Emissioni nocive

Ue, nuovo Ets: per le imprese a rischio delocalizzazione certificati gratuiti oltre il 2030

Tra le altre cose, la riforma prevede l’obbligo di utilizzare il denaro generato dal mercato per decarbonizzare l’economia

Dal nostro corrispondente Beda Romano

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BRUXELLES – La Commissione europea ha presentato oggi, venerdì 17 luglio, una attesa riforma del mercato delle emissioni nocive, noto con l’acronimo ETS. La proposta tenta di quadrare il cerchio, venendo incontro alle pressioni di alcuni settori industriali, ma senza rimettere in discussione lo strumento nato venti anni fa. Tra le altre cose, la riforma prevede l’obbligo di usare il denaro generato dal mercato per decarbonizzare l’economia. Bruxelles propone altresì un obiettivo di elettrificazione del 46% entro il 2040 (dal 23% attualmente).

In vista della neutralità climatica nel 2050

«Il nostro obiettivo è di fare sì che l’ETS diventi uno strumento di investimento, compatibile con gli obiettivi climatici, di competitività e di indipendenza energetica», ha spiegato il commissario al Clima Wopke Hoekstra a un gruppo di giornali europei tra cui Il Sole 24 Ore. In ultima analisi, la riforma deve servire ad allineare il mercato ETS al nuovo obiettivo climatico, di riduzione delle emissioni nocive del 90% entro il 2040, in vista della neutralità climatica nel 2050.

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Ricordiamo che il mercato delle emissioni nocive prevede l’acquisto di quote di emissione da parte delle aziende più inquinanti. Le imprese a rischio di delocalizzazione, invece, possono beneficiare di quote gratuite. I certificati sono messi all’asta dai paesi membri. Il principio di chi inquina paga ha l’obiettivo ultimo di incentivare attività economiche che siano rispettose dell’ambiente. Bruxelles spiega che il mercato ETS ha contribuito significativamente al calo delle emissioni nocive.

Alcuni settori produttivi sostengono però che in particolari campi l’efficienza energetica ha raggiunto il massimo livello possibile, stando alle tecnologie attuali, tanto che ormai considerano l’ETS una forma di imposta. Si lamentano anche della volatilità dei prezzi sul mercato. In questo senso, le associazioni imprenditoriali di Germania, Francia e Italia – BDI, Medef, Confindustria - avevano chiesto la settimana scorsa di rivedere radicalmente il mercato.

La proposta

La proposta prevede di continuare a distribuire certificati gratuiti, anche dopo il 2030, rivedendo la curva di riduzione del numero di certificati distribuiti gratuitamente ai settori economici a rischio di delocalizzazione. In un primo tempo, dal 2031 al 2035 il calo sarà meno ripido. Nel periodo 2036-2040, quando i certificati distribuiti gratuitamente si diraderanno, le imprese potranno portare in dote fino al 2% di progetti di decarbonizzazione messi a punto in paesi terzi.

In venti anni, ossia da quando ha visto la luce, il mercato ETS ha generato entrate per 260 miliardi di euro. Il denaro è spesso andato a rimpinguare le finanze pubbliche degli Stati membri. La Commissione europea propone che da ora in poi almeno metà degli introiti sia obbligatoriamente utilizzato per finanziare progetti di decarbonizzazione. «Attualmente – ha spiegato il commissario Hoekstra - appena il 10% del reddito è speso a favore dell’industria».

Le condizioni

In questo senso, l’80% dei certificati distribuiti gratuitamente saranno messi a disposizione delle società solo dopo che queste aziende avranno pubblicato annualmente concreti progetti di decarbonizzazione. Il restante 20% sarà distribuito solo dopo l’effettiva applicazione dei piani aziendali. L’obiettivo, ancora una volta, è di usare l’ETS per incentivare non solo attività economiche che siano ecologiche, ma anche sostenere nuovi investimenti.

Inoltre, la Commissione europea propone di inglobare gradualmente nell’ETS anche la gestione dei rifiuti. La riforma prevede non poche salvaguardie per venire incontro alle preoccupazioni del settore. Di recente a Bruxelles i rappresentanti di alcune grandi società, come la francese Veolia o l’italiana ACEA, hanno osservato che il committente del servizio di gestione dei rifiuti sia spesso pubblico e che le aziende del settore non abbiano il controllo dell’input.

Infine, la riforma prevede di espandere il mercato ETS ai voli privati e ai voli commerciali fino a 5.000 chilometri dal centro dell’Europa e, nel settore marittimo, ad alcuni porti di paesi terzi nel grande vicinato europeo. «Dobbiamo abbandonare l’idea che clima ed economia non possano camminare insieme. In realtà possono camminare a braccetto», ha spiegato il commissario Hoekstra, ricordando peraltro come l’industria europea sia molto divisa sul giudizio da dare al mercato ETS.

In ultima analisi, la riforma presentata da Bruxelles riflette la recente tendenza ad annacquare il Patto Verde. Indebolisce «lo strumento più efficace per la tutela del clima», nota Mats Engström, esperto dello European Council on Foreign Relations. Invece, per Business Europe le condizioni poste all’ottenimento di quote gratuite «rischiano di aumentare la complessità burocratica». Mentre per l’associazione europea delle compagnie aeree A4E ci sarà un aumento del prezzo dei biglietti, senza vantaggi per l’ambiente.

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Sempre sul fronte energetico, la Commissione europea ha anche proposto un obiettivo «indicativo» di elettrificazione dell’economia, del 46% entro il 2040. Attualmente, la quota di elettricità sul consumo finale di energia è ferma al 23% da un decennio. In questo senso, entro il 2030, il costo dell’elettricità non dovrà superare di oltre due volte e mezzo il prezzo del gas per le famiglie e di oltre due volte il prezzo del gas per l’industria. Quest’ultimo tema è scivoloso perché il fisco richiede l’unanimità dei paesi membri.
(Questo articolo è stato aggiornato alle 09:35 del 18 luglio 2026)

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