Energia e Ambiente

L’Italia brilla per economia circolare ma deve fare i conti con l’import di materie prime

È il quadro, sostanzialmente positivo anche se non mancano elementi di contraddittorietà, che emerge dal Rapporto 2025 sull’economia circolare del Circular Economy Network , promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, realizzato in collaborazione con l’Enea

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3' di lettura

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L’Italia brilla per l’economia circolare, ma deve fare i conti con l’import di materie prime, doppio rispetto alla media Ue e con i costi nel frattempo lievitati. È il quadro, sostanzialmente positivo anche se non mancano elementi di contraddittorietà, che emerge dal Rapporto 2025 sull’economia circolare del Circular Economy Network , promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, realizzato in collaborazione con l’Enea e presentato a Roma nel corso della 7ª Conferenza nazionale sull’economia circolare cui hanno partecipato, tra gli altri, il ministro dell’Ambiente e sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e Vincenzo Gente, Direzione Generale Ambiente della Commissione europea.

Italia tra i primi in Europa

«L’Italia si conferma tra i primi in Europa in termini di circolarità, in particolare su produttività delle risorse, riciclo dei rifiuti e tasso di utilizzo circolare dei materiali - ha detto Claudia Brunori, direttrice del dipartimento di Sostenibilità, circolarità e adattamento al cambiamento climatico dei Sistemi Produttivi e Territoriali dell’Enea -, rimane invece indietro negli investimenti privati per la circolarità delle attività produttive». Per l’esperta, a causa del «quadro di instabilità geopolitica e climatica occorre limitare la nostra dipendenza dall’importazione di materiali che è oltre il doppio rispetto alla media europea».

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Secondi solo ai Paesi Bassi

Nel quadro Ue («utilizzando il sistema europeo di indicatori») la performance migliore è quella dei Paesi Bassi (70,6 punti), seguita dal nostro Paese con 65,2 punti. La Germania si classifica in terza posizione (60,6 punti). La Francia e la Spagna si trovano in quinta e settima posizione totalizzando rispettivamente, 58,7 e 56,9 punti. Non solo, il Paese aumenta la produttività delle risorse, con un miglioramento del 20% rispetto al 2019. Allo stesso tempo, però, la dipendenza dalle importazioni di materiali rimane elevata. «Nel 2023 è stata pari al 48% del fabbisogno complessivo, valore nettamente superiore a quello dell’UE che - ricostruisce i rapporto - nello stesso anno si è attestato al 22%. Il costo delle nostre importazioni è salito da 424,2 miliardi di euro nel 2019 a ben 568,7 miliardi di euro nel 2024, con un aumento del 34%».

La raccolta dei rifiuti

Sono state considerate ottime anche le performance dell’Italia nella gestione dei rifiuti. Il tasso di riciclaggio di quelli urbani in «Italia è cresciuto di 3,2 punti percentuali rispetto al 2019, attestandosi al 50,8% nel 2023». Confrontando le performance dei quattro principali Paesi europei, «solo la Germania fa meglio dell’Italia con un notevole 68,2%, mentre risultano peggiori le performance di Francia (42,2%) e Spagna (41,4%)» . Nel 2023, gli investimenti privati in alcune attività tipiche dell’economia circolare (riciclo, riparazione, riutilizzo, noleggio e leasing) nell’UE 27 sono stati pari a 130,6 miliardi di euro (0,8% del Pil). «L’Italia, con 10,2 miliardi (0,5% del PIL), si colloca al terzo posto dopo Germania e Francia, ma registra un calo significativo rispetto al 2019: -22% in valore assoluto e -0,2 punti percentuali in rapporto al Pil».

Anche sul fronte occupazionale l’Italia perde terreno in valore assoluto: 508.000 occupati in alcune attività tipiche dell’economia circolare, con un calo del 7% rispetto al 2019. Tuttavia, in rapporto al totale degli occupati, l’Italia si allinea alla media UE del 2%, superando Francia (1,8%) e Germania (1,7%).

L’opportunità delle materie prime critiche

C’è poi l’opportunità delle materie prime critiche come rame, fosforo e alluminio. «L’Italia - rimarca il rapporto - può valorizzare le sue potenzialità di leader europeo nella circolarità dell’economia, oppure le può gradualmente perdere rallentando i suoi miglioramenti dei tassi di circolarità rispetto ad altri Paesi che stanno accelerando».

Ronchi: «Bene, ma non benissimo»

Per Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, il quadro va «bene ma non benissimo». «In un contesto economico e politico incerto, con l’aggravarsi di conflitti internazionali, in cui anche le materie prime giocano un ruolo fondamentale, l’Italia deve decidere se rafforzare la sua leadership nella circolarità o perdere questo vantaggio - ha detto Ronchi -. Per far decollare davvero l’economia circolare dobbiamo cambiare prospettiva. Oggi si punta troppo sulla gestione dei rifiuti e troppo poco su azioni a monte, come progettare prodotti che durano di più, si riparano facilmente e si possono riutilizzare». Poi un altro passaggio: «Il mercato delle materie prime seconde è ancora debole, e mancano strumenti efficaci per monitorare i veri progressi sulla circolarità, che non si misurano solo dai rifiuti. Per superare questi ostacoli, bisogna rendere più convenienti per tutti, sia per chi produce sia per chi consuma, le scelte sostenibili; usare la leva fiscale per premiare chi riduce gli sprechi e introdurre criteri circolari anche negli acquisti pubblici. L’economia circolare non è solo una buona idea per l’ambiente, ma è un’occasione concreta di innovazione e sviluppo».

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