Industria

«L’intelligenza artificiale può spingere le pmi italiane»

L’a.d. di Siemens Italia, Floriano Masoero: le nuove soluzioni sono poco costosa e danno grandi vantaggi competitivi e di time to market

di Lello Naso

 (Adobe Stock)

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Gestire l’intelligenza artificiale all’interno delle imprese è la sfida industriale dei prossimi anni. In Italia, non tutti hanno ancora centrato il focus. Ne è convinto Floriano Masoero, 46 anni, amministratore delegato di Siemens Italia, la consociata del colosso tedesco leader globale dei sistemi industriali basati sull’intelligenza artificiale. Nella fabbrica di Earlingen, a un passo da Norimberga, spiega i progetti di Siemens e la situazione del sistema industriale italiano.

«Molte imprese – dice Masoero - attivano progetti pilota di Intelligenza artificiale ma poi non riescono a renderli scalabili. Siemens ha costruito un pacchetto con all’interno l’hardware e l’ambiente software che può essere continuamente aggiornato e scalato per la produzione industriale. E’ operativo da sei mesi e molte aziende italiane già lo utilizzano».

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Qual è la differenza rispetto al passato?

I nuovi prodotti sono costruiti per essere inglobati nella suite che così viene aggiornata di continuo in base all’esperienza sul campo. E’ una rivoluzione rispetto al passato. Questo processo elimina la malattia, lo dico in modo ironico, che molte aziende hanno sviluppato in questi anni, la pilotite: molti progetti pilota e poche applicazioni concrete nei processi di produzione. Abbiamo creato un sistema operativo specifico per la produzione industriale spinto dall’Intelligenza artificiale. Trattiamo l’AI come un prodotto inserito in un processo e non come un asset stand alone. La logica stessa dell’AI è fatta di cicli e interazioni con software e agenti AI che vanno aggiornati di continuo.

Con chi lavorate?

Sono fondamentali le collaborazioni con partner tecnologici come Nvidia e Microsoft per sviluppare software, digital twin e nuove soluzioni come, per esempio, il metaverso industriale.

Può fare degli esempi concreti?

Il nostro strumento di Industrial Copilot è già utilizzato da molte imprese italiane per il design delle macchine e sulle linee di produzione. Dall’aerospazio al packaging, dalla carta al food and beverage. Danieli, leader nel settore della costruzione di macchine per la siderurgia e la metallurgia, ha tratto grande beneficio nel training degli ingegneri neoassunti che acquisiscono l’esperienza storica dell’azienda.

Quali sono i vantaggi? 

Il principale beneficio è la riduzione del time to market. Macchine e processi vengono sviluppati molto più rapidamente. L’accuratezza è molto elevata: non ci sono più amnesie o allucinazioni da progettazione. Il livello è almeno pari a quello dell’essere umano. Il debug fatto dall’Intelligenza artificiale è molto più rapido e preciso che in passato.

Come lavora il digital twin?

Il digital twin è diventato fondamentale nella fase di design industriale. Faccio un altro esempio. Luna Rossa ha costruito e testato tutta la barca dell’ultima Coppa America in digitale. Anche l’imbarcazione per la nuova edizione è in fase di progettazione con il nostro digital twin. Così Luna Rossa ha rispettato i limiti di tempo per la costruzione della barca reale e ha potuto testare e migliorare la meccanica, la resistenza e l’aerodinamica in digitale. Dati che utilizzerà nel momento in cui la barca verrà cantierata.

Si può utilizzare anche per prodotti o processi già esistenti?

Sì. Ducati, altro esempio, utilizza il nostro digital twin per testare gli pneumatici sugli asfalti dei diversi circuiti della MotoGp. Con le informazioni raccolte vengono di volta in volta scelte le mescole da utilizzare per le singole gare.

Sono tutte grandi imprese. Le piccole e medie sono escluse? 

Sfatiamo un luogo comune. L’AI non è solo uno strumento per le grandi imprese. Tutt’altro. E’ ideale per le piccole e medie. E’ poco costosa e abbatte le risorse che venivano usate su attività ripetitive e a basso valore aggiunto. Quei fondi possono essere investiti nell’innovazione. Per esempio, la Gai imbottigliatrici ha implementato soluzioni con il metaverso industriale per ridurre i costi, aumentare la flessibilità e i servizi sui clienti finali. Così ha migliorato la competitività. Ma ci sono decine di altri casi.

Quali? 

Epf, un costruttore di robot, ha utilizzato il metaverso per allenare le sue macchine e renderle più efficienti. Dema, un costruttore di componenti dei motori, ha usato l’AI per semplificare alcuni processi di assemblaggio. Il mondo digitale e quello reale sono sempre più strettamente connessi, gli strumenti sono alla portata di tutti. Come non mai. La simulazione agevola la raccolta dei dati e la raccolta dei dati è funzionale alla produzione o alla modifica del prodotto finale. L’intelligenza artificiale entra materialmente nel mondo fisico. Il trasferimento di informazioni tra un mondo, quello digitale, e l’altro, quello reale, il prodotto, è immediato, senza intermediazione e bidirezionale. Anche le informazioni acquisite sul campo vengono trasferite al digital twin per essere rielaborate.

Cosa si può fare per diffondere e governare l’AI nel sistema industriale italiano?

Per la diffusione delle nuove tecnologie collaboriamo con i Competence center, Made e Birex. Dobbiamo lavorare meglio con i distretti e le filiere. In Emilia Romagna, per esempio, ci sono tutte le condizioni per amalgamare le competenze e le professionalità e coinvolgere le istituzioni del territorio. Si deve lavorare di più con distretti e filiere, il punto di forza del nostro sistema.

Per le competenze? 

Per le professionalità, stiamo cercando di trasferire le risorse all’interno dell’azienda oltre alle tecnologie. Le persone vanno formate e collocate nelle aziende. Ogni volta che facciamo un progetto, cerchiamo di trovare anche le risorse per mandarlo avanti. Il management è molto recettivo. Paradossalmente vediamo più resistenze nel livello tecnico.

Quali sono i rischi per il sistema?

Il rischio sono le troppe regolamentazioni. Meglio linee guida precise che una giungla di regolamenti che spesso si sovrappongono. Non si possono trasferire le norme consumer al sistema produttivo. AI Act e Data Act sono trasversali e spesso in contraddizione. Il Governo deve supportare chi investe nella digitalizzazione e nelle nuove tecnologie e aiutare le scuole che riqualificano i dipendenti. Stimolare gli use case, più che i grandi progetti. Nelle fabbriche, negli edifici. Un modello europeo, senza inseguire il modello americano o cinese dei progetti mastodontici. Serve anche un’azione per spingere la Ue a chiedere parità di trattamento rispetto ai competitor extra Ue.

Il consumo energetico può diventare un problema?

Dobbiamo pensare alle fabbriche del domani. Pensare a edifici autonomi grazie all’energia rinnovabile. L’AI ottimizzerà la produzione e il consumo dell’energia. Non esiste digitalizzazione senza energia ma nemmeno energia senza digitalizzazione. Entro il 2030, per parlare di noi, tutti i nostri edifici e le nostre fabbriche saranno Net Zero.

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