Mercato unico

L’Ue riforma le regole sugli appalti pubblici, arriva la preferenza europea

La Commissione europea ha presentato una proposta di riforma degli appalti pubblici, con l’obiettivo di ridurre la frammentazione del mercato unico in un settore che rappresenta il 15% del Pil.

Dal nostro corrispondente Beda Romano

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Il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Stephane Sejourne mostra una grande pila di documenti da compilare accanto a una pila più piccola che rappresenta le pratiche burocratiche richieste dalle nuove norme proposte, durante una conferenza stampa sulla legge sugli appalti pubblici e sulla legge europea sull’innovazione a Bruxelles, in Belgio, il 9 settembre 2026.  EPA/OLIVIER HOSLET EPA/OLIVIER HOSLET

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BRUXELLES – La Commissione europea ha presentato oggi, mercoledì 9 settembre, una ambiziosa proposta di riforma degli appalti pubblici, con l’obiettivo di ridurre la frammentazione del mercato unico in un settore che rappresenta il 15% del prodotto interno lordo.

Tra le altre cose, l’esecutivo comunitario intende creare una piattaforma digitale unica sulla quale gli attori pubblici potranno pubblicare le gare d’appalto e così attirare imprese da tutta l’Unione europea.

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«Il nostro obiettivo è di rendere gli appalti pubblici più efficaci sia per gli acquirenti che per i venditori», ha spiegato il commissario al mercato unico Stéphane Séjourné, parlando a un gruppo di quotidiani europei tra cui Il Sole/24 Ore. «Il valore degli appalti pubblici in Europa è di circa 2.500 miliardi di euro all’anno, in altre parole più di un bilancio comunitario su sette anni. Questa riforma potrebbe avere un impatto economico sostanziale».

Concretamente, il regolamento, che dovrà essere approvato da Parlamento e Consiglio, sostituisce tre direttive risalenti al decennio scorso.

L’obiettivo è di semplificare le regole nonché di ridurre i costi per gli attori pubblici e per le imprese private. Al centro della semplificazione c’è la nascita di una piattaforma digitale a cui avranno accesso tutte le imprese europee.

Negli anni, molte aziende hanno chiesto a gran voce questo strumento pur di aprire un mercato che rimane spesso nazionale. La proposta di regolamento, ha spiegato la Commissione europea, stabilisce che il miglior rapporto qualità-prezzo dovrà essere il criterio di aggiudicazione standard, con riferimenti di qualità che dovranno incidere per almeno il 30%. «Le amministrazioni aggiudicatrici – spiega l’esecutivo comunitario - potranno discostarsi da tale approccio, purché spieghino in che modo la qualità sarà comunque garantita, ad esempio attraverso requisiti minimi».

Non introdotti obblighi di Buy European

La Commissione europea non introduce obblighi di Buy European, al di là di quelli già previsti da due testi legislativi già in discussione in Parlamento e in Consiglio: l’Industrial Accelerator Act e il Cloud and AI Development Act. Questi due regolamenti prevedono il Buy European in settori ritenuti particolarmente strategici, quali l’automobile, la tecnologia verde, il nucleare, le banche-dati, i medicinali critici e così via.

Laddove la nuova proposta comunitaria introduce cambiamenti interessanti, è quando nel semplificare le regole sugli appalti permetterà agli attori pubblici di inserire al momento della gara criteri tali da imporre in ultima analisi il Buy European.

Finora, le regole europee ostacolavano nei fatti scelte in questa direzione da parte delle autorità pubbliche, preferendo gli attori pubblici evitare criteri di questo tipo per paura di subire, per esempio, ricorsi in giustizia.

In questo senso, il testo introduce «un quadro orizzontale di preferenza europea per gli appalti pubblici, in linea con gli obblighi giuridici internazionali dell’Unione».

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In altre parole, l’eventuale Buy European non varrà nel caso la merce o il servizio provengano da paesi con i quali l’Unione europea ha accordi di reciprocità. Pensiamo alla Norvegia, alla Svizzera, al Giappone, all’Australia, alla Nuova Zelanda.

L’obbligo della reciprocità esclude invece tra gli altri la Cina o l’India.

Osserva il commissario Séjourné: «Viviamo in un mondo nel quale le grandi potenze usano l’appalto pubblico come strumento di potere. In questo contesto, mi aspetto che la questione del Buy European diventi, anche a livello locale, tema di campagne elettorali».

L’apertura delle gare pubbliche al resto dei paesi membri dipende da precise soglie. Due esempi: nel caso di concessione, il valore deve superare i 5,4 milioni di euro; nel caso di forniture e di servizi, il valore minimo è di 140mila euro.

Come detto, le gare pubbliche hanno un ruolo centrale nell’economia europea. Riguardano molti settori, dai trasporti alle infrastrutture e ai sistemi energetici, fino alle scuole e ai servizi sanitari.

La Commissione europea prevede che la proposta permetta un risparmio amministrativo annuo pari a 649 milioni di euro, derivante da una riduzione degli oneri di 80 milioni di euro per gli attori pubblici e di 570 milioni di euro per gli operatori economici.

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