Tecnologia

L’intelligenza artificiale fisica accende la nuova era dell’automobile

Lo scenario. L’industria esplora e adotta inediti paradigmi tecnologici per far evolvere le vetture garantire maggiore efficienza e più sicurezza

di Giancarlo Calzetta

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Osservando il mercato dell’automobile, diventa sempre più forte l’impressione che questa stia assumendo una nuova identità, passando dall’essere un mezzo meccanico “muscolare” alla realizzazione di un ibrido pensato come entità robotica, digitale e personale. Negli anni scorsi, l’attenzione era focalizzata quasi esclusivamente sulla transizione elettrica, da qualche mese le case stanno spostando il baricentro verso la cosiddetta intelligenza fisica e i veicoli diventano sempre più software-defined: la lamiera sta diventando un contenitore per algoritmi sofisticati, dove la capacità di calcolo e l’integrazione dell’intelligenza artificiale generativa rappresentano i veri fattori di differenziazione, prendendo il posto di cavalli, finiture e vernici cromate.

La guida autonoma sta vivendo una rinascita pragmatica, abbandonando le promesse iperboliche del passato per presentare soluzioni a portata di normativa vigente.

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Non a caso, Nvidia ha presentato la piattaforma Alpamayo (si veda l’articolo a fianco), un universo di modelli, simulazioni e set di dati per veicoli autonomi che permette di gestire a bordo complessità prima impensabili. Una tecnologia che troverà presto spazio sulle strade reali grazie a Mercedes-Benz che ne ha annunciato l’uso sulla nuova CLA, puntando a un’autonomia di livello 3 e 4 sempre più efficace.

Dalla Cina, invece, Geely svela le architetture Full-Domain AI 2.0 che permettono al veicolo non solo di percepire l’ambiente, ma di comprenderlo, portando il parcheggio autonomo e la navigazione urbana a livelli di precisione estrema. Questi due esempi sono la dimostrazione che l’IA fisica, inizialmente “nata” per aiutare i robot a diventare più versatili, inizia a giocare un ruolo determinante nella guida autonoma. Del resto, anche Arm ha presentato la sua divisione Physical AI, anche lei principalmente mirata alla gestione di automi, ma che avrà ricadute certe nel mondo dell’auto.

Sul fronte dell’elettrificazione, si stanno vedendo le attese evoluzioni mirate a risolvere le criticità ormai eterne legate all’autonomia e ai tempi di ricarica. L’attenzione sulle batterie allo stato solido è altissima, con prototipi che promettono densità energetiche senza precedenti e una stabilità termica superiore. E un altro trend che sembra rafforzarsi è quello delle aziende di elettronica di consumo (soprattutto cinesi) che producono automobili.

Dopo la pioniera Sony e le varie Huawei, Xiaomi e così via anche Dreame sfida i produttori tradizionali con il suo concept Nebula, una supercar elettrica ad alte prestazioni per il momento spacciata come “una dimostrazione tecnologica” ma che rischia di diventare una dimostrazione di forza vera sui mercati dei prossimi anni. E questo non può che diventare un altro sprone per i produttori europei che pensano all’abitacolo come nuova arena per combattere la guerra della differenziazione. Già negli anni passati abbiamo visto concept dove i monitor componevano letteralmente l’arredo dell’abitacolo prendendo il posto di radica e alcantara, ma adesso si è arrivati ai primi prodotti pronti per il mercato completi di schermi immersivi e assistenti virtuali proattivi.

Sony Honda Mobility, con il modello Afeela, ha messo in vendita un suv elettrico che sfrutta la potenza di calcolo di Qualcomm per offrire un ecosistema digitale in cui il dialogo tra uomo e macchina avviene in modo naturale, mentre Bosch e LG hanno mostrato cockpit intelligenti dotati di intelligenza artificiale capaci di monitorare lo stato di salute del conducente e di adattare l’ambiente interno in base alle sue emozioni o necessità lavorative. Infine, l’idea che l’auto inizi a diventare un robot stuzzica la fantasia dei designer che iniziano a fantasticare di servizi all’automobile automatizzati e a volte antropomorfi. Hyundai e la sua costola Boston Dynamics hanno mostrato come l’intelligenza artificiale “umanizzata” possa assistere i passeggeri non solo dentro il veicolo, ma anche nelle fasi di carico. Al tempo stesso, l’emergere di robot (meno umani, ma concreti) per la ricarica autonoma come quelli presentati da Autovoltek rappresenta un ulteriore indizio verso l’automazione totale dei servizi accessori.

Altri, come i brand tradizionali Bmw e Ford, hanno invece puntato su di un approccio agnostico e flessibile, integrando modelli linguistici AI per migliorare l’interazione vocale.

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