India non è più una periferia del mondo ma una delle sue prossime centralità. Con lui c’erano Luca Greco, direttore del Giornale d’Italia, e Francesco Carluccio, studente di Economia all’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Carluccio, nato nel 2005, era già stato relatore al Festival di Trento 2025 nel panel “Il ritorno dei non allineati, a partire dall’India”, dopo essere stato selezionato tra i vincitori di “Le Voci del Domani”. Quest’anno è tornato sullo stesso asse tematico, spostando lo sguardo sul Medio Oriente.
A introdurre il tema è stato Greco, partendo dai numeri. L’India è il primo Paese al mondo per popolazione: circa un miliardo e quattrocento milioni di abitanti, il 17% dell’umanità. Ha ancora un Pil pro capite lontano da quello occidentale, ma ha numeri, industria, classe media e ambizioni politiche la rendono inaggirabile. Greco l’ha definita «un gigante silenzioso, apparentemente silenzioso» e «una geografia importante da capire».
Sapelli ha raccolto il tema rifiutando una parola oggi abusata. «Io non userò mai il termine geopolitica», ha detto. Preferisce parlare di «relazioni internazionali»: potere, economia, rotte, Stati, classi dirigenti, politica interna che plasma la politica estera. Il mondo, per lui, è entrato in «una grande trasformazione del peso delle rilevanze economiche e geostrategiche». L’Asia torna al centro dopo la parentesi occidentale. «Siamo tornati a prima del Settecento».


