L’impatto sull’economia

La crisi del Mar Rosso costa all’Italia 95 milioni al giorno

Possibile impiegare uomini e mezzi in più attività nella medesima area

Mar Rosso, l'Europa prepara la missione Aspides

4' di lettura

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La crisi nel Mar Rosso , dove le navi commerciali che attraversano lo Stretto di Bab el-Mandeb, da o verso il Canale di Suez, rischiano di essere attaccate dai ribelli Houthi in Yemen, presenta già un conto al commercio italiano. Ed è un conto “salato”: ogni giorno vengono persi 95 milioni. Secondo Confartigianato, è questo l’ammontare dei danni accumulati tra novembre 2023 e gennaio 2024 a causa della crisi, per un totale di 8,8 miliardi.

Negli ultimi tre mesi persi 35 milioni al giorno per mancate o ritardate esportazioni

Solo negli ultimi 3 mesi, l’Italia ha perso 3,3 miliardi (35 milioni al giorno) per mancate o ritardate esportazioni e 5,5 miliardi (60 milioni al giorno) per il mancato approvvigionamento di prodotti manifatturieri. Confartigianato ha calcolato l’impatto del calo di traffico di navi mercantili tra l’Oceano Indiano e il Mar Rosso sui flussi dell’interscambio commerciale dell’Italia con Asia, Oceania, paesi del Golfo Persico e del Sud-est dell’Africa. Sotto esame anche l’impatto sulle esportazioni per ciascuna delle regioni italiane: il valore più alto di prodotti trasportati via mare attraverso il Mar Rosso è quello della Lombardia, pari a 12,9 miliardi, seguita da Emilia-Romagna con 9,4 miliardi, Veneto con 5,7 miliardi, Toscana con 4,7 miliardi, Piemonte con 4,2 miliardi e Friuli-Venezia Giulia con 2 miliardi.

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Da Suez, va ricordato, passa circa il 12% del commercio marittimo internazionale.

La missione europea

Numeri che fanno capire come mai l’Italia, spalleggiata da Francia e Germania, in occasione del Consiglio Affari esteri Ue che si è svolto lunedì a Bruxelles abbia spinto fortemente per una missione europea , a tutela del traffico mercantile. L’operazione si chiamerà “Aspides”. Al vertice di lunedì scorso, come ha spiegato Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, è stato concordato l’avvio della missione Ue nel Mar Rosso. «Ora - ha aggiunto - dobbiamo lavorare per l’unanimità sul quando», assicurando di voler completare l’iter per l’avvio dell’operazione il prima possibile. Il via libera ufficiale Ue è atteso il 19 febbraio, in occasione della prossima riunione del Consiglio. Le regole d’ingaggio saranno oggetto a Bruxelles del lavoro tecnico del Politico-Military Group (Pmg) e quindi del Comitato politico e di sicurezza (Cops). L’Italia invierà certamente una fregata, che potrebbero essere anche due con una rotazione.

Tajani, abbiamo il dovere di proteggere i nostri mercantili

Da Israele dove si trovava in missione il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha spiegato che l’obiettivo della missione militare è garantire la libertà di trasporto marittimo dallo Stretto di Suez fino allo Stretto di Hormuz. «Siamo impegnati con gli altri Paesi Ue a costruire una nuova missione e ci saranno sicuramente delle navi militari italiane per tutelare i nostri mercantili», ha affermato. «L’Italia - ha aggiunto - conta molto sull’export e abbiamo il dovere di proteggere queste imbarcazioni con navi della marina militare che sono pronte a usare le armi in caso di attacchi che possano mettere a repentaglio il nostro naviglio mercantile».

Le nuove regole

Intanto il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge (“modifiche alla legge 21 luglio 2016, n. 145 recante disposizioni concernenti la partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali”) che modifica le disposizioni sulla partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali, con misure che potrebbero agevolare il dispiegamento di forze in vista della nuova missione europea nel Mar Rosso.

Il provvedimento, ha spiegato il ministro della Difesa Guido Crosetto, «agevolerà l’impiego a livello operativo delle unità e dei mezzi impiegate nella stessa area e consentirà di individuare ed approntare le forze ad alta e altissima prontezza, da impiegare all’estero al verificarsi di crisi o in situazioni di emergenza. L’attivazione di quest’ultime - ha aggiunto Crosetto - sarà disposta con delibera del Consiglio dei Ministri da inviare alle Camere per l’autorizzazione, con una tempistica più rapida, in linea con esigenze derivanti dalla gestione della crisi».

Tra le soluzioni previste dalle norme, ha confermato una nota della Presidenza del Consiglio, «la possibilità di prevedere in anticipo le possibili “interoperabilità” tra missioni nella stessa area» ; l’individuazione di forze ad alta e altissima prontezza operativa, da impiegare all’estero al verificarsi di crisi o situazioni di emergenza, prevedendo una procedura accelerata con decisione delle Camere entro cinque giorni dalla deliberazione del Consiglio dei ministri».

Crosetto ha però sottolineato che la nuova missione europea nel Mar Rosso non c’entra nulla con questa modifica. Fonti della Difesa ricordano infatti che l’attuale contesto geopolitico ha reso necessario uno strumento decisionale più veloce. Le nuove regole costituiscono una norma generale che si applica al cambio dei tempi e non ad una specifica missione.

La scelta di puntare su un disegno di legge

Nei giorni scorsi lo stesso Tajani ha spiegato che l’eventuale nuova missione nel Mar Rosso non ha bisogno del voto parlamentare. «Atalanta (la prima operazione militare a carattere marittimo a guida europea contro la pirateria nell’area del Corno d’Africa, Golfo di Aden e bacino Somalo, ndr)) - ha detto - ha già regole che permettono di respingere qualsiasi attacco militare utilizzando le armi e la nuova missione ha regole di ingaggio molto simili». La prossima settimana comunque sarà davanti alle commissioni Esteri e Difesa, insieme a Crosetto, per aggiornare il Parlamento sulla situazione, ormai sempre più critica, in Medio Oriente.

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