Sanità

Consiglio europeo del 18-19 giugno affronta l’epidemia di ebola in RD Congo su richiesta di Meloni

L’Unione Europea intensifica il coordinamento sanitario e logistico per contrastare l’epidemia di Ebola, mentre l’Oms annuncia progressi su guarigioni e potenziali vaccini.

aggiornato alle 20:00

Gli operatori della Croce Rossa preparano una bara contenente il corpo di una vittima dell'Ebola per la sepoltura al cimitero di Rwampara, a Bunia, in Congo, sabato 23 maggio 2026. (Foto AP/Moses Sawasawa) APN

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Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha deciso di aggiungere l’epidemia di Ebola ai temi in discussione durante il Consiglio europeo in programma il 18 e 19 giugno. Lo fa sapere una portavoce. La richiesta era stata avanzata dalla premier Giorgia Meloni in una lettera.

Ue e Meloni sull’ebola

La Commissione europea conferma “la ricezione della lettera della presidente Meloni” e sostiene che risponderà “a tempo debito”.

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“Ribadiamo che la tutela della salute pubblica è la priorità assoluta della Commissione. Stiamo seguendo da vicino l’evolversi della situazione, che richiede vigilanza e coordinamento”. Lo ha dichiarato Eva Hrncirova, portavoce della Commissione, ricordando che l’Ue dispone di “canali e strumenti per agire rapidamente” e che “sta mobilitando aiuti, risorse logistiche, supporto di esperti e strumenti di sicurezza sanitaria per aiutare i paesi colpiti e ridurre il rischio di ulteriore trasmissione”.

Repubblica democratica del Congo, guarito paziente positivo a ebola

La prima guarigione

Intanto l’Organizzazione mondiale della sanità ha annunciato il primo caso di guarigione di un paziente affetto da Ebola nell’epidemia che sta imperversando nella Repubblica democratica del Congo.

«La RD Congo ha comunicato che il 27 maggio un paziente è guarito, ha lasciato l’ospedale ed è stato dimesso», ha dichiarato ai giornalisti Anais Legand dell’Oms, aggiungendo che si trattava del ’primo caso’.

Identificati nuovi farmaci e vaccini

Inoltre, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha identificato i candidati farmaci e vaccini più promettenti da mettere in campo contro l’epidemia di ebola da ceppo Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo. Tuttavia, specie per i vaccini, potrebbero volerci non meno di 2-3 mesi per avere a disposizione i nuovi prodotti per avviare una sperimentazione.

Nei giorni scorsi si sono riuniti i comitati tecnici dell’agenzia che hanno passato in rassegna gli studi disponibili identificando «diversi prodotti sufficientemente promettenti da giustificarne la valutazione prioritaria in studi clinici», rileva l’Oms. Sul fronte dei vaccini, l’attenzione è stata posta su due prodotti: uno è l’erede del vaccino Covid-19 sviluppato dalla University of Oxford, che in questo caso sta lavorando insieme al Serum Institute of India. L’altro vaccino è sviluppato da Iavi, organizzazione di ricerca biomedica senza scopo di lucro che sviluppa vaccini e anticorpi per l’Hiv. Al momento è «il più promettente», dice l’Oms, ma i tempi per l’avvio delle sperimentazioni sono lunghi: 7-9 mesi.

Per questo «potrebbe non essere un’opzione da valutare nell’attuale epidemia». Più rapidi (2-3 mesi) i tempi per il vaccino Oxford-Serum Institute, per cui, però, «sono ancora necessari ulteriori dati sugli animali». Per questo si guarda con attenzione anche al vaccino già approvato contro il virus ebola Zaire (Ervebo).

Sul fronte dei trattamenti, le opzioni analizzate dall’Oms si trovano «a differenti stadi di sviluppo». Qui l’attenzione è caduta innanzitutto sull’antivirale remdesevir (approvato durante la pandemia per trattare Covid-19). Un altro prodotto (MBP-134) è un cocktail di anticorpi monoclonali sviluppati a partire dai campioni di un paziente che aveva contratto ebola. Per ultimo, un anticorpo monoclonale (maftivimab), già approvato come componente di un farmaco combinato contro il ceppo Zaire di ebola (Inmazeb). Alcune di queste opzioni, insieme all’antivirale obeldesivir, potrebbero essere utili anche per ridurre il rischio di sviluppare la malattia in chi è stato esposto al virus.

Oms: in RD Congo 125 casi confermati, di cui 17 decessi

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha dichiarato che le autorità hanno segnalato 125 casi confermati in Congo, di cui 17 decessi accertati. Inoltre, ci sono 906 casi sospetti e 223 decessi sospetti. Il vicino Uganda ha confermato nove casi e un decesso, ha fatto sapere il ministero della sanità ugandese.

Test negativo per la dottoressa rientrata dal Congo

E’ negativo il test eseguito sulla dottoressa di Medici Senza Frontiere rientrata dalla Repubblica democratica del Congo, che era entrata in contatto con pazienti risultati positivi all’Ebola.

“Si tratta di un medico chirurgo che non presenta sintomi, ma che ha comunque autorizzato l’esecuzione del test che è risultato negativo. Il test è stato effettuato allo Spallanzani di Roma dove la dottoressa si trova ora per la quarantena”, rende noto il ministero della Salute.

Ue: primo di tutto adottare misure di “screening” in uscita

La Commissione europea ha ricevuto la lettera inviata ai vertici delle istituzioni Ue dalla premier Giorgia Meloni per chiedere un maggior coordinamento nei controlli di frontiera alla luce dell’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo e risponderà “a tempo debito”, ma per ora la raccomandazione è di adottare misure di “screening” delle persone che provengono dalle zone colpite.

I rappresentanti degli Stati membri nel Comitato per la sicurezza sanitaria, continua la portavoce, “si confrontano regolarmente anche sul tema della gestione dei viaggi dalla Repubblica democratica del Congo e dall’Uganda.

La scorsa settimana il Comitato per la sicurezza sanitaria, in accordo con gli Stati membri, ha espresso un parere in cui si afferma che, in questa fase, la misura più importante da adottare è lo screening in uscita dalle regioni colpite”.

Nigeria, 21 Stati interni su 36 a rischio importazione

Le autorità sanitarie pubbliche nigeriane hanno identificato 21 dei 36 Stati del Paese come ad “alto” o “moderato” rischio di importazione di Ebola, in un contesto di crescente preoccupazione per la trasmissione transfrontaliera.

In una dichiarazione, il Centro nigeriano per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ncdc) ha affermato che le recenti epidemie di Ebola in alcune zone dell’Africa Orientale e Centrale hanno aumentato il rischio di importazione della malattia in Nigeria, sebbene non sia ancora stato registrato alcun caso confermato nel Paese.

Jide Idris, direttore generale dell’Ncdc, ha affermato che la dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dell’epidemia di Ebola come “emergenza di salute pubblica di rilevanza internazionale” sottolinea la necessità per la Nigeria di rafforzare gli sforzi di preparazione.

Ha anche avvertito che i sintomi dell’Ebola sono molto simili a quelli della malaria e della febbre di Lassa, cosa che aumenta il rischio di diagnosi tardiva e di ulteriore trasmissione.

Con una popolazione di oltre 242 milioni di abitanti, la Nigeria è il Paese più popoloso dell’Africa e il sesto più popoloso del mondo.

In Italia verso nuova circolare ministero

Trasparente sì, ma anche rassicurante: intervenuta a Unomattina su Ebola, Maria Rosaria Campitiello, capo del Dipartimento Prevenzione, ricerca ed emergenze sanitarie del ministero della Salute, mette le cose in chiaro: “Non abbiamo nessun caso di Ebola, nessun contagiato in Italia”.

Il ministero, aggiunge, sta preparando “un’ordinanza e una circolare che chiariranno la valutazione del rischio e consentiranno a ogni operatore sanitario, a ogni Regione, di capire cosa fare se ci si trova davanti a un caso che può essere probabile, possibile o sospetto”.

Ebola fa paura. Campitiello ricordava che nelle menti dei connazionali si annida ancora “il riflesso inconscio del ricordo della pandemia da Covid, ma non siamo in quella situazione.

Bassetti: Meloni ha centrato il punto

“La situazione Ebola sta continuando a peggiorare anche per colpa della miopia Usa, che ha tagliato gli aiuti economici e sanitari all’Africa”.

In Italia, invece, “Giorgia Meloni dimostra di essere più avanti di molti altri in Europa e ha chiesto una maggiore vigilanza e coordinamento a livello europeo”. Così in un post su Facebook l’infettivologo Matteo Bassetti su X, primario del Policlinico San Martino di Genova.

Msf: in RDC conflitti e più di 5 milioni di sfollati

Colpisce la vaghezza dei numeri dell’epidemia di Ebola che, dalla Repubblica Democratica del Congo si è allargata all’Uganda e potrebbe aver raggiunto il Sud Sudan. Stando all’organizzazione mondiale della sanità il virus Bundibugyo avrebbe provocato 125 casi confermati, 17 decessi e 906 casi sospetti (con oltre 223 decessi) solo tra le province di Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu. Ma si tratta, appunto, di stime e sospetti.

“Rispondere a una grave epidemia di Ebola è estremamente difficile in un contesto caratterizzato da una grave crisi umanitaria e da conflitti armati in corso nelle province orientali del Paese, in particolare nell’Ituri e nel Nord Kivu”, fanno sapere a LaSalute di LaPresse Medici Senza Frontiere.

“Le aree colpite sono caratterizzate da insicurezza, infrastrutture carenti, governance complessa, povertà cronica, significativi movimenti di popolazione e strutture sanitarie sottoposte a forte pressione. Tutti fattori che ostacolano la sorveglianza, il tracciamento dei contatti e la tempestività delle cure: pilastri fondamentali di una risposta efficace”, dicono da Msf.

Più di 5 milioni di sfollati interni sono concentrati in Nord Kivu, Sud Kivu e Ituri, con il 96% degli sfollati causati dalla violenza armata. Anzi, proprio nella provincia di Ituri gli scontri tra gruppi armati non statali e forze governative “si sono intensificati, causando lo sfollamento interno di quasi un milione di persone.

Nei primi 3 mesi del 2026, in Ituri si sono registrati oltre 100.000 nuovi sfollati”, stima Msf. Qui l’organizzazione è presente con équipe mediche che supportano le strutture sanitarie e forniscono cure mediche urgenti.

Nei primi quattro mesi di quest’anno, nelle province di Ituri e Tchopo, Msf ha effettuato oltre 66.000 visite di assistenza sanitaria di base e più di 800 interventi chirurgici presso l’ospedale Salama di Bunia.

La Repubblica democratica del Congo ha affrontato 16 epidemie di Ebola dal 1976. Insomma, “non si parte da zero”, sottolinea Msf.

Dg di Africa Cdc: vaccino e farmaco contro Bundibugyo entro l’anno

“Quello che possiamo dire con certezza è che entro la fine di quest’anno, il 2026, Africa Cdc farà sì che avremo un vaccino e un farmaco contro il virus Bundibugyo”. Lo ha assicurato il direttore generale dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa Cdc) Jean Kaseya, durante l’ultimo briefing di ieri sull’emergenza Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo, con casi registrati anche in Uganda. “Ad oggi non abbiamo vaccini e farmaci approvati - ha spiegato - Abbiamo alcuni candidati. Ho anche ricevuto un messaggio dal ministro della Salute russo, che mi informava che la Russia ha sviluppato un vaccino. Il mio team sta lavorando con il team russo e con tutti gli altri partner per capire”.

Al riguardo un’esperta della squadra dell’agenzia di salute pubblica dell’Unione africana ha poi specificato che questo vaccino russo è mirato alla specie Zaire del virus Ebola e che i meeting con i ricercatori russi permetteranno di chiarire perché ritengono che possa essere efficace anche contro Bundibugyo.

Hantavirus: farmacologo, cruciale antivirale sperimentale in Francia, Spagna e Olanda

Mentre l’attenzione delle autorità sanitarie si concentra su Ebola, il focolaio di Hantavirus conta 13 casi e 3 decessi, con diversi pazienti ricoverati nel Vecchio Continente.

Proprio in risposta all’emergenza sanitaria legata alla nave Mv Hondius, la Commissione Europea ha coordinato l’invio delle prime 1.400 dosi di un trattamento antivirale sperimentale verso i Paesi membri che ne hanno fatto richiesta: Francia, Spagna e Paesi Bassi.

“Questa operazione segna un passo cruciale nella gestione di un patogeno per il quale, ad oggi, non esistono terapie o vaccini ufficialmente approvati”, afferma a LaSalute di LaPresse Carlo Centemeri, farmacologo clinico dell’Università di Milano.

“Sin dalle prime segnalazioni, la Commissione Europea ha mantenuto un contatto costante con le autorità sanitarie degli Stati membri per monitorare l’evoluzione clinica dei pazienti e garantire un accesso rapido alle potenziali contromisure mediche. La tempestività della richiesta avanzata da Parigi, Madrid e L’Aia ha permesso di attivare immediatamente i canali di approvvigionamento straordinari”, rileva il farmacologo.

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