L’Irpef versata dagli stranieri vale 12,6 miliardi
I contribuenti nati all’estero hanno dichiarato nel 2025 redditi per 87,9 miliardi
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I punti chiave
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Il reddito medio dichiarato da un contribuente nato all’estero e residente in Lombardia (20.170 euro) supera quello dichiarato da un italiano in Calabria (19.610 euro). Anche se mediamente gli italiani hanno un reddito più alto di 9.250 euro rispetto a coloro che sono nati all’estero. Sono alcuni dei dati elaborati dalla Fondazione Leone Moressa per il Rapporto annuale 2026 sull’Economia dell’immigrazione, che sarà presentato a ottobre e che il Sole 24 Ore del Lunedì può anticipare.
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I numeri
I contribuenti nati all’estero (che includono anche quanti hanno acquisito la cittadinanza italiana) sono 5.156.370. I redditi dichiarati nel 2025 (riferiti all’anno di imposta 2024) ammontano a 87,9 miliardi. La crescita è stata costante negli ultimi anni: i redditi dichiarati dagli stranieri valevano 46,6 miliardi nel 2014 (55,7 miliardi se rivalutati all’inflazione con l’indice Foi).
L’Irpef complessivamente versata dai contribuenti nati all’estero vale 12,6 miliardi, il 6,4% dell’imposta netta totale dichiarata, 197,4 miliardi. In pratica, pur considerando i valori monetari rivalutati al 2024, negli ultimi dieci anni c’è stato un aumento consistente sia nel volume dei redditi (+57,8% dal 2014), che nel volume dell’Irpef (+55%).
I contribuenti stranieri o naturalizzati hanno un reddito medio di 17.670 euro, contro i 26.920 dichiarati dai nati in Italia. Il 38,2% si colloca nella fascia fino a 10mila euro (gli italiani qui sono il 23,4%) e il 40,1% è nella fascia fra 10mila e 25mila euro. Solo il 2,5% supera i 50mila euro annui (contro l’8,4% dei nati in Italia).
«Queste differenze - spiega Enrico Di Pasquale - riflettono una minore anzianità contributiva e lavorativa media della popolazione immigrata, ma evidenziano anche elementi più strutturali legati alla segmentazione del mercato del lavoro italiano. I lavoratori nati all’estero sono infatti più concentrati nei settori a più bassa qualificazione e remunerazione, come lavoro domestico, logistica, agricoltura, edilizia e ristorazione, caratterizzati da salari contenuti, maggiore discontinuità occupazionale e limitate possibilità di progressione professionale. A questo - continua - si aggiungono fattori come il mancato riconoscimento dei titoli di studio acquisiti all’estero, le barriere linguistiche, la segregazione occupazionale e una più elevata incidenza fra gli immigrati del part-time involontario».







