Msf: in RDC conflitti e più di 5 milioni di sfollati
Colpisce la vaghezza dei numeri dell’epidemia di Ebola che, dalla Repubblica Democratica del Congo si è allargata all’Uganda e potrebbe aver raggiunto il Sud Sudan. Stando all’organizzazione mondiale della sanità il virus Bundibugyo avrebbe provocato 125 casi confermati, 17 decessi e 906 casi sospetti (con oltre 223 decessi) solo tra le province di Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu. Ma si tratta, appunto, di stime e sospetti.
“Rispondere a una grave epidemia di Ebola è estremamente difficile in un contesto caratterizzato da una grave crisi umanitaria e da conflitti armati in corso nelle province orientali del Paese, in particolare nell’Ituri e nel Nord Kivu”, fanno sapere a LaSalute di LaPresse Medici Senza Frontiere.
“Le aree colpite sono caratterizzate da insicurezza, infrastrutture carenti, governance complessa, povertà cronica, significativi movimenti di popolazione e strutture sanitarie sottoposte a forte pressione. Tutti fattori che ostacolano la sorveglianza, il tracciamento dei contatti e la tempestività delle cure: pilastri fondamentali di una risposta efficace”, dicono da Msf.
Più di 5 milioni di sfollati interni sono concentrati in Nord Kivu, Sud Kivu e Ituri, con il 96% degli sfollati causati dalla violenza armata. Anzi, proprio nella provincia di Ituri gli scontri tra gruppi armati non statali e forze governative “si sono intensificati, causando lo sfollamento interno di quasi un milione di persone.
Nei primi 3 mesi del 2026, in Ituri si sono registrati oltre 100.000 nuovi sfollati”, stima Msf. Qui l’organizzazione è presente con équipe mediche che supportano le strutture sanitarie e forniscono cure mediche urgenti.
Nei primi quattro mesi di quest’anno, nelle province di Ituri e Tchopo, Msf ha effettuato oltre 66.000 visite di assistenza sanitaria di base e più di 800 interventi chirurgici presso l’ospedale Salama di Bunia.
La Repubblica democratica del Congo ha affrontato 16 epidemie di Ebola dal 1976. Insomma, “non si parte da zero”, sottolinea Msf.
Dg di Africa Cdc: vaccino e farmaco contro Bundibugyo entro l’anno
“Quello che possiamo dire con certezza è che entro la fine di quest’anno, il 2026, Africa Cdc farà sì che avremo un vaccino e un farmaco contro il virus Bundibugyo”. Lo ha assicurato il direttore generale dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa Cdc) Jean Kaseya, durante l’ultimo briefing di ieri sull’emergenza Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo, con casi registrati anche in Uganda. “Ad oggi non abbiamo vaccini e farmaci approvati - ha spiegato - Abbiamo alcuni candidati. Ho anche ricevuto un messaggio dal ministro della Salute russo, che mi informava che la Russia ha sviluppato un vaccino. Il mio team sta lavorando con il team russo e con tutti gli altri partner per capire”.
Al riguardo un’esperta della squadra dell’agenzia di salute pubblica dell’Unione africana ha poi specificato che questo vaccino russo è mirato alla specie Zaire del virus Ebola e che i meeting con i ricercatori russi permetteranno di chiarire perché ritengono che possa essere efficace anche contro Bundibugyo.
Hantavirus: farmacologo, cruciale antivirale sperimentale in Francia, Spagna e Olanda
Mentre l’attenzione delle autorità sanitarie si concentra su Ebola, il focolaio di Hantavirus conta 13 casi e 3 decessi, con diversi pazienti ricoverati nel Vecchio Continente.
Proprio in risposta all’emergenza sanitaria legata alla nave Mv Hondius, la Commissione Europea ha coordinato l’invio delle prime 1.400 dosi di un trattamento antivirale sperimentale verso i Paesi membri che ne hanno fatto richiesta: Francia, Spagna e Paesi Bassi.
“Questa operazione segna un passo cruciale nella gestione di un patogeno per il quale, ad oggi, non esistono terapie o vaccini ufficialmente approvati”, afferma a LaSalute di LaPresse Carlo Centemeri, farmacologo clinico dell’Università di Milano.
“Sin dalle prime segnalazioni, la Commissione Europea ha mantenuto un contatto costante con le autorità sanitarie degli Stati membri per monitorare l’evoluzione clinica dei pazienti e garantire un accesso rapido alle potenziali contromisure mediche. La tempestività della richiesta avanzata da Parigi, Madrid e L’Aia ha permesso di attivare immediatamente i canali di approvvigionamento straordinari”, rileva il farmacologo.